Donna incinta? No, persona incinta… quando le parole cambiano la grammatica umana

Niente più madre o donna incinta, negli Stati Uniti, negli ultimi tempi in ambito medico, si dice “latte umano” per “latte materno”, “persona che partorisce” e non “donna partoriente”. Si cancella la donna e insieme a lei anche l’uomo. È davvero inclusione questa? 

Nel dibattito che ha interessato i paesi anglosassoni negli ultimi anni sulle rivendicazioni delle cosiddette minoranze, che si parli di orientamento sessuale o identità di genere (soprattutto), di origini etniche o di disabilità, sono emerse nuove parole.  Anche in Italia le nuove parole, prima nelle nicchie “intellettuali” e poi in modo sempre più trasversale, hanno cominciato a diffondersi ma tuttavia sembrano avere poca presa.

Una di queste parole è “Woke”, tradotta in italiano come “consapevole”, “sveglio”, “risvegliato”. L’altra parola, legata a “woke”, è “cancel culture”. Il “risvegliato” sarebbe la persona attenta alle ingiustizie sociali legate a questioni di genere e di etnia, che non rimane indifferente e solidarizza per aiutare chi le subisce. La teoria del gender è l’obiettivo principale della persona “risvegliata” perché si impegna a difenderla ad ogni costo. Cioè il genere sessuale non è dato dalla natura ma, secondo il “risvegliato”, è la scelta che una persona può fare. Quindi se un uomo si “sente” donna ha il diritto di farsi chiamare “donna” e di fare terapie ormonali e chirurgiche per diventare donna. Se una donna si “sente “uomo ha il diritto di farsi chiamare uomo e di fare terapie per diventarlo. È una specie di “cancel culture”, cioè un ribaltamento della realtà. Basta, dicono i risvegliati, con la cultura patriarcale, medievale, e soprattutto cristiana che, dicono loro, ha imposto modelli ancestrali.

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La scrittrice britannica Patricia Posner durante un trattamento chemioterapico per il suo tumore al seno si è sentita dire dall’infermiera che la prognosi del suo «cancro al petto» prometteva bene. «Cerchiamo di non mettere a disagio nessuno», le ha risposto l’infermiera, «tutti hanno un petto». La Posner come donna ha ribadito: «Io ho un cancro al seno!». Anche la medicina si degenderizza!
L’incontro con quell’infermiera le ha fatto aprire gli occhi. La Posner ha iniziato a guardarsi attorno e ha scoperto che nei documenti ufficiali l’Amministrazione Biden chiama le madri «persone che partoriscono», che la Harvard Medical School sostiene che «non tutte le persone che partoriscono sono donne» e che in certi ospedali il latte materno è “latte umano”. Il governo inglese invita il Servizio sanitario nazionale a parlare di “nutrimento dal petto” e di “nascita frontale” anziché vaginale”.  Il governo inglese sostiene che dire “donne incinte” è espressione discriminatoria – “esclude i transgender che hanno dato la vita” – e propone di sostituirla con “persone incinta”. In Gran Bretagna sono noti solo due casi di gravidanze transgender, cioè di uomini trans. I maschi trans nascono donne: possono rimanere incinti se nel processo di transizione non hanno eliminato utero e ovaie. Così è stato per Thomas Beatie, attualmente padre di tre figli, tutti partoriti da lui, essendo sua moglie eterosessuale ma sterile. Thomas Beatie, conosciuto come l’uomo incinto, è famoso in tutto il mondo per essere stato il primo uomo sulla faccia del pianeta a partorire un bambino. Thomas Beatie alla nascita si chiamava Tracy Lehuanani LaGondino, ed era di sesso femminile. Tracy sin dall’adolescenza non si è mai trovata, diceva lei, a suo agio nel suo corpo e a vent’anni ha intrapreso il percorso per diventare a tutti gli effetti un uomo. Nel 2002 si è sottoposta ad un intervento chirurgico per cambiare sesso ma in quell’occasione ha deciso di non farsi asportare l’utero per avere la possibilità un giorno di concepire un bambino. Ecco svelato il mistero: per non offendere le persone trans si cancella la donna nel suo specifico. Anche nello sport succede quando un uomo si sente donna e dopo i trattamenti ormonali gareggia come donna. Ma i muscoli e lo scheletro sono maschili e per questo vince tutte le gare femminili… Mah! Come dice Papa Francesco “il gender è uno sbaglio della mente umana” e lo dice senza nominare il Magistero della Chiesa e la Sacra Scrittura.




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Gabriele Soliani

Gabriele Soliani, nato a Boretto (Reggio Emilia) il 24-03-1955. Medico, psicoterapeuta, sessuologo, adolescentologo, giornalista pubblicista iscritto all’Ordine. Libero professionista. Ha collaborato per 9 anni al Consultorio Familiare diocesano di Reggio Emilia. Sposato con Patrizia, docente di scuola superiore. Vive a Napoli dal 2015. Ministro della Santa Comunione e Lettore istituito.

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