25 Maggio 2022

Figli, vittime dell’ideologia dei dirigenti scolastici

Non mi stupisce che la cultura gender avanzi a grandi passi nella comunità civile e sfidi anche i paletti legislativi. Ciò che mi preoccupano di più sono gli educatori, gli adulti inseriti nel mondo della scuola che dovrebbero aiutare i nostri figli a maturare una coscienza sana di sé, della propria identità e del loro ruolo nella società in piena collaborazione con la famiglia, che resta ed è il luogo deputato all’educazione per eccellenza.

Non la pensano così alcuni dirigenti scolastici e alcuni insegnanti tanto che l’ultima novità è l’introduzione del «registro gender free» nelle scuole che consente a uno studente di registrarsi presso il proprio istituto non con il nome e il sesso di appartenenza specificato nella carta d’identità ma con quelli che si sente di avere. In questo modo si realizza la carriera alias, novitàdel liceo artistico Nervi Severini di Ravenna che ha promosso l’iniziativa in occasione della «giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia» del 17 maggio. Sull’esempio di questa scuola anche il liceo Serpieri scientifico e artistico di Rimini e il liceo classico Scipioni-Maffei di Verona hanno seguito le orme.

Sono stata contenta di leggere che la decisione ha indignato i genitori a Rimini tanto da chiedere al dirigente di ritirarla perché a loro avviso crea molta confusione in un tempo in cui i ragazzi stanno già attraversando una fase delicata della loro vita. E difatti è proprio così, la tempesta dell’adolescenza è di per sé un tempo molto difficile sia per il cambiamento del corpo e i picchi ormonali di questa età sia per l’affrancazione dai propri genitori per ricercare la propria identità. Inserire in questo tempo la possibilità della «carriera alias» fondata sull’autopercezione ovvero non essere più maschio o femmina in base al sesso naturale ma ciò che ci si sente al momento, significa confondere ancora di più questi ragazzi trasmettendo loro che la vita non è altro che percezione, emozione, pulsione sessuale. E poi mi chiedo: secondo il principio dell’autopercezione se uno studente nel corso dell’anno scolastico si sente per alcuni mesi di un sesso, poi dell’altro sesso e nuovamente del sesso di nascita, cosa si fa?

Mi oppongo da genitore a questo approccio ideologico al metodo educativo. I dirigenti che avallano un certo modo di pensare legato alle mode o alle lobby dovrebbero rispolverare le motivazioni che li hanno posti alla guida dell’istituto scolastico: la crescita e la maturazione degli studenti, non il mettere in crisi l’identità psicologica dei nostri figli. Qui la lotta al bullismo verso le persone con attrazione verso lo stesso sesso non ha nulla a che vedere. È solo un paravento per coprire il desiderio di alcuni di cambiare la grammatica della biologia e dell’umanità e piegarla ad alcune ideologie. Le vittime sono i nostri i figli, almeno questo deve essere chiaro.


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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