Se viviamo in castità il fidanzamento, non c’è il rischio di sposarsi solo per fare sesso?

Si parla di sesso ovunque: in tv, sui social, nei film, ma troppo poco ne parliamo noi cristiani, che per un ingiustificato senso del pudore fatichiamo a prendere per mano questi ragazzi, per aiutarli a scoprire quale immenso dono sia la loro corporeità e la sessualità.

Se viviamo in castità il fidanzamento, non c’è il rischio di sposarsi solo per fare sesso?

Qualche giorno fa mi trovavo a presentare il mio libro Voglio donarmi completamente a te (Editrice Punto Famiglia, 2022) e a parlare davanti a decine di giovani di castità, sessualità, affettività, fidanzamento, matrimonio. Un’occasione davvero preziosa e di cui ancora ringrazio! Non ero lì in qualità di psicologa, sessuologa o insegnante, ma come semplice testimone di un dono ricevuto da Dio: la gioia di vivere un fidanzamento con Cristo al centro e poi un matrimonio che, con tutti i nostri limiti e tutte le fatiche che la vita insieme comporta, poggia su di Lui. I ragazzi, in questi eventi, sono solitamente partecipi e fanno molte domande: che sete hanno di sapere che possono davvero credere nell’amore per sempre… che possono puntare tanto in alto da cercare solo chi li accolga per la vita! E quanti dubbi, quanti nodi da sciogliere su come vivere l’intimità…

Guardiamo alla sete di risposte sull’intimità che hanno i ragazzi! 

Spesso penso che si parli di sesso ovunque: in tv, sui social, sui film, ma troppo poco ne parliamo noi cristiani, che per un ingiustificato senso del pudore fatichiamo a prendere per mano questi ragazzi, per aiutarli a scoprire quale immenso dono sia la loro corporeità e la sessualità. E così, momenti rari come quelli della settimana scorsa diventano occasione per capire cosa li turba, cosa li angoscia, cosa li fa felici e cosa desiderano. Non c’è quasi bisogno di dirlo, ma l’incontro vivo con quei ragazzi mi ha offerto nuovi spunti di riflessione. Mi ha fatto capire, ancora di più, quali sono le urgenze delle nuove generazioni.

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È vera castità se mi sposo solo per fare sesso?

C’è un quesito che mi ha fatto pensare e che mi spinge oggi a parlarne con voi. Un ragazzo ha domandato, tramite una chat anonima creata proprio perché i giovani si sentissero liberi di esprimersi: “Se uno vive il fidanzamento in castità, (inteso qui come “senza rapporti sessuali”) non c’è il rischio di avere fretta di sposarsi? Non c’è il rischio di sposarsi per fare sesso?”. Ammetto che è una domanda che spesso mi sono posta e che era già nei miei piani affrontare: perché sì, il rischio di andare velocemente, di fare passi affrettati, di sposarsi perché spinti quasi esclusivamente dal desiderio di unirsi intimamente c’è. Eppure, se si pensa che il matrimonio sia il “recinto sicuro” entro il quale poter fare sesso e che quindi sposarsi sia quasi solo la “formalità” che occorre per essere in regola con i precetti della Chiesa e fare quello che si vuole… l’ostacolo da aggirare… beh, il problema non è aver scelto la castità, ma non aver capito cosa sia la castità.  Si è immaturi affettivamente, perché si mette il sesso e non la persona al primo posto. Il matrimonio non diventa l’inizio di un progetto di vita, ma il “permesso scritto e firmato” di poter assecondare i miei desideri. E si perde così tutta la ricchezza, tutto quel di più che la castità, vissuta in modo maturo, ha da offrire.

Dunque, come capire se si sta vivendo la castità non come castrazione, ma in modo libero, consapevole e fruttuoso?

Intanto, direi questo: che la castità nel fidanzamento spinga due ragazzi a fare progetti e a pensare seriamente al futuro non è una cosa negativa, anzi. Se si vive senza vincoli sessuali ci si rende conto che il fidanzamento è una fase transitoria del rapporto, che non si è ancora arrivati alla pienezza, alla fusione. Ci si rende conto che si è in cammino verso una meta (iniziare una vita insieme, diventare un corpo solo e un’anima sola, formare una famiglia).

Che due giovani fidanzati, in questa condizione, avvertano più urgenza di delineare i loro progetti è normale e, mi permetto di aggiungere, è di aiuto, perché sprona a porsi domande importanti, a non fossilizzarsi, a ragionare e discernere su ciò che si vuole davvero.  Infatti, se esiste il pericolo di sposarsi solo per fare sesso, esiste anche un altro pericolo: non sentire l’urgenza di progettare un futuro, perché c’è già l’appagamento sessuale che fa “accomodare” sul presente e porta a rimandare le decisioni importanti, definitive.

Il criterio per capire se si vive bene la castità, a mio avviso, è questo: cosa sto mettendo al primo posto, il sesso o la persona? Vivo la castità solo per ripulirmi la coscienza o per valorizzare ciò che l’altro o l’altra ha dentro e mettere così basi solide per la vita insieme? Penso al matrimonio come al recinto dove mettere i miei istinti o sono consapevole che è l’inizio della mia responsabilità definitiva verso un noi che Cristo rende indissolubile? Si può non essere casti anche pensando di vivere in castità. Il discrimine è questo: voglio sposarmi per fare sesso o voglio sposarmi per amare questa persona senza “se” e senza “ma”?




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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