CORRISPONDENZA FAMILIARE

“Mio marito mi ha lasciata e non è tornato ma io gli resto fedele e prego per la sua conversione”

30 Maggio 2022

tristezza

Quanti sposi, lasciati dal proprio coniuge silenziosamente aspettano il suo ritorno? Nel blog di oggi riproponiamo la testimonianza di una sposa e di una madre che nel silenzio della preghiera e aggrappandosi alla roccia che è Cristo spera nella conversione dello sposo. 

Cari amici,

la lettera che oggi ho scelto di pubblicare racconta la vicenda di una donna che attende il ritorno del marito. Si firma “sposa e madre” perché lei sa di essere sposata e non vuole rinunciare a quell’amore che ha rivestito la sua giovinezza ed ha generato due figli. È una storia dolorosa eppure lo Spirito Santo sa come intrufolarsi in questi vicoli oscuri della vita per accendere una luce e per guidare le persone oltre la palude della sofferenza, oltre quella sensazione di fallimento che si accompagna inevitabilmente ad una sorta di smarrimento esistenziale. Quando la creatura perde la bussola e rischia di smarrire la strada che conduce alla vita, il buon Dio non ci lascia soli nel deserto. È quello che accaduto a Eleonora, scelgo un nome di fantasia. 

Quando il marito ha lasciato casa, per andare altrove, anzi per stare con un’altra persona, la terra ha tremato sotto i suoi piedi. Tutto crolla. I sogni della giovinezza, i sacrifici di una vita … tutto perde valore. La donna smarrisce la sua identità. La mente è affollata di domande, dubbi, rimorsi … in questa situazione, se non ci sono amici fidati, davvero si rischia grosso. In questo caso è intervenuto l’Amico più fidato. Ed è avvenuto quello che dice il salmista: “Signore, tu dai luce alla mia lampada; il mio Dio rischiara le mie tenebre” (Sal 18,29). Sì, Dio cambia le tenebre in luce. Questa sposa attende ancora, non sa se e quando tornerà il marito. Ma sa bene che il patto nuziale è dono di Dio e lo vuole custodire. Fino in fondo. Ed è quello che auguro a tutti gli sposi. Costi quel che costi. 

Don Silvio 


Signore, Tu stai alla porta e bussi … spesso usi il dolore per scavare il cuore, fare più spazio e poi far scorrere fiumi di Grazia. Alcuni anni fa il mondo mi è crollato addosso. La persona a me più cara, lo sposo che Tu Signore mi avevi messo accanto nel giorno della festa di  S. Teresa d’Avila, il padre dei nostri  figli con cui abbiamo creato famiglia e relazioni di bene, si è innamorato di un’altra persona e ha lasciato la barca della famiglia. Ho tentato di oppormi in tutti i modi, dicendogli di non abbandonare la nave durante la tempesta, che sarebbe passata. È andato ad abitare con i suoi genitori, poi su mia insistenza è tornato a casa, ma senza interrompere la relazione, creando fiumi di dolore in me e tanta rabbia nei figli per la sua indecisione ed il suo tenere i piedi in due scarpe. Alla fine gli ho chiesto di uscire di casa per chiudere la storia e poi tornare.  Mi ha detto che l’avrebbe fatto in alcuni mesi e … sono ormai alcuni anni che è fuori di casa ed ora è andato a vivere con questa altra donna. 

Ma Tu Signore dal male sai trarre il bene e scrivi davvero dritto sulle righe storte. All’inizio di questi anni di dolore profondo sono andata in pellegrinaggio tre giorni a Lourdes, su proposta di altri. Ero poco convinta, ma ora so che è stata una chiamata diretta della nostra Madre Celeste, la Vergine Potente, come la chiama don Bosco. Piangevo e pregavo il Signore di fare ritornare mio marito a casa. Alla grotta di Massabielle, Maria mi ha donato due parole: Silenzio e Roccia. Lei è la donna del silenzio e custodisce nel suo cuore gli avvenimenti della sua non facile vita.  Cristo, suo figlio, è Roccia. La casa della vita va costruita sulla Roccia. Su di Lui mi posso appoggiare con fiducia.  Lui è sempre fedele e non ci abbandona mai. E poi a Lourdes ho scoperto la potenza della meditazione col S. Rosario, preghiera che avevo sempre considerato adatta alle vecchiette e ai defunti. Dio ha sempre avuto un posto nella mia vita (la Messa della domenica con la famiglia, alcuni incontri di preghiera, approfondimenti del Vangelo),  ma era un posto piccolo: lo tenevo in un compartimento delimitato, come una delle tante occupazioni della mia vita di sposa e madre.

Con l’abbandono di mio marito, a cui avevo dato tutta la mia fiducia, il Signore ha fatto irruzione nella mia vita, non con “mano potente e braccio teso“, ma come l’Amico che cammina con me.  Ho compreso, per la prima volta con chiarezza, che Lui per primo è stato abbandonato dai suoi discepoli, tradito da Pietro. Gesù mi faceva condividere il Suo cammino. La croce va presa ed accolta, Lui ce lo ripete, solo così ci sostiene, se invece la rifiutiamo, la croce ci schiaccia. Mi sono lanciata nell’avventura con il Signore e Sua Madre e come Elisabetta ho detto: A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me? 

È incredibile, prima non l’avevo sperimentato, ma il Signore compie meraviglie se gli si dà spazio. È cominciato un cammino profondo con Lui. Preghiera, silenzio, ritiri in monastero, percorsi di discernimento, pellegrinaggi, guida di un padre spirituale, volontariato con bimbi, condivisione delle sofferenze delle famiglie.  

E ricerca quotidiana dell’incontro con l’Amico, con lo Sposo. All’inizio gli chiedevo, insistente come la vedova col giudice iniquo, di fare ritornare mio marito a casa. Noi siamo separati di fatto: io non ho mai ipotizzato di chiedere la separazione e lui non l’ha mai chiesta. Poi la mia preghiera è mutata: ora prego, sempre con perseveranza e speranza certa, come diceva Frate Francesco,  per la sua conversione profonda e offro le mie sofferenze per le anime dei peccatori. Mio marito sa che io gli resto fedele e che la porta della famiglia è aperta, se vuole tornare, alla condizione, ovvia, di terminare la sua relazione. 

Gesù è sempre fedele a noi. Siamo noi che sovente lo abbandoniamo. San Francesco riuscì ad incontrare il lebbroso quando smise di adorare se stesso. Signore Tu hai fatto crollare la mia idea di famiglia felice ed autosufficiente. Mi hai tolto il cuore di pietra della persona perfettina e precisa che pensavo di essere e  mi hai dato un cuore di carne, sofferente, fragile, consapevole dei limiti e perciò che si appoggia solo a Te, come un bimbo sulle ginocchia del Padre (l’immagine di S. Teresa di Lisieux). Ora ho la pace nel cuore, quella solo Lui sa dare. Mio marito non è tornato e non so quali progetti Dio abbia su di lui, però so che ho solo oggi per amare Gesù, come dice Teresina, e vivo serena il quotidiano, chiedendogli la sensibilità per ascoltare “il mormorio di un vento leggero“, la voce dello Spirito Santo, che nel silenzio parla a ognuno di noi, ed i cui frutti sono sempre di gioia, di pace e di consolazione. 

Comprendo che il mio compito è continuare a seminare nei cuori dei figli e di mio marito, che continuo a vedere ogni tanto. All’inizio era troppo doloroso per me, ma poi Lui davvero sana le nostre ferite col balsamo del Suo amore e capisco che mi chiede di essere misericordiosa verso di lui. Seminare con fiducia e pazienza, senza chiedere di vedere i frutti (questo è realmente difficile, e diventa un atto di offerta quotidiana) perché è solo Lui, Sposo e Amico fedele, che farà germogliare al momento opportuno. 

Così mi rendo conto dei doni innumerevoli che ricevo ed ho compreso con quale immenso amore Lui mi ha amata da sempre (Sei tu che mi hai tessuto nel seno di mia madre…). Ora Lo ringrazio e Lo lodo anche per tutte le volte in cui non l’ho fatto, dando per scontate le meraviglie che Lui compie per noi. 

Grazie Signore! Tu conduci dolcemente la pecora madre e tieni gli agnellini sul petto. Amen.

Una sposa e madre




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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.


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