Il Vangelo letto in famiglia

Pentecoste – Anno C – 5 giugno 2022

Come vivere una vita intrisa di Spirito Santo?

In questa prima domenica di giugno, giungiamo finalmente a una delle solennità fulcro della nostra fede cristiana, ovvero la Pentecoste. In tale occasione, celebriamo il momento in cui perfino gli Apostoli, coloro che Gesù stesso aveva scelto, erano rinchiusi nel cenacolo della paura e non riuscivano a comprendere cosa stesse succedendo, non riuscivano a penetrare davvero nel loro stesso cuore.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,15-16.23b-26)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

IL COMMENTO

di don Gianluca Coppola

Nonostante siano trascorsi più di duemila anni, le cose non sembrano essere tanto cambiate. Viviamo in un’epoca in cui, per chi ha la possibilità di farlo, è molto facile spostarsi e viaggiare, con somme piuttosto irrisorie è possibile raggiungere una qualsiasi capitale europea. Non solo, ma aprendo una schermata del computer o utilizzando il cellulare, pur non spostandoci da casa, possiamo raggiungere città lontane, addirittura qualsiasi posto della terra, attraverso una videochiamata, con Facebook e gli altri social, con le chat; ci sono applicazioni che permettono di fare tour virtuali delle città: si possono vedere le vie, le strade, i negozi, ogni angolo. Siamo così mobili che possiamo andare dove vogliamo, eppure c’è un luogo che sempre, sistematicamente, nelle nostre giornate, nella nostra vita, non riusciamo a raggiungere e non conosciamo davvero, un luogo che paradossalmente è vicinissimo a noi: il nostro cuore. Ci sono degli angoli del cuore, ci sono delle dimensioni della vita che, per quanti sforzi facciamo, non siamo ancora riusciti a raggiungere, non siamo ancora riusciti a capire come funzionano davvero; c’è qualcosa, dentro di noi, che ancora non quadra, che ancora non siamo in grado di riconoscere, qualcosa con cui ancora non riusciamo a fare i conti.

La situazione che viene presentata nella Prima Lettura è molto chiara: Gesù era da poco morto e risorto e gli apostoli avevano appena visto crollare tutte le loro speranze, speranze che avevano riposto in quel Signore crocifisso, risorto e asceso al cielo. Erano spaventati, terrorizzati, bloccati dalla paura di essere uccisi: erano riuniti per cercare di comprendere cosa stesse succedendo e, per quanti sforzi avevano fatto in cinquanta giorni, non ci erano riusciti. Eppure, giunge qualcuno. Sì, esatto, non qualcosa, ma qualcuno, ovvero lo Spirito Santo, che scende su di loro e fa chiarezza su tutto. È inutile negarlo, anche noi sentiamo un costante desiderio di chiarezza, di verità, perché si può conoscere il mondo intero, si può essere liberi di viaggiare da un capo all’altro del pianeta, esplorare questo mondo a ogni latitudine e longitudine, possiamo convincerci di conoscere tutto nella vita, ma senza lo Spirito Santo non c’è chiarezza nel nostro cuore. La confusione che caratterizza la nostra epoca è purtroppo il risultato di anni e anni in cui all’uomo è stato suggerito di dimenticare Dio e di mettere sé stesso in primo piano, al centro di ogni cosa.  Ma è proprio per questo motivo che siamo confusi, arruffianati da multinazionali, pubblicità, compagnie telefoniche. San Paolo, nella Lettera ai Romani, afferma: «Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi». Viviamo in un momento di grande confusione, siamo tutti nel grembo di questa terra, rinchiusi in questo cenacolo, spaventati, pieni di angoscia, di dolore, di domande a cui non troviamo risposte. Ma è proprio lo Spirito Santo che, nella Pentecoste, compie anche nelle nostre vite un’opera di chiarezza e di ordine. La Pentecoste è, infatti, la nostra sola speranza, perché è la solennità che testimonia la potente discesa di Dio sulla nostra umanità.

Pertanto, lo Spirito Santo, lo leggiamo anche nel Salmo proposto dalla Liturgia della Parola, giunge a rinnovare la terra. In Genesi, si afferma: «La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque». Come sostiene la Scrittura, la terra era ancora informe, c’era il caos, proprio come quello che spesso sentiamo nella nostra testa, proprio come quella confusione che poi, inevitabilmente, ci conduce alla sensazione di sentirci svuotati, privi di qualsiasi senso. Ma lo Spirito Santo giunge a mettere ordine, a rinnovare, perché soltanto Dio può davvero cambiare questo mondo. Ma per farlo, ha bisogno di incontrare cuori disponibili: dobbiamo innamorarci di Dio, iniziare un cammino vero. Lo abbiamo già sostenuto altre volte: un piccolo gruppo di persone innamorate di Dio può realmente cambiare il mondo. È vero, questo può spaventare, ma è lo Spirito a donarci la forza per compiere le scelte giuste. Ed è proprio ciò che succede agli Apostoli: erano rinchiusi nel cenacolo, ma l’arrivo dello Spirito Santo stravolge ogni cosa. Finalmente hanno la forza necessaria per essere veri testimoni, addirittura vengono resi capaci di esprimersi attraverso linguaggi che neanche conoscevano, diventano capaci di rendere possibile l’impossibile, e questa può essere solo opera di Dio. «Tutto posso in colui che mi dà la forza», recita la Lettera ai Filippesi. Se lo Spirito Santo dimora in noi, saremo capaci di parlare lingue nuove, di affrontare persone nuove, risolvere problemi nuovi. La Pentecoste deve essere il nostro punto di partenza: in questo giorno, Dio vuole rinnovare la nostra vita attraverso lo Spirito, che è l’unico che può stravolgerci l’esistenza, è l’unico che ci rinnova e trasforma davvero perché, dopo l’incontro con Lui, non è più possibile essere le persone che eravamo prima di tale incontro.

Proprio per questo, nel giorno di Pentecoste, Dio ci chiede di non guardare i nostri limiti, le nostre piccolezze, il nostro peccato: Dio vuole solo rinnovarci, fare di noi un’opera nuova. La festa di Pentecoste è dunque la festa del rinnovamento, della novità vissuta nello Spirito Santo. Quello che dobbiamo chiederci, in realtà, è se ci crediamo davvero. Proviamo ad interrogarci sul serio: crediamo realmente al fatto che Dio sia capace di cambiare la nostra vita? Che ciascuna Messa alla quale partecipiamo può cambiare qualcosa nella nostra esistenza? Vogliamo, finalmente, vivere la stessa esperienza degli Apostoli? Gesù lo aveva già detto: «Chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste», e tali parole solo valide anche per noi.

Lo Spirito Santo, allora, giunge a ricordarci che la nostra vita cristiana deve essere una vita pentecostale, nel senso non protestante ma cattolico del termine: deve essere una vita intrisa di Spirito Santo. Coloro che ci incontrano devono sperimentare la gioia, l’entusiasmo, l’ordine e l’armonia che provengono soltanto dallo Spirito. Chiediamo allora, che questa solennità di Pentecoste possa rinnovare i nostri cuori, possa, se necessario, ricondurli a quell’entusiasmo cristiano che abbiamo sentito all’inizio della nostra vita spirituale. Chiediamo a Dio di rinnovare la nostra vita, di renderci pieni di Spirito Santo, in modo tale da poter testimoniare, con la nostra esistenza, le nostre parole e i nostri gesti, tutta la bellezza dell’essere cristiani.




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Gianluca Coppola

Gianluca Coppola (1982) è presbitero della Diocesi di Napoli. Ha la passione per i giovani e l’evangelizzazione. È stato ordinato sacerdote il 29 aprile 2012 dopo aver conseguito il baccellierato in Sacra Teologia nel giugno del 2011. Dopo il primo incarico da vicario parrocchiale nella Chiesa di Maria Santissima della Salute in Portici (NA), è attualmente parroco dell’Immacolata Concezione in Portici. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato Dalla sopravvivenza alla vita. Lettere di un prete ai giovani sulle domande essenziali (2019) e Sono venuto a portare il fuoco sulla terra (2020).

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