Ti amo… con tutto il corpo

Quanto è importante vivere bene nel matrimonio la sessualità? Qual è la strada che la Chiesa propone agli sposi? Ne parlo con don Silvio Longobardi, esperto di pastorale familiare, che nella sua esperienza ha accompagnato decine di fidanzati e sposi nella via del matrimonio. 

Quanta importanza ha la sessualità in una coppia o, meglio, è utile parlare della sessualità nella vita coniugale? 

È inutile rispondere che non solo è utile, ma è assolutamente necessario, perché dire sessualità significa dire la persona umana. La sessualità non è qualcosa, non è legata al fare determinati gesti. È la persona che si esprime attraverso i gesti e dunque quei gesti possono o manifestare la persona in tutta la sua dignità oppure offuscare questa dignità. Io sono convinto che questo tema sia uno dei compiti, direi, anche più urgenti, della proposta educativa che la Chiesa è chiamata a consegnare in tutte le stagioni della vita tanto agli adolescenti e ai giovani, quanto agli sposi.

In questi anni di ministero sacerdotale ho benedetto le nozze di tanti giovani che io stesso ho avuto la gioia di accompagnare alla celebrazione, ebbene, una volta un’omelia nuziale la intitolai così: “Con tutto il corpo”. Siamo abituati a dire “Ti amo con tutto il cuore”, e certamente il cuore indica la totalità della persona ma è bene ricordare anche che l’amore passa attraverso il corpo. Si ama attraverso gli occhi, attraverso lo sguardo che si fa attenzione e tenerezza. Si ama attraverso la parola, dunque la bocca che diventa espressione di quello che il cuore percepisce. Si ama stringendo le mani, stando in ginocchio, insieme, davanti a Dio…Il linguaggio dell’amore poi può essere ulteriormente esplicitato attraverso quelli che sono i gesti specifici della genitalità, ma è bello poter dire: Noi ci amiamo con tutto il corpo

Nelle tue parole si intravede un ideale molto bello dell’amore ma diciamolo chiaramente: su questo aspetto della sessualità la Chiesa è stata accusata spesso di avere una visione sessuofobica. Perché?  

Purtroppo tante volte ho sentito quest’accusa ed è probabile che non sempre siamo stati capaci di presentare il volto gioioso della sessualità, intesa come un’espressione piena dell’umano, però, fondamentalmente, la Chiesa guarda la sessualità come un’espressione coerente della relazione che l’uomo e la donna sono chiamati a costruire. Dunque, prima di parlare della sessualità, io parlerei dell’amore, di quell’amore, per esempio, che Paolo annuncia o, se volete, descrive in quella famosa e bellissima pagina della Prima Lettera ai Corinzi al capitolo 13, l’inno alla carità. La sessualità deve rientrare in questa cornice relazionale, affettivamente piena e solo così può essere espressione coerente della persona. La Chiesa non è la sentinella che mette dei precetti, piuttosto invita ad essere vigilanti contro ogni istintività che finisce per determinare una visione egoistica ed egocentrica della sessualità, intesa più come una sorta di consumo al servizio del piacere individuale, piuttosto che come un’occasione d’incontro di relazione, di comunione. La sessualità non solo come espressione ludica, ma come esperienza di comunione.

Tutto questo non si improvvisa e, siccome viviamo in una società che invece esalta la sessualità quasi esclusivamente come appropriazione individuale, ecco che il messaggio della Chiesa, anche quando è ben espresso, viene sempre presentato con diffidenza, come una sorta di caccia alle streghe, come una Chiesa che ha paura della sessualità. La Chiesa vuole soltanto aiutare l’uomo a viverla in tutta la sua bellezza e dignità.

Leggi anche: Fare l’amore secondo Dio

La Bibbia parla della sessualità?  Offre agli sposi degli orientamenti, dei precetti chiari?

Certamente e questo è un tema vasto. Direi, anzitutto, che dobbiamo nutrirci di quelle catechesi sull’amore umano che Giovanni Paolo II ha proposto per lunghi anni il mercoledì. Catechesi che hanno approfondito l’amore umano in tutti i suoi diversi aspetti e ovviamente anche il tema della sessualità e, in modo particolare, quello della corporeità. Per tornare alla tua domanda, dovremmo partire dal “maschio e femmina li creò” (Gen1,27) o, come amava dire Giovanni Paolo II, lo creò. Perché, quando noi diciamo che l’uomo è immagine di Dio, siamo portati a pensare, anche in forza di una tradizione antica, che questa immagine, in qualche modo, è come espressa, radicata nell’anima. Noi invece dobbiamo dire che riguarda tutta la persona, dunque anche il corpo. Il corpo è immagine di Dio e anche la differenza sessuale è un’espressione di questa immagine. Anzi è bellissimo pensare che nella complementarietà dell’essere maschile e femminile c’è una vera immagine di Dio, a tal punto che, come amava dire Giovanni Paolo II, solo nella comunione delle persone l’immagine di Dio può essere veramente e pienamente espressa.

Ancora una volta siamo di fronte a un grande ideale. Una cosa è certa, noi non troviamo sic et sempliciter, nella Bibbia, una sorta di diffidenza o, addirittura, di disprezzo del corpo. Basta pensare che, al termine del racconto genesiaco della creazione, ritorna il ritornello biblico: “E Dio vide, ed ecco era cosa molto buona” (Gn 1,31). Tutto quello che è fatto da Dio è bene in sé ed è destinato al bene tanto dell’uomo e della donna quanto della creazione. Anche la sessualità appartiene a questa bontà originaria. E poco dopo nella Bibbia leggiamo: “Tutti e due, l’uomo e la donna erano nudi, ma non ne provavano vergogna” (Gen 2,25). Dunque una corporeità, una sessualità perfettamente integrata. Un ideale, un’utopia? Direi una sfida che l’uomo e la donna devono saper raccogliere e vivere nella luce di Dio e con la grazia di Dio per essere certi di poter resistere alle sirene della cultura che oggi ci provoca negativamente.

Quali sono secondo te le regole, i punti di forza per tenere insieme in una coppia amore e sessualità ed evitare che vengano vissuti in modo separato? 

Sì, hai ragione, amore e sessualità possono essere separati in casa, mentre abbiamo bisogno assolutamente di tenerle strettamente intrecciati. Tante volte, lo dico pensando alle esperienze degli sposi che non raramente, anzi frequentemente, mi capita di ascoltare, vedo che questo intreccio non sempre viene coltivato nel modo giusto. La sessualità non può che essere il sigillo di una relazione affettivamente intensa. E dunque occorre che gli sposi, prima dell’incontro dei corpi, che comunque va desiderato e cercato, devono imparare a coltivare l’affettività e la tenerezza, anche nei piccoli gesti devono tenere vivo quel dialogo, devono mettere in agenda tutti quei gesti che dicono stima, insomma, tutto quello che fa della vita coniugale una relazione intensamente affettiva. La vera sfida è fare dell’amore il cuore di una comunione che abbraccia tutta la vita. In questa cornice può essere vissuta anche la sessualità. Manifestare il desiderio, sapere attendere i tempi, coltivare questi tempi e nutrirli con tutta la tenerezza necessaria questo fa sì che la sessualità non sia semplicemente una parentesi, ma sia il sigillo, il punto d’arrivo e punto di partenza di una comunione. Questo mi sembra che sia importante ricordare più spesso agli sposi.

Si parla troppo poco della sessualità e quando se ne parla sempre in modo come se fosse un problema morale, come se fosse una questione di precetti. Anche tra gli sposi si parla poco della sessualità, di come viverla, di come fare in modo che sia un’esperienza in cui tutto l’amore viene vissuto in modo da dare gloria a Dio. Parliamone di più, io penso che faccia bene a tutti.   




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