18 Giugno 2022

Farsi pane per i fratelli

“Il beato Pier Giorgio Frassati, morto nel 1925, «era un giovane di una gioia trascinante, una gioia che superava anche tante difficoltà della sua vita». Diceva di voler ripagare l’amore di Gesù che riceveva nella Comunione visitando e aiutando i poveri”. È Papa Francesco a descrivere così nella Christus vivit il giovane torinese, mettendo in risalto proprio questo rapporto splendido tra carità ed Eucaristia.

Da adolescente, considerato che alle scuole medie non è un grande studente, i genitori lo mandano a frequentare il terzo ginnasio presso l’Istituto sociale dei padri gesuiti. Qui Pier Giorgio incontra un ambiente adatto per crescere nella fede. Comincia ad avere un padre spirituale e si fa strada il desiderio di ricevere la Comunione quotidianamente. Ha tredici anni, la mamma non riesce a convincersi della bontà di questa decisione e nega il suo consenso. Così Pier Giorgio inizia una vera e propria battaglia durata quattro giorni con la mamma per convincerla del suo proposito e alla fine la spunta. Da quel momento non manca mai all’appuntamento con Gesù Eucaristia, anche a costo di grandi sacrifici e con molte ore di digiuno. In seguito, dirà: “Cristo viene in me ogni giorno. Io gli restituisco la visita, andando a servire i poveri”.

I genitori non capiscono più quel figlio che cresce così diverso da come lo desideravano. A 17 anni Piergiorgio si pone il problema della vocazione ma aspetta e prega. Di una cosa è certo: vuole donare la sua vita a Cristo. Intanto la guerra finisce e Pier Giorgio si iscrive al Politecnico di Torino, facoltà di Ingegneria. La sua scelta universitaria rispecchia il suo progetto di vita: vuole diventare ingegnere minerario per essere più vicino ai più umili lavoratori, a quelli che soffrivano di più. Anche in questo contesto, Pier Giorgio è deciso, afferma la sua fede e il suo desiderio di essere dalla parte dei poveri e dei deboli. Un suo amico ricorda: “Quando arrivava Frassati al Politecnico, a me faceva l’impressione di una valanga di vita che quasi mi spaventava”.

Sì, Pier Giorgio è stato un giovane “libero e forte” per dirla con don Sturzo che proprio in quegli anni dà vita ai gruppi e circoli di cattolici militanti. Un giovane che non ha paura di manifestare la sua fede in ogni ambito della sua vita. Senza risparmiarsi. La ricchezza e l’agiatezza dell’ambiente familiare in cui vive non lo dissuade dalle sue intenzioni. Anzi. Piuttosto lo rafforza nella convinzione che chi ha molto, molto deve donare.

Le gite sui monti che organizza con un gruppo di amici, che si definivano “I Tipi Loschi”, sono i momenti ideali per annunciare loro la bellezza di essere cristiani. Non perde occasione per portarli a Messa, all’Adorazione eucaristica, esortandoli alla lettura del Vangelo o invitandoli a recitare con lui il Rosario a sera nelle baite, in ginocchio sul freddo pavimento.

La preghiera di adorazione eucaristica è la sua preferita. Dal 1919 è iscritto nella lista degli adoratori notturni. Di buon mattino, mentre le tenebre avvolgono ancora la città, si reca davanti all’Ostensorio, in ginocchio, prostrato per lungo tempo in preghiera per adorare Gesù e consegnargli tutte le sue intenzioni. Al mattino poi partecipa a Messa, riceve la Comunione e si ferma per un’ora a ringraziare il Signore per quel dono immenso. Solo dopo fa colazione e comincia a combattere la buona battaglia del Vangelo.

Anche le sofferenze vissute, la relazione coniugale dei suoi genitori disastrosa, la malattia che giunge fulminea. Tutto è vissuto con amore e offerta dal giovane Pier Giorgio. All’alba del 4 luglio 1925, Piergiorgio con il volto rigato da grosse lacrime nasceva alla vita eterna. È sabato, il giorno consacrato a Maria. La notizia della sua morte in un baleno fa il giro della città. I suoi funerali sono un trionfo di commozione. Politici, gli amici di sempre, i poveri, gli fanno da corona mentre circolava di bocca in bocca come una lieta notizia: “È morto un santo” che amava l’Eucaristia fino al punto di farsi lui stesso pane per i fratelli.


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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