Cara Marina, una donna veramente libera è quella che può scegliere di non abortire

27 Giugno 2022

Ho militato per decenni, anche con compiti dirigenziali, nel Movimento per la vita e ancora oggi opero nel CAV della mia città e nel vicino Consultorio familiare onlus. Mi sono battuto strenuamente nello sfortunato referendum abrogativo della 194 promosso proprio dal Movimento per la vita nel 1981. La mia posizione è altra rispetto a quella di Marina Terragni. Le cui parole tuttavia invitano a riflettere, in particolare queste: “Non c’è modo di obbligare una donna a diventare madre: è lei a decidere, salvo costrizioni”. Di quali costrizioni parliamo?

“Che per ogni nascita serva il sì di una donna, che il suo consenso sia inaggirabile è un boccone che ai pro-life proprio non va giù, quando perfino l’Angelo restò in attesa del fiat di Maria dopo averle annunciato di essere stata prescelta. Non c’è modo di obbligare una donna a diventare madre: è lei a decidere, salvo costrizioni. Puoi evitare che crepi, però, se intende interrompere la gravidanza: non è poco, a meno che non si ritenga che farla crepare sia la giusta punizione”. 

Sono parole di Marina Terragni, una delle figure più libere e intelligenti del femminismo italiano, tra il resto impegnatissima nella nobile battaglia contro l’utero in affitto e, ancor più, contro la cosiddetta ideologia gender.

In un articolo comparso sulla Stampa lo scorso 15 giugno, Marina sostiene con energia le sue posizioni prochoiche contestando, però con grazia, quelle dei prolife protagonisti della Manifestazione per la vita tenutasi a Roma lo scorso 21 maggio a ridosso dell’anniversario dell’approvazione della 194, la legge che nel 1978 rese l’aborto libero e legale. Alla manifestazione – sia detto per inciso – non ha aderito il Movimento per la vita, che del mondo prolife è la realtà storicamente più significativa.

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Da parte mia, ho militato per decenni, anche con compiti dirigenziali, proprio nel Movimento per la vita e ancora oggi opero nel CAV della mia città e nel vicino Consultorio familiare onlus.  Non ultima cosa, mi sono battuto strenuamente nello sfortunato referendum abrogativo della 194 promosso proprio dal Movimento per la vita nel 1981. 

Dunque la mia posizione è altra rispetto a quella di Marina Terragni. Le cui parole tuttavia invitano a riflettere, in particolare queste: “Non c’è modo di obbligare una donna a diventare madre: è lei a decidere, salvo costrizioni”.

Non per nulla, proprio il Movimento per la vita – prima del referendum del 1981 – aveva presentato una proposta di legge di iniziativa popolare (sostenuta da oltre un milione di firme) che di fatto rendeva puramente simbolica la penalizzazione dell’aborto. Il punto infatti non era, e non è, sbattere in galera una donna che abortisce ma garantirle una vera “libertà di NON abortire”, con proposte concrete che la aiutino a “superare le difficoltà che potrebbero indurla a interrompere la gravidanza”: parole della stessa 194, più tardi incontestabilmente corroborate dalla sentenza della Corte Costituzionale (1997, relatore Vassalli); la quale sentenza cita più volte anche i diritti del concepito.

La libertà di non abortire è quella che da sempre garantiscono i CAV (centri di aiuto alla vita). Ed è significativo che proprio un paio di CAV ospedalieri di Milano, la città di Marina Terragni, operino in questo senso aiutando migliaia di donne a tenere il loro bambino. Come è significativo che siano stati proprio dei primari non obiettori, il compianto Giorgio Pardi e poi Enrico Ferrazzi, a promuovere con entusiasmo simili iniziative; naturalmente con l’aiuto di formidabili volontarie come, al Buzzi, Paola Persico e in Mangiagalli l’indimenticabile Paola Bonzi, sostituita dopo la sua scomparsa dalla giovane ma ferratissima Soemia Sibillo. 

A quest’ultima è toccato raccontare la propria esperienza in un recente convegno presso l’Università di Pavia. Detto che al CAV Mangiagalli dal 1984 a oggi sono stati ben 24.351 i bambini nati da donne per lo più in possesso di certificato di aborto, ha delineato quella che mi piace chiamare l’opzione Soemia: “Mai una di loro si è pentita e anzi vanno tutte via con il sorriso sulle labbra”. Chiudendo con un invito: “Venite da noi un paio di giorni per toccare con mano i problemi che ci sono. Non servono tabelle e ragionamenti sociologici, basta il contatto con la realtà”. Un invito che vale anche per l’amica Marina Terragni.




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Gianni Mussini

Gianni Mussini, quinto di otto figli, è nato a Vigevano nel 1951. Laureato a Pavia, alunno dell’Almo Collegio Borromeo fondato da san Carlo (e citato da Manzoni nei Promessi sposi). Docente di Lettere (da ultimo al Liceo classico “Ugo Foscolo”), ha anche insegnato per 12 anni alla Scuola interuniversitaria lombarda per la formazione degli insegnanti. Autore di due libri di poesia (tra cui Rime cristiane eccellentemente recensito dal Corriere della sera e da Avvenire) e di molti studi ed edizioni specialmente sul poeta Clemente Rebora, ma anche su altri autori (tra cui Jacopone da Todi, Cesare Angelini, Manzoni), per Garzanti, Scheiwiller, Piemme, De Agostini, Storia e Letteratura. Ha collaborato a testi scolastici (La Scuola, Le Monnier, De Agostini) e raccolto in volume testimonianze di Vite salvate (Interlinea, Novara, con prefazione di Claudio Magris), ora moltiplicate nel volume Donne in cerca di guai, uscito nel 2018. Per 8 anni è stato presidente dei Centri di aiuto alla vita della Lombardia e per 12 vicepresidente nazionale del Movimento per la vita. Dal 2005 al 2012 ha invece presieduto il Consultorio familiare onlus di Pavia (dedicato al servo di Dio Giancarlo Bertolotti), del quale è stato fondatore. Ha organizzato diversi convegni, nazionali e internazionali, sui temi della vita e della famiglia, e anche corsi di aggiornamento, anche letterari, rivolti a insegnanti. Per 17 anni ha infine organizzato il Festival nazionale “Cantiamo la vita”, con la partecipazione di ospiti di fama internazionale. Last not least. È sposato con Maria Pia, e con cui ha generato Cecilia, Giacomo e Lorenza.

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