28 Giugno 2022

Dobbiamo recuperare il tempo di stare con i nostri figli

Giovedì 30 giugno la piccola Lisa avrebbe compiuto un anno ed invece il giorno prima si celebreranno i suoi funerali a Lione dove viveva con i suoi genitori. È morta in seguito alle gravi ferite interne ed esterne provocate dal Destop, un liquido a base di soda caustica che si utilizza per sgorgare i tubi idraulici. Myriam, la sua maestra d’asilo, dopo pochi minuti dal suo arrivo nella struttura, ha dichiarato: “di non riuscire più a sopportare il pianto” e l’ha cosparsa e ha costretto la bambina ad ingerire questo liquido. Quando i soccorsi sono arrivati, per lei non c’è stato nulla da fare.

Davanti a queste tragedie, dovremmo zittire dicono, io aggiungo che dovremmo pregare ma anche fare qualche riflessione coraggiosa senza addossare colpe o fare la caccia alle streghe. Tra l’altro, dalle fonti ho appreso che la maestra di asilo impazzita da poco aveva subito un aborto e soffriva molto per questo. Ma giustificare o derubricare tutto come un atto di follia di un momento, è ingiusto nei confronti della piccola Lisa.

La piccola Lisa ha due genitori benestanti e di successo. Lui, di origini bergamasche, project manager nella gestione e pianificazione di progetti di linee aeree ad alta ed altissima tensione. La moglie Sophie manager specializzata nelle risorse umane. La mattina del 22 giugno Lisa viene lasciata presto all’asilo nido «People & Baby». Sono le 7 e 30, Lisa è la prima ad arrivare e a occuparsene è Myriam, 27 anni, l’unica dipendente dell’asilo presente in quel momento. Passano pochi minuti, non sono ancora le 8, e si consuma il dramma.

Da sempre la famiglia per la crescita dei figli ha chiesto aiuto a tate, asili nidi, baby-sitter. Tutte cose buone e necessarie ma in quale prospettiva? E con quali conseguenze? A me sembra non per l’unica ragione plausibile e cioè una condizione di povertà economica tale da non permettere alla famiglia di sopravvivere. Il problema purtroppo è culturale. E dovremmo ammetterlo senza troppi giri di parole.

I figli non sono più al centro o meglio non lo sono più nella prospettiva della cura e della crescita. Sono esposti come trofei. Si allevano piccoli principi e principesse da esibire sui social. Per il resto siamo concentrati sul nostro successo, sulla carriera, con la scusa di darci da fare per “offrire loro (ai figli si intende) tutto quello di cui hanno bisogno”. E cioè? Vestiti di lusso? Vacanze super costose? Giocattoli? Case? Conti in banca? È questo quello di cui hanno bisogno i nostri figli?

O piuttosto questo è quello di cui abbiamo bisogno noi per dire al mondo che esistiamo e abbiamo fatto qualcosa? Privando la donna della sua maternità, noi abbiamo creato delle madri concentrate ad essere dei simil-uomini. Oberate di lavoro, dei problemi della casa, cercando disperatamente di far coincidere tutto. Un progresso che ha depauperato molto il valore della maternità.

Un bambino, specie così piccolo, ha bisogno di cure, di tenerezza, di attenzioni. E di tempo, molto tempo. Basta con questa scusa inutile che ciò che “conta è la qualità del tempo che trascorriamo con i nostri figli”! Nei primi tre anni di vita un bambino impara a camminare, a pronunciare le sue prime paroline, a lasciare il pannolino…e non lo fa a comando. Quegli anni sono essenziali e le donne costrette a lasciare i loro figli per lavoro lo sanno bene. Qui la scelta è quali sono le priorità. Avere dei figli e continuare a vivere come se fossero solo un impegno che si aggiunge ad altri è deleterio, per i genitori e per i figli.

Mettere al mondo delle creature comporta sacrifici. E quante donne straordinarie conosco che hanno messo da parte progetti e sogni lavorativi per restare vicino ai loro figli. So già che mi diranno che anche i papà possono fare un passo indietro nel lavoro ma permettetemi di dire che non è la stessa cosa. Sarò certamente impopolare ma questa folle e spasmodica corsa al benessere ha cambiato molto la grammatica della maternità e dovremmo riflettere su queste tragedie con onestà. Non per addossare colpe ma per comprendere in che direzione stiamo andando. Buon Paradiso piccola Lisa.


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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