Marina Casini: “Negare l’aborto è la rinascita dei diritti dell’uomo”

Marina Casini

Come la pensa il Movimento per la Vita di quello che sta accadendo in America? La presidente Marina Casini Bandini dichiara: “Una rivoluzione culturale di straordinaria importanza per tutto il mondo. Il muro dell’estromissione dell’uomo-embrione dalla comunità degli uomini ha iniziato a cedere e speriamo che arrivi a crollare”. 

Finalmente dopo tanto lavoro raccogliamo i frutti… mi riferisco a quello che sta accadendo in America. La Suprema Corte Federale degli Stati Uniti ha messo la parola fine agli effetti della celebre sentenza Roe vs. Wade, con la quale nel 1973 aveva giudicato incostituzionale il divieto di aborto entro le 24/28 settimane. Ci ha impiegato mezzo secolo e un numero incalcolabile di vittime indifese tra mamme e figli. 

La Corte afferma che i vari Stati dell’Unione hanno diritto a porre limiti e regolamentazioni per l’accesso all’aborto. Quindi la guerra non è ancora vinta ma sicuramente la coscienza sociale su questo tema si sta risvegliando. Dunque noi non dobbiamo fare altro che continuare a fare ciò che abbiamo sempre fatto: annunciare la sacralità della vita e pregare. Esattamente come fa da sempre il Movimento per la Vita Italiano. Ma qual è stata la sua reazione? Qual è la sua posizione?  “Penso che sia un grande risultato che mette gli Stati Uniti sulla strada dell’autentico progresso e dell’autentica civiltà”, spiega a Notizie.com Marina Casini Bandini, attuale presidente del MpV.

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“Negare che esiste un diritto di aborto è il principio della rinascita dei diritti dell’uomo, è il primo passo per la realizzazione dell’uguaglianza anche tra nati e non nati, è l’anticamera per riconoscere il concepito come uno di noi, ma è anche l’occasione per riflettere sulla maternità che in quanto tale presuppone la relazione tra due soggetti: la madre e il figlio”. 

È innegabile che qualcosa stia cambiando nella società americana, come nel modo di sentire la vita di tutto il mondo. Marina Casini lo spiega così: “In questi decenni un enorme numero di persone in tutto il mondo non si è rassegnata e non si rassegna alla distruzione di massa culturalmente e socialmente accettata dei bambini in viaggio verso la nascita. Si tratta di un popolo che ha promosso e promuove la cultura della vita illuminando le coscienze. Perciò più che di ‘cultural wars’ parlerei di ‘cultural revolution’. Una rivoluzione culturale di straordinaria importanza per tutto il mondo. Il muro dell’estromissione dell’uomo-embrione dalla comunità degli uomini ha iniziato a cedere e speriamo che arrivi a crollare. Lo sguardo portato sul figlio nel grembo della mamma traccia la strada del rinnovamento che guarda con fiducia al futuro. Ovviamente si tratta anche di condividere concretamente le difficoltà materiali, morali e psicologiche di una maternità problematica o non attesa”.

Ma cosa succederà ora in Italia? Anche qui Marina Casini ha le idee ben chiare. La questione dell’aborto non è solo un fatto morale, ma anche politico, dunque non dobbiamo arrenderci. “Non rassegnarsi significa accettare l’inevitabile gradualità degli obiettivi di volta in volta perseguiti, nella logica del massimo bene raggiungibile ‘qui ed ora’. Si potrebbe cominciare con un impegno serio dello Stato a rimuovere le cause che inducono la donna ad abortire, a proporre soluzioni ai problemi, ad aiutare la donna durante la gravidanza. Tutte cose scritte nella legge 194 di cui mai le relazioni ministeriali hanno dato conto. Si potrebbe pensare ad una riforma dei consultori in modo da sottrarli alla logica abortista e renderli limpidamente a servizio della vita nascente e della maternità durante la gravidanza. Si potrebbe riconsiderare la proposta di modifica dell’art. 1 del Codice civile affinché la capacità giuridica sia riconosciuta ad ogni essere umano sin dal concepimento. Si potrebbero poi annullare le linee di indirizzo del 2020 sull’aborto farmacologico mediante RU486 e prendere iniziative per evitare che l’aborto diventi un fatto sempre più banale e privatizzato”.

Tuttavia conclude “la riflessione investe anche le pillole post-coitali (del giorno dopo e dei cinque giorni dopo). Ci vogliono tempo e pazienza. Ci saranno ostacoli e reazioni scomposte, ma continueremo a lavorare, a testimoniare, a mostrare la bellezza della vita che inizia nel concepimento e la meraviglia dell’abbraccio che per nove mesi unisce la mamma e il suo bambino. Un passo alla volta. Intanto si è rotto il silenzio imposto dalla cultura dominante e si è aperta la discussione. Questo è già un effetto positivo”.Per leggere l’intervista in versione integrale clicca qui




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Ida Giangrande

Ida Giangrande, 1979, è nata a Palestrina (RM) e attualmente vive a Napoli. Sposata e madre di due figlie, è laureata in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Napoli, Federico II. Ha iniziato a scrivere per il giornale locale del paese in cui vive e attualmente collabora con la rivista Punto Famiglia. Appassionata di storia, letteratura e teatro, è specializzata in Studi Italianistici e Glottodidattici. Ha pubblicato il romanzo Sangue indiano (Edizioni Il Filo, 2010) e Ti ho visto nel buio (Editrice Punto famiglia, 2014).




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