TikTok il modello vincente online

Quali sono le chiavi della popolarità di TikTok, lanciato nel 2018 da ByteDance dopo l’acquisizione di Musically? Velocità, efficienza e… capacità di azzeccare i nostri gusti.

Se per molti era soltanto una app per giovanissimi, di scarso interesse per gli adulti, oggi TikTok, il servizio cinese di video brevi che ha raggiunto il miliardo di utenti nel mondo, è il modello cui tutti vorrebbero uniformarsi online. Il successo crescente dell’applicazione, che l’anno scorso è stata scaricata da un numero di utenti superiore rispetto a Facebook (20% in più) e a Instagram (21%), porta i concorrenti a cercare d’imitarla, mutuandone caratteristiche e funzionalità. Di recente Instagram – che nel 2020 ha lanciato i Reels, brevi video che ricalcano il formato di TikTok – ha annunciato di avere in programma di lasciare uno spazio sempre maggiore ai contenuti video all’interno della propria bacheca e di voler sperimentare il formato a schermo pieno, proprio come fa da sempre il concorrente cinese. 

Ma quali sono le chiavi della popolarità di TikTok, lanciato nel 2018 da ByteDance dopo l’acquisizione di Musically? La prima è certamente l’implacabile efficienza dell’algoritmo, che seleziona i video da mostrarci sulla base della nostra precedente attività ed è in grado, meglio dei propri concorrenti, di azzeccare i nostri gusti tenendo agganciata più a lungo l’attenzione. A differenza di Instagram e di Facebook che nelle proprie bacheche ospitano gli aggiornamenti dei profili che seguiamo, TikTok nella propria sezione principale (quella dei “Per te”) seleziona video da qualsiasi fonte. Per vedere cosa pubblicano i profili che seguiamo occorre spostarsi sulla sezione “seguiti”, molto meno vista e popolare. E proprio in questi giorni Meta, proprietaria di Facebook e di Instagram, ha annunciato una virata in quella direzione: avremo presto due tipi di bacheche su Facebook, una con gli aggiornamenti dei nostri “amici” e una seconda invece con contenuti scelti per noi sulla base della nostra attività, esattamente come fa TikTok. I più attenti avranno notato come in realtà la tendenza sia già in atto da qualche tempo, con un aumento dei contenuti suggeriti, ma non provenienti dai nostri amici. 

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Il secondo elemento vincente dell’app cinese è la facilità d’uso, combinata con la velocità e una richiesta molto bassa di attività da parte degli utenti.  TikTok del resto si definisce una piattaforma per l’intrattenimento e non un social media vero e proprio, a significare che lo scopo principale non è quello di mettere in relazione le persone fra loro, ma piuttosto quello di tenerle agganciate e farle divertire. Il cambiamento non è da poco. L’evoluzione è verso forme di utilizzo sempre più frammentarie e disimpegnate, brevi spezzoni video, poca interazione, un cambio veloce e continuo da una pillola di contenuto alla successiva. Ben lontano dall’idea di Internet come agorà dove condividere opinioni e seguire i propri interessi e dei social media come luoghi dove coltivare e rafforzare le relazioni. Esistono certamente anche su TikTok profili interessanti, che fanno informazione in modo alternativo, offrono tutorial sui più svariati argomenti e sono esempi virtuosi di utilizzo della piattaforma. Vanno selezionati e seguiti. Ma di fronte all’inarrestabile trasformazione nella direzione dell’intrattenimento, ricordiamoci – e ricordiamo ai nostri figli – che Internet è anche altro: un enorme archivio dove nutrire e approfondire le proprie passioni. Per farlo occorre già oggi faticare un po’, selezionare le fonti e i profili più interessanti, passare da un link all’altro (molto pochi su TikTok e anche su Instagram) per scovare l’informazione che cerchiamo, avere dei propri percorsi e non lasciarsi soltanto trasportare dalla corrente che prevale. Compito mai facile, non solo in rete. Ma da ora in poi online sarà ancora più difficile.




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Stefania Garassini

Stefania Garassini, insegnante di Editoria Multimediale, Content Management e Digital Journalism all’Università Cattolica di Milano, collabora con il mensile Domus e con il quotidiano Avvenire ed è presidente di Aiart Milano, associazione nazionale che opera nella formazione a un uso consapevole dei media. Autore di "Dizionario dei new media" (Raffaello Cortina Editore, 1999)
autore di "I nuovi strumenti del comunicare" (con Gianfranco Bettetini, Barbara Gasparini, Nicoletta Vittadini) (Bompiani, 2001) autore di "Digital Kids", guida ai migliori siti web videogiochi e cd rom per bambini e ragazzi (Raffaello Cortina, 2001) e di "Smartphone. 10 ragioni per non regalarlo alla prima Comunione (e magari neanche alla Cresima)", (Ares, 2019). Curatore di "Clicco quindi educo. Genitori e figli nell'era dei social network", (Ets, 2018).




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