CORRISPONDENZA FAMILIARE

“L’aborto è il primo e più acerrimo nemico della pace”

5 Settembre 2022

Manfredo Ferrari, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

L’intervento di Mons. Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, in una nota trasmissione di Rai 3, ha lasciato molte perplessità, soprattutto perché ha dato una lettura politica e non antropologica della 194. Non ha parlato in difesa dei bambini ma della Legge che ne permette la soppressione. Non si è fatto voce di chi non ha voce, non ha detto chiaramente che si tratta di esseri umani innocenti che hanno tutto il diritto di venire alla luce. 

“Voi contate i soldi, noi ucraini contiamo i morti”, ha detto in un’intervista Olena Zelenska, moglie del Presidente ucraino. Parole che pesano come pietre e spostano l’attenzione dalle cose alle persone. È quello che avrei voluto sentire nel dibattito televisivo che nello scorcio di fine agosto, ha avuto per protagonista mons. Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Rispondendo ad una domanda sulla Legge 194, il presule romano ha detto che si tratta di un “pilastro della società” e poco dopo ha ribadito che non “è assolutamente in discussione”. Parole che ovviamente hanno suscitato tristezza e preoccupazione in larga parte del mondo cattolico. E non poteva essere diversamente. 

Per rispondere alle numerose critiche e forse anche per correggere il tiro delle affermazioni di mons. Paglia, il suo portavoce ha pubblicato una dichiarazione in cui chiarisce che: “L’intento dell’affermazione non riguardava un giudizio di valore sulla legge, quanto la constatazione che è praticamente impossibile abolire la 194 in quanto elemento ormai strutturale della legislazione in materia”, precisando anche che ad oggi “nessuna forza politica al momento intende abolirla”. Parole come queste non solo non sminuiscono la gravità delle affermazioni ma rappresentano la triste conferma che il Vescovo ha dato una lettura politica e non antropologica. Non ha parlato in difesa dei bambini ma della Legge che ne permette la soppressione. Non si è fatto voce di chi non ha voce, non ha detto chiaramente che si tratta di esseri umani innocenti che hanno tutto il diritto di venire alla luce. 

Non era necessario scomodare Giovanni Paolo II e neppure Papa Francesco che su questo punto ha detto parole di fuoco. Bastava ricordare che anche un’abortista convinta come Dacia Maraini anni fa ha scritto un libro – Il clandestino a bordo – per ricordare che il concepimento ha qualcosa di sacro, porta con sé il mistero di una nuova vita. È una persona che ha qualcosa da dire e da dare. Difendeva la Legge ma aveva anche il coraggio di dire parole come queste: “Se c’è qualcosa che avverto oggi come un pericolo, come un nemico, è la reificazione del corpo umano, è il vedere gli esseri umani trattati come cose” (Aborto, metafisica del nulla, intervista a cura di M. Corradi, Avvenire, 11 aprile 1996, p. 17). 

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Conoscendo l’attenzione tutta speciale che mons. Paglia dedica ai migranti – in questo caso, e non poche volte, ha alzato la voce contro la politica dei respingimenti – avrebbe potuto dire che i bambini non ancora nati sono inquilini scomodi, clandestini che non sempre ottengono il visto di ingresso nella società. Clandestini che spesso muoiono senza poter avere neppure un nome, una tomba, qualcuno che preghi per loro. Senza neppure il diritto di cronaca. Proprio come quei migranti che affogano nelle acque del mar Mediterraneo. Sono certo che parole come queste avrebbero suscitato un acceso dibattito – nello studio e sui media – ma avrebbero anche avuto il merito di dare a tutti motivi per guardare la questione a partire dai soggetti in gioco. In fondo, un Vescovo non ha il compito di dare giudizi politici ma etici, ha il dovere di ricordare che una politica che non si fonda sull’etica della persona rappresenta un suicidio per la società, pone le basi per una dissoluzione antropologica, favorisce la “civiltà delle cose”, come diceva con preoccupazione Giovanni Paolo II. Un vescovo non misura le sue parole pensando a quello che dicono e fanno i partiti ma a partire dalla sua coscienza di fede che non teme di chiedere tutto il bene anche quando sembra che sia impossibile al momento. 

Di tutto questo non c’è alcuna traccia nell’intervento di Paglia che appare piuttosto come un paladino di quella politica che ha fatto dell’aborto un “pilastro della vita sociale” e che non ha alcuna intenzione di cambiare rotta. 

Per contrasto penso a Madre Teresa di Calcutta, di cui oggi ricorre l’anniversario della morte. Sono venticinque anni che ha chiuso gli occhi alla vita terrena dopo una lunga e operosa esistenza tutta spesa per i più poveri dei poveri. E tra questi anche i bambini non ancora nati. Lei non faceva distinzione, come ha giustamente ricordato Papa Francesco nell’omelia della canonizzazione:

“Madre Teresa, in tutta la sua esistenza, è stata generosa dispensatrice della misericordia divina, rendendosi a tutti disponibile attraverso l’accoglienza e la difesa della vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartata. Si è impegnata in difesa della vita proclamando incessantemente che «chi non è ancora nato è il più debole, il più piccolo, il più misero». Si è chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva loro dato; ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini – dinanzi ai crimini! – della povertà creata da loro stessi” (Papa Francesco, 4 settembre 2106)

Quando ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace (1979), avrebbe potuto tacere, in fondo aveva ricevuto quell’altissimo riconoscimento per la testimonianza di un’eroica carità che abbatteva i muri costruiti dalla politica. Ma non era questo il suo stile, non è questo lo stile dei profeti. Quel giorno, sorprendendo tutti disse semplicemente che l’aborto è il primo e più acerrimo nemico della pace. Non so se sono parole nuove ma so che queste parole antiche avevano ed hanno la forza di scuotere la coscienza e chiedere a tutti un surplus di coraggio.




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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.




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