17 Settembre 2022

La nostra prima casa

Il corpo, ogni corpo è forma visibile dell’invisibile, di ciò che siamo e che vogliamo continuare a diventare. Tramite il corpo e il suo linguaggio, tutti, donne e uomini, ci apriamo al mondo, ci relazioniamo con gli altri, abitiamo lo spazio della nostra esistenza terrena. Ma ci sono delle differenze tra il corpo maschile e quello femminile, differenze che indicano ricchezza, unicità. Quello delle donne ad esempio contiene in sé la capacità esclusiva di essere abitato da un altro corpo, quello del proprio figlio. E ogni essere umano inizia la sua vita “abitando” all’interno di un altro essere umano, una donna. Il corpo di quella donna è la nostra prima casa.

La donna diventa lo spazio entro cui la vita si genera in quella straordinaria parabola che si nutre di legame interdipendente: due esseri vivranno in perfetta comunione e in perfetta alterità. Nello spazio dilatato, affinché l’altro maturi e cresca nella sua vita autonoma, si apre – quando il tempo si compie – un sentiero che permette al figlio di venire alla luce. A me sembra che questa specificità del corpo femminile, questa esperienza che ogni uomo fa di abitare in una casa protetto, nutrito, accudito in un’alterità che è profonda relazione deve essere la specificità della donna nel mondo anche quando la generazione non avviene nella carne.

Qual è dunque la specifica vocazione che è stata data a noi donne? Vivere questa profonda esperienza di accoglienza, alterità e di spingere verso l’esterno per rendere questo mondo migliore e abitabile. Ed è un impegno che riguarda tutti perché ciascuno di noi è venuto al mondo attraverso il grembo di una donna.

Lo ricordò anche Luz María Álvarez Icaza, presente come uditrice con il marito al Concilio Vaticano II. In quella occasione ebbe a dire, di fronte alla ritrosia e all’imbarazzo di alcuni Padri conciliari, che la questione della donna riguardava tutti, vescovi e laici, dal momento che tutti siamo nati da una donna. È giunto il tempo, dunque, di riprendere una riflessione approfondita sulla presenza della donna nella società e non c’è dubbio che questa coscienza deve passare deve passare anche attraverso una ricomposizione della propria esperienza corporea.

Il nostro abitare il mondo passa attraverso un corpo vissuto, e con questo non mi riferisco solo ai complessi apparati biologici e fisici ma faccio riferimento ad un’esperienza complessa, quella che la donna dovrebbe vivere o essere aiutata a vivere e cioè quella di essere chiamata a partecipare ad un pro-getto, un’esperienza cioè che getta in avanti, all’esterno, in cerca di un altro, un figlio che all’inizio è te e al contempo fuori di te.

Quale grande tesoro conservato in vasi di creta! Un potenziale spesso ridotto all’apparenza e alla superficialità. Se ci fermiamo a riflettere. La donna può esprimere ciò che biologicamente vive nella sua esperienza corporea in ogni ambito della sua esistenza. Se fa spazio al suo essere madre cioè a quella capacità di accogliere, accudire, nutrire e custodire la vita nel proprio corpo e poi gettarla fuori nel mondo continuando a custodirla in quella stesa dinamica relazionale intrauterina di complementarità e alterità, sono certa che avremmo una società più a misura d’uomo e anche una Chiesa con uno sguardo più profondo e accogliente.


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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1 risposta su “La nostra prima casa”

Grazie per l’articolo. Le ragazze di oggi sono molto più in crisi e confuse dei ragazzi. La loro educazione e formazione è indispensabile per la società e la Chiesa ha un compito fondamentale per questa educazione e formazione.

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