Convivenza

“Andiamo a convivere per conoscerci meglio”

coppia

L’inganno che sta dietro alla scelta della convivenza “per conoscersi” è che mentre tu pensi di conoscere quell’uomo, quella donna, di fatto ti stai già consegnando a lui, a lei. Stai già vivendo come sua moglie, suo marito.

Qualche giorno fa leggevo un articolo in cui due personaggi noti (lui presentatore tv, lei imprenditrice) raccontavano il segreto della durata di una relazione: dormire in case diverse. La coppia ha dei figli, ma nonostante questo ritiene che mantenendo ognuno i propri spazi (in questo caso, fino a vivere perennemente da fidanzati) l’amore possa durare. E molti, forse ridendoci, o forse no, hanno dato loro ragione: “In effetti, hanno capito tutto!”. Non mi permetterei mai di giudicare delle persone che, salvo vederle in tv per il loro lavoro o per delle interviste, non conosco minimamente. Che poi, giudicare qualcuno è sempre sbagliato. 

Mi permetto, però, di farmi una domanda: può davvero essere il segreto della felicità non vincolarsi? 

O meglio, vincolarsi in tutto (tanto da avere dei figli insieme) ma vivere come se si fosse separati, così da evitare gli screzi, le fatiche relazionali, i malumori che sono tipici di ogni matrimonio? Non è forse più bello attraversare tutto questo uniti, restarsi vicini, pure quando l’altra o l’altro diventa insopportabile? D’altronde se sappiamo sostenerci è in quei momenti che si vede l’amore, non dal fatto che ridiamo e scherziamo insieme mangiando la pizza al ristorante una volta a settimana o che una volta al mese trascorriamo un weekend romantico in montagna. Cose meravigliose, ma che non hanno molto sapore se non si sa attraversare anche la tempesta mano nella mano.

Se da un lato c’è chi ci propone la strada degli eterni fidanzati, dall’altro ci sono molti sostenitori della scelta opposta: andare a convivere molto presto, magari fin da subito. Mi sembra ieri quando, a ridosso della mia prima comunione, vent’anni fa ormai, ho sentito i genitori di un mio compagno di classe discutere con un sacerdote (venuto per il nostro ritiro prima del sacramento), sulla convivenza prematrimoniale: “Abbiamo un ragazzo di diciotto anni – dicevano – Noi gli consiglieremo la convivenza prima del matrimonio, perché aiuta a conoscersi meglio, a fare una scelta più consapevole…”. Il sacerdote, un uomo molto alla mano e simpatico, ha spiegato il suo punto di vista, in accordo con quanto propone la Chiesa.

Da un lato, abbiamo dunque chi propone l’astinenza dalla convivenza come filosofia di vita, da un altro la proposta – più popolare, senza dubbio – di convivere per testare la relazione, per mettere alla prova sé stessi e l’altro. E se il segreto della lunga vita dell’amore non fosse in nessuna delle due opzioni? Se il segreto fosse la castità, intesa come virtù che porta a voler conoscere il cuore dell’altro, prima di donargli tutto ciò che si ha e che si è? L’inganno che sta dietro alla scelta della convivenza “per conoscersi” è che mentre tu pensi di conoscere quell’uomo, quella donna, di fatto ti stai già consegnando a lui, a lei. Stai già vivendo come sua moglie, suo marito. 

Stai condividendo il letto nuziale. È suo, l’ultimo respiro che ascolti prima di dormire, suo anche il primo che senti appena ti svegli. Stesso bagno, stesse lenzuola, stesso tetto quando piove, quando nevica, quando c’è il sole. Di fatto, siete come due sposi. Puoi davvero dire che vi state conoscendo? O vi state sposando… senza sposarvi? Forse vi state donando senza però esserne consapevoli, vi state appartenendo senza appartenervi fino in fondo? Quando scegli la convivenza, quando vivi l’intimità sessuale, quando ti svegli con qualcuno ogni mattina, stai già vivendo come una sola carne con quella persona. 

Dov’è la differenza tra la vita che fanno un marito e una moglie rispetto a quella di due conviventi?

Spesso si lamentano proprio di questo i compagni di vita di lunga data: che di fatto sono marito e moglie, ma non hanno i diritti di due persone sposate. E quando finisce una convivenza – mi raccontano alcuni amici – non è come se finisse un fidanzamento: il dolore è quello di un divorzio. Perché la vita che si faceva non era più da fidanzati, ma da sposi.

Sposarsi è una cosa seria (è normale che faccia paura), ma lo è anche fare la vita da sposi. Se vuoi davvero conoscere qualcuno, se vuoi davvero capire se è lui o lei la tua vocazione, metti da parte il sesso e impara il dialogo. E prega molto. Il sesso lo si può fare con tutti e rischi che “uno vale l’altro”. Concentrati su quello che c’è nel cuore di questa persona unica e irripetibile che hai accanto, sui desideri profondi che ha, che avete. Condividete paure, ricordi, gioie e dolori. Raccontatevi, ditevi la vostra visione sul mondo, le vostre speranze.

Perché il sesso è come un cemento, che lega due mattoni sistemati insieme secondo un progetto ben definito e tiene in piedi una casa. Concentratevi sul progetto, perché se ne vale la pena, il tempo di gettare il cemento verrà. E, liberi dalla paura di aver costruito male e nella fretta, sarà molto, molto più bello abitare sotto lo stesso tetto. Quando c’è il sole e quando il sole se ne va.




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.




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