29 Settembre 2022

Christian e il coraggio di una madre

È il 3 luglio del 2016 Christian Scaiola, 21 anni, sta guidando il suo motorino con un amico a bordo. Stanno andando al bar del quartiere. All’improvviso un’auto davanti a loro fa un’inversione e Christian sbatte la testa contro il veicolo, in avanti, e poi indietro, contro il casco dell’amico. Intanto la mamma, Viviana, sente il suono delle sirene e comincia a messaggiarlo: “Se non rispondi subito, mi arrabbio”. Ma il figlio non poteva rispondere.

I medici che soccorrono Christian fanno tutto il necessario, lo rianimano, gli scoperchiano il cranio per permettere la decompressione dell’encefalo. Più tardi è tracheotomizzato, le secrezioni aspirate di continuo, l’ossigeno rimane sempre attaccato. La storia è raccontata da Lucia Bellaspiga su Avvenire e mentre leggo non posso non pensare alla mamma. È lei che fin dal primo momento è accanto a quel figlio, è lei che si arma di tanta forza e comincia a sperare contro ogni speranza.

Dopo alcuni anni all’ospedale san Gerardo di Monza, Christian viene trasferito al Garbagnate, una struttura socio-sanitaria dove è riabilitato tra i sub-acuti, sempre attaccato all’ossigeno e con la tracheotomia tenuta aperta per aspirare le secrezioni. Ma dopo sei mesi dicono alla madre che non c’è più nulla da fare e il figlio è trasferito al Palazzolo Don Gnocchi, nel nucleo per gli stati vegetativi. È la rinuncia a qualsiasi miglioramento. La rinuncia della medicina ma non della madre che riesce a cogliere i più piccoli movimenti del figlio. Dice a tutti che Christian gli stringe la mano ma nessuno le crede. Fino a quando spariscono le caramelle gommose che ha lasciato sul comodino accanto al letto del figlio.

Comincia un’altra fase. Al San Gerardo di Monza Christian riceve la sua calotta cranica e il Comune di Rho gli attribuisce una piccola casa con ascensore perché quella dove vivono prima ne era sprovvista. Così mamma Viviana avvera il suo sogno di riportarselo a casa. Sono passati sei anni dall’incidente. «Non era come lo vede oggi – sottolinea la madre –, era assente, non parlava da anni, faceva solo versi e movimenti inconsulti, pesava 45 chili. Ma invece di nutrirlo con la Peg gli frullavo il cibo e dopo qualche tempo non l’ho più nemmeno frullato, ormai mangiava di tutto… oggi pesa 80 chili e solo con i liquidi fatica ancora a deglutire, così beve con la cannuccia». Christian alza l’indice e parla, lentamente (ogni parola richiede impegno): «I miei piatti preferiti sono la pizza e i gamberoni alla piastra, poi le cotolette e la pasta al forno».

Una storia d’amore, una storia che in Italia si può ancora raccontare a differenza di altri Paesi Europei dove sarebbe prevalso il best interest e a Christian sarebbero stati staccati i supporti vitali. Una storia che dimostra come l’amore di una madre è capace di vedere oltre. E non so se qualcuno sia capace di dire a quella madre che ha lasciato il proprio lavoro, che si paga l’osteopata a sue spese, che cucina felice i manicaretti preferiti di Christian se la vita di quel figlio non è vita secondo gli standard del mondo.    


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).




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