I rischi farmacologici

La diffusione della RU 486

pillola

La pillola abortiva Ru486 “verrà distribuita in Emilia-Romagna dalla prossima settimana”. Così ha detto Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna, ospite di ‘Otto e Mezzo’ su La7, riferendosi alla distribuzione nei consultori della regione.

La pillola abortiva Ru486 (la kill pill) si può al momento prendere solo in strutture sanitarie: in Emilia-Romagna in day hospital dal 2005 e da fine 2021 in ospedale anche in regime ambulatoriale. Con la distribuzione della pillola abortiva Ru486 nei consultori della regione “si parte la prossima settimana – ha spiegato Bonaccini – da Parma, poi Modena, Bologna, la Romagna e tutto il territorio”.

“Ci son regioni che ho l’impressione non vogliano farlo – aggiunge – Questo è il punto. Noi dobbiamo discutere di questioni che riguardano i cittadini, i loro diritti, le loro preoccupazioni”.

Subito dopo le elezioni e subito dopo le posizioni dei cittadini che hanno eletto il nuovo governo italiano. Possiamo dire che non sia un caso. Comunque la kill pill non è sicura per le donne perché tante ricerche scientifiche lo dimostrano. Ma oggi si va di fretta e questo dettaglio non viene spiegato bene. Come non viene spiegato e detto che il cuore del piccolo embrione umano comincia a pulsare dal 21esimo giorno del concepimento e il limite della nona settimana (63esimo giorno) per la RU 486 è ben al di là. 

Non è una vittoria per le donne, per la famiglia e per la società.

Vale la pena ricordare allora l’Abortion Pill Reversal, l’antidoto alla RU486. Fino al 2018 oltre 500 donne l’hanno usata con successo. Uno studio pubblicato ad aprile 2018, condotto su 754 donne pentite d’aver preso la RU486, ha riportato un tasso di successo dell’Abortion Pill Revarsal del 68%.

Da 13 anni George Delgado e Matt Harrison hanno lanciato l’antidoto alla RU486, l’Abortion Pill Reversal. Nel 2018 il dottor William Lile, in Florida, ha potuto aiutare una donna che aveva preso la RU486 a salvare i due gemelli in grembo all’ottava settimana di gravidanza, come potrebbe ora succedere in Italia visto che è stato spostato il limite a 9 settimane dal Ministro Speranza del partito “Liberi e Uguali”. La donna si era recata in una clinica per abortire e ha preso la prima delle due pillole di cui è composta la RU486, il mifepristone, che blocca il progesterone e fa morire il bambino in grembo.

Ma prima di prendere la seconda pillola, il misoprostol, che provoca le contrazioni e l’espulsione del feto morto, la donna, pentita, si è rivolta al dottor Lile che, secondo il protocollo previsto dall’Abortion Pill Reversal (supportato da una rete di 350 operatori sanitari e una linea diretta 24/7 [1-877-558-0333], ora gestita da Heartbeat International attraverso OptionLine), ha fornito una massiccia dose di progesterone extra usando un farmaco chiamato Prometrium, che normalmente si usa per contrastare le minacce d’aborto spontaneo.

Un mese dopo, a 12 settimane di gestazione, i gemellini avevano battito cardiaco normale e stavano bene. Contro il dottor Lile è stata presentata una denuncia anonima da parte di un abortista e il medico è stato deferito davanti al consiglio di disciplina dell’ordine per avere usato impropriamente il Prometrium. Il comitato di revisione istituzionale però ha ritenuto ragionevole l’uso del farmaco dopo un tentativo di aborto chimico con RU486 e ha giudicato le azioni del dottor Lile professionali, appropriate e buone pratiche mediche.

Fino al 2018 oltre 500 donne hanno usato l’antidoto alla RU486 con successo. Uno studio pubblicato ad aprile 2018, condotto su 754 donne pentite d’aver preso la RU486, ha riportato un tasso di successo dell’Abortion Pill Revarsal del 68%. Gli abortisti “pro choice”, cioè per la scelta, insistono nel voler combattere con ogni mezzo contro l’antidoto alla RU486. La scelta della stessa donna di ripensare e cambiare idea sull’aborto farmacologico non è sopportabile per la mentalità abortista perché stravolge la dittatura del diritto assoluto e porta alla luce l’inganno dell’aborto come “legge di civiltà”.




Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia

Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).

CONTINUA A LEGGERE



Gabriele Soliani

Gabriele Soliani, nato a Boretto (Reggio Emilia) il 24-03-1955. Medico, psicoterapeuta, sessuologo, adolescentologo, giornalista pubblicista iscritto all’Ordine. Libero professionista. Ha collaborato per 9 anni al Consultorio Familiare diocesano di Reggio Emilia. Sposato con Patrizia, docente di scuola superiore. Vive a Napoli dal 2015. Ministro della Santa Comunione e Lettore istituito.




ANNUNCIO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per commentare bisogna accettare l'informativa sulla privacy.