3 Ottobre 2022

Una riflessione onesta sul dopo voto in Italia

Il dopo voto di questa settimana a conclusione del risultato elettorale di domenica scorsa mi ha lasciata molto perplessa. La violenza di certe affermazioni, lo spettro di un passato che non esiste più, la paura di fare un passo indietro sui cosiddetti diritti conquistati e dati per scontato, a mio avviso deve farci fare un’attenta e onesta riflessione.

Molti vedono nei vincitori della tornata e nella sua leader Giorgia Meloni, un grave pericolo sul piano dell’aborto, del gender, delle adozioni delle coppie omosessuali, dell’utero in affitto. Forse è il caso di leggere questo dato da un altro punto di vista. Negli ultimi anni per la foga di adeguarsi al resto dell’Europa e del mondo si sono susseguiti a valanga proposte di legge, battaglie politiche, manifestazioni per sdoganare, legiferare, rendere “normali alcuni modi di fare” o pratiche in nome di una libertà individuale che nessuno può e deve mettere in discussione. Tutto questo senza minimamente chiedersi quali sono le conseguenze sul piano culturale e antropologico. Tutto questo senza comprendere che si è cercato di colpire a suon di picconate alcuni dei pilastri più importanti del vivere comune e del nucleo familiare e cioè la differenza maschile e femminile, la maternità, la procreazione. Evidentemente la comunità italiana nonostante sia bombardata da ogni parte e non solo politicamente ma anche attraverso le pubblicità, le serie televisive, le canzoni ha cominciato a fiutare il pericolo che questo modo di pensare, che costituisce il mainstream culturale degli ultimi anni, può portare.

Credo che gli stessi fautori di questo pensiero non si rendano conto delle reali conseguenze, accecati dalla forza prorompente del pensiero secondo cui: “ciascuno deve essere libero di esprimersi come vuole” e guai “a ferire la sensibilità di una fascia protetta” pena il linciaggio mediatico, social o professionale. E questa violenza è ben evidente sui social. Non c’è diritto di replica, non è possibile esprimere un’idea contraria che subito si è liquidati come cattolici, retrogradi e omofobi e per questo esposti al pubblico ludibrio. Tanto che alcuni personaggi famosi – mosche bianche – che in questi anni si sono permessi di dire qualcosa a favore della famiglia fondata sull’unione di un uomo e di una donna, sono stati costretti a ritrarre le loro dichiarazioni, a chiedere scusa, e a modificare la loro opinione. Vedi il caso di Guido Barilla.

“Non faremo pubblicità con omosessuali perché a noi piace la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca”. Era il 25 settembre del 2013 e Guido Barilla risponde così, ai microfoni di Radio24, a chi chiede perché l’azienda non abbia ancora dato spazio agli omosessuali nei propri spot. Segue una pioggia di polemiche, il boicottaggio della marca. Arrivano le scuse dell’azienda, l’ammissione di aver commesso un errore da parte di Guido. Nel 2014 Barilla perde 21 posizioni nella classifica annuale delle società del Reputation Institute.

Ma l’amministratore delegato Claudio Colzani prende in mano la situazione ed ecco che Barilla sale velocemente sul treno dell’inclusione, assumendo un addetto alla diversità, facendo formazione del personale, creando gruppi per le risorse umane e reclutando alcuni consulenti LGBTQ…E ha funzionato: negli ultimi 7 anni, la società ha ottenuto il punteggio più alto possibile nell’equality index della Human Rights Campaign.

Ma forse ciò che nei grandi palazzi si fa e si decide e si impianta nella testa dei giovani attraverso gli influencers, non corrisponde a ciò che pensa la comunità civile. Vale la pena ricordare le parole di papa Benedetto XVI che nel 2013 pronunciò al Pontificio Consiglio Cor Unum: “L’insidia più temibile di questa corrente di pensiero è di fatto l’assolutizzazione dell’uomo” che viene sciolto da ogni legame e da ogni costituzione naturale”, fino a pretendere di “essere indipendente” pensando che “nella sola affermazione di sé stia la sua felicità”. Forse qualcuno si sta accorgendo che ciò che manca è il diritto di replica, la possibilità e il diritto di custodire quei valori che hanno fondato la nostra società per secoli, di non eludere i fondamenti cristiani della relazione comunitaria, di comprendere le conseguenze spesso drammatiche di alcune “conquiste”…Insomma non è oro ciò che luccica. 


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).




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