CORRISPONDENZA FAMILIARE

Che c’entra la Chiesa? Le ragioni di una presenza

24 Ottobre 2022

Frame video https://www.youtube.com/watch?v=R9LLYiRTEPc

La Chiesa ha sempre partecipato attivamente alla vita sociale in ogni suo ambito. Nel passato ha dato un contributo fondamentale e decisivo per difendere la dignità dei più deboli. Quando le istituzioni pubbliche erano latitanti sul piano dei servizi sociali, la Chiesa era presente per dare istruzione ai più poveri, curare gli infermi, non far mancare i beni essenziali. Questa straordinaria storia di carità è purtroppo sconosciuta ai più, volutamente silenziata dal potere culturale che non ha alcun interesse a presentare la fede cattolica come un autentico baluardo della libertà. 

17 ottobre 2022, l’università Federico II inaugura una sede a Scampia, quartiere conosciuto per tanti altri motivi meno nobili. Ci sono tutte le autorità politiche e istituzionali. C’è anche mons. Battaglia, il Vescovo di Napoli. Guardando le immagini pubblicate su YouTube, qualcuno scrive: “Che c’entra la Chiesa con questo evento? Qualcuno me lo spieghi”. 

Ha ragione, non è colpa sua. I media non ne parlano. Lui non sa che la Chiesa non ha mai abbandonato questo luogo, anche quando era infestato dalla camorra, anche quando tutti lo avevano lasciato perché considerato un territorio pericoloso e inospitale. La Chiesa era lì, con la parrocchia, l’oratorio per i ragazzi, le tante iniziative di carità a favore dei più deboli. La Chiesa non sceglie i luoghi nobili, non frequenta i Palazzi, vive nel territorio in mezzo alla gente, condivide la vicenda di quelle persone che vivono ai margini della società. E lo fa con quella gratuità che sembra un’araba fenice in una società in cui tutto si paga e si fa dietro un compenso o una promessa. La Chiesa è fatta di uomini e donne che ogni giorno sono pronti a consumare la vita per seminare la carità pur sapendo che quel bene può essere facilmente calpestato. 

La Chiesa non abbandona i quartieri più poveri, come fanno i vip della politica e gli editorialisti dei mezzi di informazione che scelgono di vivere nelle zone più in della città. La Chiesa non fugge quando la guerra mostra il suo volto più feroce. La Chiesa entra negli ospedali e nelle carceri, accoglie e amplifica il grido dei poveri, vive a contatto con gli ultimi, gli scartati dalla società. La Chiesa offre un pasto e un tetto a chi ha perso tutto. La Chiesa si preoccupa di accompagnare e sostenere le donne che vogliono accogliere la fragile vita che portano in grembo. 

La Chiesa ha sempre partecipato attivamente alla vita sociale in ogni suo ambito. Nel passato ha dato un contributo fondamentale e decisivo per difendere la dignità dei più deboli. Quando le istituzioni pubbliche erano latitanti sul piano dei servizi sociali, la Chiesa era presente per dare istruzione ai più poveri, curare gli infermi, non far mancare i beni essenziali, in obbedienza al comando di Gesù (Mt 25, 31-40). Questa straordinaria storia di carità è purtroppo sconosciuta ai più, volutamente silenziata dal potere culturale che non ha alcun interesse a presentare la fede cattolica come un autentico baluardo della libertà. 

La Chiesa continua anche oggi ad offrire la sua opera non solo con una presenza attiva sul piano della carità per rispondere alle emergenze di una storia sempre avara, ma anche per amplificare il grido di giustizia della povera gente. Quel grido che “attraversa le nubi” (Sir 35,21) e giunge fino a Dio, spesso non giunge nei Palazzi del Potere, troppo impegnato a difendere se stesso e i privilegi di pochi. La Chiesa lotta contro i potenti per custodire la speranza dei poveri. E fa tutto questo non solo per amore dell’uomo ma per testimoniare che ogni uomo è prezioso agli occhi Dio. Ogni ferita inferta all’uomo è una bestemmia contro Dio. 

La Chiesa è presente per ricordare a tutti – e in primo luogo ai credenti – che Dio è assolutamente necessario, senza di Lui non siamo capaci di costruire una società degna dell’uomo. O meglio, come ricordava saggiamente Paolo VI, “l’uomo può organizzare la terra senza Dio, ma senza Dio egli non può alla fine che organizzarla contro l’uomo” (Populorum progressio, 42). Queste parole, scritte alla fine degli anni ’60, oggi appaiono più che mai profetiche. 

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“Che c’entra la Chiesa con questo evento?”. Una domanda come questa nasce dall’ignoranza. Le prime scuole universitarie – tra cui la Schola medica salernitana (IX-X secolo) trova nella Chiesa la sua madrina. Le più antiche università (Bologna, Parigi, Roma, Oxford) hanno un’evidente e decisiva matrice ecclesiale. La Sapienza di Roma nasce agli inizi del XIV secolo ad opera di Papa Bonifacio VIII. L’università nasce nel Medioevo, in quell’epoca che ancora oggi tanti (per ignoranza o malafede) si ostinano a presentare come icona dell’oscurità. La Chiesa è parte attiva di questo processo culturale perché il cristianesimo è amante della verità. 

“Nulla di ciò che è umano mi è estraneo”, diceva Terenzio, un commediografo latino vissuto nel II secolo a.C. Sono parole che anche la Chiesa può ripetere. Dal momento che Dio si è fatto uomo per dare all’uomo pienezza di vita, tutto ciò che riguarda l’uomo appartiene al ministero della Chiesa. Per questo, piaccia o no, siamo e saremo presenti in ogni angolo della vita sociale. Non per imporre le proprie idee ma per contribuire a rendere più bella la vita di tutti e di ciascuno.




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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

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