CORRISPONDENZA FAMILIARE

Bakhita scappata dai terroristi islamici: il dramma di un popolo nell’indifferenza dei media

14 Novembre 2022

I terroristi islamici incendiano la sua scuola e Bakhita fugge via con una sorella dal suo villaggio in Africa. Accolta e seguita dalle consacrate della Piccola Famiglia di Emmaus. Don Silvio racconta l’incontro con lei nel suo ultimo viaggio in Burkina Faso che si è concluso da pochi giorni. 

Ho incontrato Bakhita nel corso del mio ultimo viaggio in Burkina Faso. Ha 14 anni, uno sguardo determinato ma anche velato di tristezza. Racconta la sua storia con voce pacata, senza manifestare particolari emozioni, come se fosse la vicenda di un altro. Quattro anni fa è scappata dal suo villaggio, assieme ad una sorella più piccola, ha lasciato la sua famiglia. Quando sono arrivati, i terroristi islamici hanno bruciato la scuola cattolica, l’unica ricchezza in un territorio segnato da un’endemica povertà, l’unica possibilità per sognare un futuro diverso da quello imposto dalle catene della propria condizione sociale. 

La storia di Bakhita è solo un frammento di un dramma che si consuma da anni nella più totale indifferenza dei media occidentali. Quattro milioni di profughi, migliaia di morti, chiese chiuse, scuole distrutte, intere regioni controllate dai Signori del terrore. Dieci anni fa il problema maggiormente sentito e denunciato era quello della corruzione politica che rallentava non poco lo sviluppo e soffocava le attese e le speranze delle giovani generazioni. Oggi è l’insicurezza. Questa è la fotografia del Burkina Faso. Il Paese è come una fragile barca in mezzo alla tempesta, in balia di una violenza cieca e determinata a sovvertire le sorti di una Nazione che, fino ad oggi, e malgrado la diffusa e radicata povertà, poteva vantare una pacifica convivenza e una fruttuosa collaborazione tra le diverse componenti della vita sociale e religiosa. 

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Il Governo non sembra in grado di contrastare efficacemente l’opposizione di un esercito invisibile e ben armato che si nasconde dappertutto ed appare all’improvviso con azioni dimostrative e/o distruttive. Una situazione sempre più intollerabile. Agli inizi del 2022 un colpo di Stato aveva cacciato Roch Kaboré, il presidente democraticamente eletto, accusato di non saper gestire la lotta contro il terrorismo. Il governo militare, affidato alla guida del generale Damiba, non ha dato le risposte che tutti attendevano. Un mese fa un nuovo golpe ha portato al potere un altro militare, l’ambizioso capitano Ibrahim Traoré, che malgrado la sua giovane età (34 anni) ha ottenuto un vasto consenso da parte di un’assemblea che raccoglie rappresentanti dell’esercito e della polizia ma anche delle organizzazioni tradizionali e religiose oltre che dei sindacati e dei partiti. La designazione di Traoré, primo presidente musulmano del Burkina, ha suscitato non poco entusiasmo nei fedeli dell’islam, che da tempo rivendicavano un ruolo di maggior rilievo nei Palazzi del potere. Nessuno sa dire se questa nuova leadership avrà la capacità di attuare una politica capace di contenere e gradualmente ridurre gli spazi del Terrore. 

Il futuro di questo Paese è affidato alla lealtà e alla competenza di coloro che hanno la responsabilità di governare. Ma è affidato anche all’impegno della società civile. Tutti hanno un compito e ciascuno può fare qualcosa per seminare speranza e favorire un processo che allontani o renda ininfluenti le trame di chi semina odio e vuole dividere il Burkina. 

Il Direttore della scuola, frequentata da Bakhita, appartiene a questa categoria. Quando il Terrore ha devastato tutto, non si è girato dall’altra parte, ha cercato di mettere in salvo i tesori più preziosi, quelle ragazzine che avevano voglia e capacità di studiare. È stato lui ad allontanare Bakhita dal suo villaggio per darle la possibilità di continuare gli studi. Attraverso i canali della solidarietà ecclesiale la ragazza è giunta a Koupéla dove ha trovato accoglienza presso la Maison Yougbaré, una Casa della Piccola Famiglia di Emmaus che accoglie e sostiene ragazze liceali. Non ha trovato solo un tetto ma anche una comunità che si prende cura di lei. 

Appartengono a questa categoria anche i genitori, musulmani ma contenti di vedere che la figlia è in buone mani. Alcuni mesi fa sono venuti a Koupéla per partecipare al battesimo della figlia. L’unica visita in quattro anni. Non hanno opposto resistenza né hanno rinnegato la figlia per aver scelto la fede cattolica. Non seguono la perversa dottrina di chi fa della religione un muro che separa e oppone gli uni agli altri. Sono poveri ma ricchi di umanità. 

Bakhita si prepara a completare con ottimi voti il primo ciclo della Scuola Secondaria, quello che le permette di avere un diploma ma il cuore già viaggia verso altri traguardi. Vuole completare il Liceo e poi… si affida nelle mani di Dio. La sua storia è un piccolo raggio di luce in un orizzonte in cui si addensano tante ombre. Un frammento di speranza che invita a non arrendersi al male. 




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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.




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