25 Novembre 2022

Ernia e la sua Buonanotte a quel figlio mai nato

Che grande opportunità poter ascoltare i giovani, sedersi e accogliere le loro paure, le domande, le inquietudini. Immedesimarsi nei loro anni, dare il giusto peso alle loro parole. Senza liquidarli velocemente come chi è convinto che sia un’età di transizione da sopportare e basta. Bisogna anche supportare. E in quella piccola vocale differente tra le due parole c’è tutta la nostra responsabilità educativa.

Mio figlio in questi giorni (ma poi a catena altri giovani che conoscono la mia sensibilità sul tema) mi ha segnalato una canzone di un genere che certamente non rientra nei miei gusti in fatto di musica: il rap. Il brano in questione è Buonanotte, tratto dall’album Io non ho paura di Ernia e racconta il dolore per la perdita del figlio dopo l’aborto procurato della fidanzata. Mentre scrivo lo riascolto in sottofondo e la prima cosa che penso è che la musica e le parole rivelano innanzitutto una struggente malinconia, una sofferenza profonda.

Ho pensato a come sono bravi i giovani, molto più di noi, a trovare le parole giuste, le frasi adatte per raccontare ciò che hanno dentro. Noi adulti ci appelliamo alla scienza, alla morale, alla ragione per dire, annunciare, proclamare la bellezza e la dignità del concepito. Ernia ha semplicemente raccontato la sua esperienza di uomo e di padre di fronte alla tragedia dell’aborto. Una lettera a quel figlio mai nato, “un bel mal di testa”, “se dovessi riprendere questa decisione non lo rifarei perché non vorrei vederla soffrire [la madre del bambino]”, “parlami nei sogni”, “ora fai la buonanotte nei pensieri di papà”.

Certo Ernia difende la scelta, si scaglia contro quelli che giudicano, “che fanno la morale” ma nello stesso tempo non si accorge di utilizzare proprio quelle espressioni – padre, madre, vita oltre la morte – che minano alla base i pilastri su cui si fonda la cultura abortista e paradossalmente dimostra che spesso l’aborto è solo una questione ideologica. Quando cioè veramente si fanno i conti con il dramma di decidere di interrompere per sempre la vita di un figlio, tutto questo provoca nel cuore della donna e anche dell’uomo una ferita profonda. Non è dunque un cumulo di cellule, non è una passeggiata, né una questione che riguarda solo la donna.

Grazie Matteo che hai raccontato il tuo dolore. Senza forse rendertene conto, sei stato un testimone della vita nel grembo materno. Hai dato voce a quel bambino, a quel figlio. Cerchi nella musica un contatto con quella parte di te che ogni padre riconosce nel figlio. È il mistero della vita, su cui ci affanniamo ad allungare le nostre mani ma che andrebbe custodito, protetto e amato, sempre.


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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