7 Dicembre 2022

Malabrocca e il capovolgimento del successo

Mio marito, da appassionato ciclista, ha pensato bene di regalarmi una bici durante la pandemia. A suo avviso questo mezzo di trasporto è un antidepressivo potente oltre che un divertente modo di fare sport. Credo che la definizione sportiva non sarà mai accostata alla mia persona ma intanto ho scoperto che andare in bici aiuta a pensare, a pregare, a sorridere, a riconciliarsi con il mondo, a godere di ciò che ci circonda, a notare cose che in auto non si scoprono. A cambiare cioè la prospettiva delle cose e magari capovolgerle.

E così mi ritrovo spesso, mio malgrado, catapultata nel mondo e nella storia del ciclismo italiano scoprendo tra i personaggi che lo hanno caratterizzato uno davvero curioso: Luigi Malabrocca. Il suo nome, come la sua storia, ha qualcosa di affascinante che vale la pena conoscere. Classe 1920, Luigi era nato a Tortona da una famiglia povera e numerosa. Fin da giovane si trasferì a Garlasco, e divenne a vent’anni un ciclista professionista…Sognava certamente di arrivare primo ma al Giro d’Italia del 1946 arrivò ultimo e a sera, mentre coperto dalla vergogna pensava a come dirlo ai cittadini del suo paese, e soprattutto alla Ninfa, la sua fidanzata, cominciarono ad arrivare premi in natura: un agnellino e poi delle brocche di vino.

L’Italia di allora era lacerata e distrutta dalla guerra, c’era fame e tanta precarietà. E quando Luigi Malabrocca si vede recapitare in albergo di tutto (vino, olio, uova, pane), capisce immediatamente che il fanalino di coda è un ottimo affare per sconfiggere la miseria. Così, mentre in testa alla corsa Coppi e Bartali lottano per contendersi la vittoria, Malabrocca con la sua maglia nera, simbolo e marchio dell’ultimo, controlla che nessuno scivoli alle sue spalle. Diventa così famoso da meritarsi premi e somme di denaro tali da convincere la sua amorosa a sposarlo.

Così Luigi, che aveva tanto faticato per diventare un ciclista professionista, divenne il primo a essere l’ultimo, capovolse l’ordine di arrivo, sublimando la lentezza ed esaltando il ritardo. Scelse ciò che per tutti era la parte sbagliata: strade impervie, retrovie, buche ma la parte giusta secondo la sua visione. Fino a quando nel Giro d’Italia del 1949, un tale Sante Carollo, ciclista vicentino, accortosi anche lui dei benefici derivanti dall’ultimo posto, tentò di togliere a Malabrocca l’ultimo posto. E ci riuscì. Dopo qualche anno, la maglia nera fu abolita perché ritenuta giustamente antisportiva. Luigi tornato al suo paese sposò la Ninfa, ebbero un lungo e felice matrimonio con quattro figli e continuò la sua carriera da ciclista vincendo anche molti premi importanti.

La sua fama però resta legata alla maglia nera e ad una riflessione doverosa: si può vincere anche arrivando ultimi. Non è un modello da presentare, Malabrocca fiuta il successo in un altro modo e lo rincorre con la stessa tenacia dei primi in classifica ma in qualche modo apre uno spiraglio di lucidità e sana ironia in un mondo competitivo e abitato dal successo ad ogni costo. E ci regala insieme ad un sorriso anche la speranza di un mondo dove gli ultimi saranno i primi. In Cielo è già così ma… senza barare. 


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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