SACRAMENTO DEL MATRIMONIO

Lettera per mia sorella sposa

Qualcuno ancora mi chiede come abbiate fatto a organizzare un matrimonio in quattro mesi. Avevate il desiderio forte di unirvi per sempre. Siete riusciti ad andare all’essenziale e con quella luce negli occhi ci costringete a chiederci: “Ma noi la vogliamo una vita così?”.

Cara sorella, 

sarebbe troppo banale ricordare i tempi in cui eri bambina e ti trattavo come il mio bambolotto. Sarebbe banale perdersi nei racconti epici della nostra infanzia, nelle cavolate scoperte dai genitori solo anni dopo, sarebbe banale ripercorrere tutto quello che abbiamo vissuto insieme. 

Va bene, forse non banale, ma un po’ scontato sì. Anche perché lo abbiamo già fatto un milione di volte.

E allora non voglio soffermarmi su quello che c’è stato prima di vederti arrivare all’altare radiosa come mai ti avevo visto nella vita.

Voglio soffermarmi sulla gioia di quel giorno e sull’orizzonte che vi si apre davanti adesso. 

Voglio soffermarmi su quello che ci avete insegnato, con la semplicità di un matrimonio essenziale, senza fronzoli, ma abitato dalla Gioia vera, quella di Cristo.

Qualcuno ancora mi chiede come abbiate fatto a organizzare un matrimonio in quattro mesi. Era fine luglio quando ci avete dato l’annuncio, e il 10 dicembre già portavate le fedi al dito. In voi si vedeva il desiderio forte di ricevere la benedizione del Signore, perché avevate capito di essere l’uno la via dell’altra, e tutto il resto veniva in aggiunta. 

È stata una delle cerimonie più intense cui abbia mai partecipato: 27 anni tu, 28 lui, la chiesa era piena di giovani che condividono con voi la fede. Erano tanti. Un segno di speranza, che ha sorpreso perfino i pellegrini giunti lì per caso: “Si vede che sono due ragazzi credenti: guarda che clima di preghiera che si è creato! Guarda come cantano, guarda quanti giovani!” 

Per ricevere gli invitati avete scelto una trattoria, a Collevalenza, attaccata alla Basilica di Madre Speranza. Non una villa: “L’importante è che si mangi bene e ci sia la musica”.

Più volte ti ho chiesto se fossi proprio sicura, se era una questione di possibilità o volevate proprio così. Mi hai risposto: “Siamo qui per Madre Speranza, che ci servano cibo in una villa o in un locale che accoglie pellegrini per noi è indifferente: basta che ci sia posto per ballare e le persone si divertano”.

Leggi anche: Il matrimonio è davvero un pezzo di carta? 

Il posto per ballare c’era e infatti, alle 3 di pomeriggio, la festa era già partita

Abbiamo giocato con voi, scherzato, cantato, come in pochi altri matrimoni ho visto fare: con una esuberanza e una energia che rimarranno impresse nei miei ricordi per sempre.

Le ore sono volate, come mi hanno detto tanti nostri amici. 

Non avete la vita già avviata, vivrete in un monolocale in affitto e tu devi ancora terminare gli studi. Eppure, avete deciso di affrontare tutto ciò che capiterà da questo momento in poi uniti nel Signore. 

Perché “Non importa che ci sia tutto, importa che ci sia Lui”.

Non so nemmeno come augurarvi il meglio, non ho ancora parole per dire la gratitudine che provo nei confronti di Dio per le opere che sta compiendo in voi, per come siete capaci di seguire la via del Vangelo radicalmente, autenticamente e soprattutto veramente insieme.

Portate luce, portate speranza. A chi non crede in Dio, a chi non crede nel matrimonio, a chi ha paura di scelte definitive. 

Spogliati di ciò che non conta, ci costringete ad andare più in profondità e a chiederci: ma noi la vogliamo una vita così? Lo vogliamo un amore vero, un amore senza compromessi, senza perdite di tempo e vissuto alla luce del sole?

È difficile dire di no, guardando come brillano i vostri occhi. 

Che dire ancora?

Semplicemente auguri, auguri, auguri… e che La Madonna vi accompagni!




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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