CELEBRAZIONE DELLA MESSA

Tu hai nostalgia di Dio? Riflettendo su come viviamo la Messa…

(Foto: Di l i g h t p o e t / Shuttersock.com)

So di un sacerdote che fa “timbrare il cartellino della Messa”. Va bene non dare la Cresima in modo superficiale, ma sappiamo chiederci perché i ragazzi non vengono spontaneamente in chiesa? Perché non sentono il richiamo in loro? Riusciamo noi a intercettare desideri e vuoti? Ma soprattutto… Riusciamo a essere Gesù per loro?

Quando leggo il Vangelo, mi incanta l’immagine delle folle che si stagliano davanti a Gesù. 

Era circondato, letteralmente. Tanto che a volte faticava a trovare dei momenti in cui ritirarsi e stare in relazione intima col Padre. Tutti abbiamo bisogno di momenti così, di silenzio, per entrare in connessione con Dio. Anche Gesù ne aveva bisogno, eppure, doveva prendere la ferma decisione di allontanarsi da tutto e tutti, perché normalmente era attorniato di gente che voleva ascoltarlo, toccarlo, ricevere grazie, benedizioni e perdono.

Nessuno costringeva quelle persone ad andargli incontro. 

Nessuno andava da Lui “per convenzione”, perché “si fa così almeno una volta l’anno”, e immagino che nessuno stesse lì col volto annoiato, aspettando solo la fine della predica.

Cosa manca a noi, alle nostre comunità, alle nostre celebrazioni? Perché, troppe volte, i nostri cuori non ardono?

Non parlo di un ardore emotivo, delle classiche farfalle sullo stomaco (sì, anche a livello spirituale si può avere un invaghimento superficiale). Parlo di un ardore più profondo. 

Perché non ardiamo di speranza? 

Speranza di trovare in Gesù proprio la luce che ci manca? Speranza di essere consolati quando capita qualcosa di brutto che non capiamo? Speranza che la pace esiste e non è qualcosa che costruiamo da soli?

Perché andiamo in chiesa per le “feste comandate” e stiamo con la testa da un’altra parte, invece di assaporare già la vita eterna?

So di un sacerdote che fa timbrare ai ragazzi che devono fare la Cresima il cartellino delle Messe a cui partecipano (se vengono, devono mettere la firma su un foglio), se saltano troppe Messe niente Cresima. 

Non che sia sbagliato che la Cresima venga ricevuta laddove ci sia almeno un minimo desiderio di camminare nella Chiesa… il punto è che così la Messa diventa una tassa da pagare. Per cosa? Per avere un sacramento. E a cosa mi serve il sacramento? A far contenta mia nonna, a ricevere l’ultimo modello di cellulare, a togliermi la Chiesa dai piedi. Allora sì: timbro il cartellino per un anno, poi mi lasciate in pace finalmente. E mi ritrovate nella piazzetta davanti a quella stessa chiesa a bestemmiare cantando canzoni trap, col nuovo cellulare ricevuto proprio per la Cresima.

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Qualcosa non torna e parlo di ciò che vedo, purtroppo. 

Non intendo, tuttavia, inveire contro questi adolescenti. 

Mi chiedo, invece, perché i ragazzi non vengono spontaneamente in chiesa? Perché non sentono il richiamo in loro? Perché non ardono? 

Abbiamo il coraggio di farci queste domande …seriamente?

Dio non ha forse messo nei loro cuori le antenne per il cielo? Riusciamo noi a intercettare desideri e vuoti? Ma soprattutto… Riusciamo a essere Gesù per loro? Ad amarli in modo così profondo da far capire che in nessun altro luogo saranno mai amati come nella Chiesa, perché la Chiesa ama dell’amore di Dio? 

Il papa dice che la fede cristiana si trasmette per attrazione. E in effetti, Gesù non faceva timbrare i cartellini a nessuno. Passava per le città beneficando. Parlava, amava, asciugava volti rigati di lacrime. Le sue mani edificavano e le sue parole non erano mai vuote, al vento, astratte. 

Quante omelie troppo astratte, che non raggiungono i cuori… Quando Dio è stato concreto fino a farsi carne! Fino a vincere la morte… morendo!

Due persone che conosco hanno deciso di ritornare in chiesa, senza che nessuno lo imponesse loro, vedendo la gioia di amici credenti. Sono rimaste colpite dalla gioia. 

Ne sono sempre più convinta: ci si riavvicina alla Chiesa se si vede al suo interno una gioia di cui si sente nostalgia

La Messa non è un cartellino da timbrare. Forse troppe persone hanno questa visione anche tra gli adulti. Le nostre celebrazioni a volte si trascinano stanche, si fa fatica a celebrare insieme la gioia del Signore che viene, si fa fatica a celebrare come amici, a creare un clima di fratellanza, di casa. E questo inevitabilmente tiene lontani i giovani, che cercano relazioni calde, attenzioni.  

In queste festività natalizie, il mio augurio è che possiate sentire profonda nostalgia di Dio e che qualcun altro, guardandovi, possa sentire a sua volta questa nostalgia attraverso di voi.




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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