24 Gennaio 2023

Bimbo al Pertini: schiacciato dal peso della solitudine

Non è l’ora della polemica. La vicenda del neonato morto all’Ospedale Pertini di Roma ci lascia tutti basiti e atterriti dal dolore: schiacciato dal peso del corpo della mamma, esausta dopo 17 ore di travaglio e un parto difficile. Da sola con il suo bambino. Chi desidera leggere un commento delicato e profondo della vicenda, consiglio vivamente l’articolo di oggi di Cecilia Galatolo: “Bimbo muore schiacciato dalla madre che lo allatta: si può trovare un senso a tanto dolore?”.

Io vorrei soffermarmi su un aspetto preciso: la solitudine di questa mamma. Quando ho dato alla luce mio figlio avevo 25 anni, nel cuore solo il parto difficile della mia mamma quando è nata la mia sorellina. Io avevo 16 anni e ricordo mia zia Antonietta, notte e giorno a vigilare su di lei. Nove anni dopo, nello stesso giorno in cui era nata mia sorella, ero io che davo alla luce un figlio con un parto cesareo d’urgenza. La gioia mista al dolore fisico e agli ormoni impazziti, il punto di arrivo di mesi belli ma ricchi di preoccupazioni. Ho avuto bisogno fin da subito di qualcuno al mio fianco. Notte e giorno. Il ricordo più nitido di quelle ore è di mio marito che, dopo la poppata, prendeva nostro figlio in braccio e percorreva con lui, avanti e indietro, tutto il corridoio, prima dell’ospedale e poi di casa, per farmi riposare. Il gigante e il bambino…una delle immagini più belle che conservo nel mio cuore.

Quando poi hanno partorito le mie cognate, sono stata io ad assisterle nelle ore e nelle notti successive al parto, facendo tesoro della mia esperienza e con la piena consapevolezza che le neo mamme hanno bisogno di aiuto, di riposo, di conforto e di quiete. Di una rete di relazioni significative e poco medicalizzate.

Nel tempo questa cura è stata sostituita dalla devastazione del femminismo: una donna deve farcela da sola, essere già dopo il parto bella, truccata, riposata e pronta a vestire i panni della wonder woman a passo con i tempi. Una distorsione della maternità, una solitudine frutto di un pensiero efficientistico. Mentre nel primo mese, non solo il bambino ha bisogno di cure ma anche la mamma necessita di essere sostenuta e non per capriccio. Deve poter mangiare bene e sano, deve poter dormire per recuperare forze, deve darsi tempo per l’allattamento che almeno nella fase iniziale è doloroso e non sempre così piacevole.

Tutto questo come si coniuga con le tante restrizioni messe in campo negli ospedali specialmente dopo l’emergenza Covid? Possiamo dare una risposta solo sanitaria al tempo dell’ospedalizzazione? Possiamo ignorare che la vicinanza, il contatto diretto con le persone care danno modo di recuperare più velocemente anche la salute fisica?  Qualcuno potrebbe dire giustamente, che in questo, è il personale sanitario che deve fare la sua parte di assistenza. Nel caso del neonato al Pertini, la giustizia farà la sua parte ma la medicina deve interrogarsi molto di più sull’elemento di cura. Centinaia di persone sono morte e ancora oggi muoiono negli ospedali nella più completa solitudine perché hanno il Covid. Schiacciati dal peso della solitudine. Come il piccolo al Pertini di Roma.


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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