GIOVANI E AFFETTIVITÀ

Alessandro D’Avenia: “Il divorzio tra testa e cuore genera amore senza testa o senza cuore”

di Cristiana Mallocci

La sessualità, come viene proposta in rete, spinge a nutrire una visione egoistica dell’essere umano, il quale diviene superbamente e pericolosamente autosufficiente e ripiegato su sé stesso, nonché inesorabilmente indotto a disinteressarsi completamente dell’altro. A parlare di questo, offrendo una visione integrale sull’educazione affettiva ed emotiva, è Alessandro D’Avenia.

 “I ragazzi sono lo specchio del mondo adulto e l’immagine ‘amorosa’ che rimandano è precisa: il divorzio tra testa e cuore genera amore senza testa o senza cuore, cioè a dolorosa scadenza”. 

A pronunciare questa audace, concreta e veritiera frase è Alessandro D’Avenia, in un efficace e puntuale articolo contenuto tra le pagine de “Il Corriere”, nel quale il celebre scrittore nonché insegnante siciliano accoglie l’appassionante sfida di proporre il senso pieno di un’autentica libertà, dinnanzi ad una società profondamente edonistica ed individualista.

Molto spesso si ha l’impressione che abbiamo smarrito il senso della felicità, racchiudendola in fugaci istanti di effimero piacere, oltre ad aver ridotto la libertà ad un falso e becero pretesto per legittimare nuove e più efferate forme di schiavitù. Le stesse che imprigionano dolorosamente il cuore e la vita di milioni di ragazzi, vittime spesso inconsapevoli di un sistema e di una società che propone ed impone un’evanescente educazione sentimentale, semplificata in “sessuale” (ridotta sovente a timori e contromosse, esplicate mediante la fredda superficialità di banali, insufficienti ed aride indicazioni, colme di autoritarismo, ma del tutto prive di autentica autorità, quali: come non metterla/rimanere incinta e cosa fare se accade) che lascia un aspetto fondamentale e fondante della vita in balia di una rischiosa e nociva improvvisazione. Improvvisazione basata su una superficiale e distorta educazione ed auto – educazione, in quanto non più impartita e sottoposta all’affascinante trama di un sincero confronto pazientemente intessuto con cura e gradualità proprie di un’intima ed efficace narrazione familiare ma, anzi, sempre più spesso sacrificata in nome di una palese ed ingiustificata povertà narrativa, diretta e inevitabile conseguenza di un’insufficiente, se non addirittura assente, educazione emotiva. 

Questo espone il mondo adulto, genitori ed educatori che siano, a trovarsi sempre più fragili ed impreparati ad affrontare questa affascinante ed al contempo complessa sfida, rischiando di venir meno alla pienezza educativa che il proprio ruolo comporta e affidando l’educazione affettiva dei propri figli (la quale coinvolge inevitabilmente la persona umana nella sua dimensione integrale: mente, corpo e spirito) all’impietosa ed illusoria voragine della rete, la quale illude di dare una visione ed educazione concreta ed efficace, mentre fornisce solo una visione incompleta ed inumana, perciò degradata e degradante. 

Leggi anche: Uomo e donna si approcciano alla sessualità in modo diverso: i preziosi spunti di Karol Woytila (puntofamiglia.net)

Tale concezione  distorta e poco edificante – lungi dal promuovere una solida educazione sentimentale –  favorisce, oltre all’alterazione del sistema di ricompensa presente nel cervello, particolarmente attivo nel corso dell’ adolescenza, inducendo a credere che l’amore sia espressione e fonte di individualismo e dipendenze, anziché di autentica, appassionata e liberante libertà, anche una concezione utilitaristica ed inevitabilmente violenta di se stessi e dell’ altro, il quale non diviene più un fine da affermare, coronamento di un rapporto improntato sulla benevolenza e sulla reciprocità, bensì un mero mezzo di gratificazione ed autoaffermazione. E invece, il decentramento è caratteristica fondamentale e fondante dell’amore umano.

La sessualità, come viene proposta in rete, spinge invece a nutrire una visione egoistica dell’essere umano, il quale diviene superbamente e pericolosamente autosufficiente e ripiegato su sé stesso nonché inesorabilmente indotto a disinteressarsi completamente dell’altro. 

Credo sia importante precisare che tali osservazioni non vengono esposte con il fine di giudicare, ma semplicemente di esporre quanto accade, al fine di potersi adoperare per fornire soluzioni efficaci ad vuoto educativo che si manifesta in modo sempre più dirompente e drammatico tra le desolanti e desolate pagine di cronaca. 

Non possiamo esimerci dal considerare l’enorme responsabilità che i genitori hanno nei confronti dei propri figli, in modo particolare per quanto riguarda la delicata formazione sentimentale ed intima, l’unico ambito della vita in cui gli educatori si illudono che non vi sia nulla da insegnare, dimenticando invece che l’amore, in tutte le sue forme e manifestazioni, si insegna e si impara, non s’improvvisa. Forse, l’intrinseca ed a volte inconsapevole reticenza da parte degli adulti nell’affrontare tale tematica scaturisce da un dirompente imbarazzo, il quale impedisce loro di trattare questo argomento con la necessaria apertura e serenità. Forse anche per questo preferiscono cedere alla seducente ma tremenda tentazione ed illusione di credere che tale ambito della vita sia totalmente estraneo ai loro figli, mentre per milioni di ragazzi e ragazze questo aspetto della vita costituisce un inesauribile fonte di sofferenza, malinconia e dolore. In una società che esalta l’edonismo, minimizzando però la ricaduta che esso determina a livello umano, psicologico, spirituale e sociale. Occorre anzitutto ricordare che ciò che accade in ambito intimo ed affettivo è un significativo e potente indice del nostro benessere integrale o al contrario di ferite, sanguinanti e mai rimarginate che dilaniano il cuore e le anime di migliaia di giovani.  a questo punto, vorremmo ricordare l’importante approccio pedagogico incarnato, incoraggiato ed applicato dal giovane Karol Wojtyla, pregiata ed inestimabile origine e compimento della sua rivoluzionaria e dirompente teologia del corpo, la quale ci mostra e dimostra che ad amare s’insegna e si impara, ma affinché questo avvenga secondo una modalità utile ed efficace, è necessario approcciarsi al cuore dei giovani con sapienza, ma anche tanta delicatezza e discrezione nonché con molto rispetto verso i loro sentimenti più profondi, consapevoli di quanto sia importante che gli adulti, siano essi genitori o educatori, hanno l’immenso onore ed onere di insegnare ai giovani l’appassionate ed ardua arte di amare, ossia l’arte di essere felici, dunque fecondi.




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