Siamo pronti a fondere le nostre vite? Questo è fare l’amore

di Cristiana Mallocci

Da poco è trascorsa la quarantaseiesima Giornata della Vita, celebrata il 4 febbraio. Per prevenire la dolorosa ferita dell’aborto, occorre riconoscere che il sesso non è una gradevole ginnastica. Il corpo, la mente, l’anima si fondono in un rapporto sessuale e frutto di quell’amore può essere un figlio, che sarà carne della nostra carne. Siamo pronti a fondere le nostre esistenze fino a questo punto?

Soprattutto adesso che in Italia la pillola anticoncezionale e quella del giorno dopo ed anche quella dei cinque giorni dopo sono fornite gratuitamente (dunque a spese di tutti) alle donne, alle ragazze e anche alle poco più che bambine, adesso che ormai da un pezzo in tutto il mondo ha dilagato, pacificamente ed inesorabilmente, la becera mentalità contraccettiva – “il sesso è per il piacere, sono io a decidere quando e se accogliere una vita” – credo sia il momento opportuno per la Chiesa di far sentire audacemente la propria voce. Una voce fuori moda, impopolare, rivoluzionaria, controcorrente. Vice di una Chiesa intesa come popolo di Dio e quindi come feconda comunità di persone che hanno incontrato Cristo, e che da questo incontro lasciano che ogni cosa venga giudicata. 

La proposta della Chiesa è molto più affascinante di quella del mondo, il quale ha mestamente ridotto la sessualità alla stregua di una sorta di gradevole ginnastica, accessibile in una modalità rapida e senza eccessivi problemi o implicazioni; la proposta della Chiesa invece è da audaci ed intrepidi avventurieri, da persone che decidono di accogliere ed affrontare le sfide della vita, di prendersi le proprie responsabilità. 

Questa visione è contenuta in un’enciclica dirompente e “scandalosa” nella sua rassicurante brevità e fulgida chiarezza: si chiama Humanae Vitae. Non contiene un “no” alla contraccezione, ma, piuttosto, un ardente è convinto “sì” a una sessualità bella, valorizzata e vissuta in benedicente pienezza. Una sessualità vissuta appunto, non mediante un’effimera e depauperata modalità genitale, ma da persone, perché è al cristianesimo che dobbiamo il concetto di persona, ovvero di un uomo e una donna “pieni”: nel rapporto sessuale non sono infatti presenti e coinvolti semplicemente due corpi, bensì due persone, che decidono di accogliersi reciprocamente, incondizionatamente ed integralmente. 

Il corpo, la mente, l’anima, il cuore, la tua storia, le tue ferite ed i tuoi limiti: in un rapporto sessuale vissuto secondo il cuore ed il disegno Benevolo di Dio accolgo tutto di te, e non solo il piacere che puoi donarmi, il quale peraltro dovrebbe essere non il fine ma il coronamento dell’atto d’amore. 

Sono disponibile a fondere misteriosamente la mia esistenza con la tua, e se da questo verrà un figlio, sarà una benedizione e chiederemo a Dio la grazia di saperlo preziosamente amare ed accogliere. Un figlio fatto della nostra carne, perché ti amo e ti scelgo. Voglio che tu accolga tutto di me: mie lamentele quotidiane, gli evidenti miei difetti, la mia fulgida bellezza e l’oscura mia bruttezza, la mia contagiosa allegria e la mia desolante tristezza. 

Leggi anche: Che cos’è l’erotismo secondo la Teologia del Corpo? (puntofamiglia.net)

La sessualità di Humanae Vitae non è un no alla contraccezione, è un sì alla bellezza. Perché tutti vogliamo essere amati, scelti e guardati con uno sguardo di integrale predilezione. Nessuno vuole essere amato con una barriera: “ti amo, ma con dei paletti”. Un paletto è, per esempio: “se da questo viene un figlio, non lo voglio”. È come dire: con te, la mia vita non la metto in gioco integralmente. Io sto con te ma non proprio senza riserve. C’è qualcosa che non voglio rischiare. 

Il sesso vissuto nel matrimonio è questo: “io non ti sto utilizzando e non penserò mai che tu voglia usare me, perché so che mi hai preso per sempre, con tutto ciò che questo implica. Per sempre”. 

Direi che nel modo più comune e diffuso di pensare – ovviamente ci sono un’infinità di eccezioni, ma penso che si possa generalizzare – la contraccezione è un mezzo per avere esperienze sessuali, o per conoscersi, prima di impegnarsi definitivamente, casomai ciò avvenisse, in un secondo momento. 

Il problema è anche qui: l’attrazione sessuale certo non aiuta a capire meglio la relazione, quali siano le difficoltà, o quali le cose che funzionano. Il modo di concepire ed intendere la sessualità è davvero fondante nell’essere umano, ed il vertiginoso cambiamento a cui abbiamo assistito in questi decenni, complice la contraccezione, ha avuto una portata epocale, di cui fatichiamo a valutare e comprendere realmente il peso. 

Ha cambiato il modo di vivere e progettare le nostre vite, il modo di spendere, di consumare, ha cambiato l’economia e la cultura. È fondamentale che almeno la Chiesa, mentre tutto il mondo grida il contrario, continui a difendere audacemente ed a credere strenuamente nella profezia di Humanae Vitae. Non possiamo leggere o sentire in continuazione di credenti, sacerdoti e persino vescovi, che cercano il modo di andare incontro al mondo, pensando che la proposta di Paolo VI sia ormai desueta e troppo ardua, e che rischi di allontanare le persone. 

Un’obiezione, per esempio, è che anche i metodi naturali possono essere usati in modo contraccettivo, e quindi tanto vale che la Chiesa consenta la contraccezione. 

Ora, è ovvio che anche i metodi naturali possono essere adoperati anche in una modalità negativa, come ogni atto buono; per esempio, posso fare qualcosa oggettivamente buona per fare bella figura. Tutto può essere fatto con un’intenzione poco limpida, ma il bene rimane bene, in assoluto, e il male è male. Se si fa volontariamente e con piena coscienza qualcosa che è male, l’intenzione non può essere retta. Il fatto che anche il bene possa essere fatto in modo poco cristallino, non lo trasforma in male, né il male può divenire bene. L’Humanae Vitae è un’efficace diga che impedisce il trionfo di una visione della sessualità finalizzata al mero soddisfacimento del mio piacere. Una sessualità ordinata al disegno di Dio è aperta alla vita e da questo derivano una quantità enorme e complessa di implicazioni, dobbiamo fare attenzione a non dimenticarlo. 

Non è un cavillo, è una questione centrale. E se Dio, attraverso la maternità della Chiesa e la sapienza di un papa santo, indica una strada, non è perché è contro il nostro piacere, ma vuole custodire sapientemente e delicatamente il nostro cuore, vuole che la nostra vita sia piena e porti autenticamente frutto. 

La liberazione sessuale non ha portato tutta la felicità che prometteva e promuoveva, mi pare che sia una constatazione evidente ed incontestabile, e forse la Chiesa anziché interrogarsi su come andare dietro al mondo in questo clamoroso e ferente fallimento, dovrebbe piuttosto, riflettere su come rilanciare efficacemente la propria rivoluzionaria, ardua e feconda proposta. 




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