4 Marzo 2024

L’altra mi delude o sono io che sono deluso da me stesso?

Dopo una trasmissione su Radio Maria che curo da anni, mi è arrivata questa lettera: “Ciao Giovanna, sono Michele ho 44 anni e sono avvocato. Ho conosciuto mia moglie Livia all’università. Gli anni di fidanzamento sono stati bellissimi. Avevamo gli stessi gusti, ci piaceva il cibo messicano, amavamo viaggiare e scoprire posti nuovi, guardavamo gli stessi film. L’unica cosa che non abbiamo mai condiviso è stata la fede. Ad un certo punto abbiamo deciso di sposarci, liturgia nuziale in Chiesa, abito bianco, felicità piena. Fino a che è arrivato Giorgio, il nostro primo figlio e con lui tra noi è cambiato tutto. A lei dava fastidio tutto quello che facevo e dicevo, sembrava infastidita dalla mia presenza. Le attenzioni e le cure erano solo per Giorgio…Pensavo che avessimo avuto la nostra vita felice, pensavo di condividere con lei la mia fede, trasmetterle la gioia che provo quando prego e invece mi ritrovavo ad essere profondamente deluso da lei e da me stesso per averla scelta. Dov’era finita la sua dolcezza? Dov’era finita la stima nei miei confronti? Mi denigrava continuamente come se fossi un buono a niente”.

Michele vive la delusione dell’amore. Francesca non è la sposa che avrebbe voluto. Si sente denigrato dalle sue parole e dal suo atteggiamento. Vive un senso di fallimento e di rabbia anche nei confronti di se stesso perché si è innamorato di una donna che non corrisponde più al suo ideale. Vede che non è riuscito a convincerla a condividere con lui il suo cammino di fede e si sente fallito come marito e come cattolico.

Sono certa che se mi trovassi a presentare l’esperienza di Michele ad un tavolino di un bar con le amiche, la maggior parte mi direbbe di scrivergli che si può resistere fino ad un certo punto, che se proprio lo fa soffrire così tanto il comportamento della moglie, c’è sempre la separazione. Certo è un po’ dolorosa quando c’è un figlio di mezzo ma ciò che conta è avere due genitori felici piuttosto che due infelici che fanno finta di stare insieme, no?

Questo è oggi il pensiero dominante. Vorrei tentare di offrire però un’altra prospettiva, una strada più complicata, forse anche più dolorosa ma che certamente esprime una coscienza di fede. Per prima cosa è necessario nell’amore fare i conti con la disillusione. L’altro non è chiamato a realizzare i miei progetti e le mie speranze. Conosco donne che si sono sposate con l’idea di cambiare il proprio marito con il loro amore, attuando tutta una strategia per adattarlo alle proprie aspettative fino a restare profondamente deluse dalla non riuscita dell’opera. Queste donne spesso vivono il fallimento metabolizzando fino a trasformarlo in depressione o ansie, sindromi molto nocive per la loro salute psichica e relazionale.

Il secondo atteggiamento ce lo suggerisce Papa Francesco in Amoris laetitia ed è quello dell’amabilità. “Uno sguardo amabile ci permette di non soffermarci molto sui limiti dell’altro, e così possiamo tollerarlo e unirci in un progetto comune, anche se siamo differenti”. C’è un altro aspetto che decisamente ritengo più importante e che ahimè è anche più spinoso e che riguarda il valore della sofferenza e del dolore. Amare significa soffrire. Per i cristiani amare significa accogliere la croce, amare secondo la misura di Cristo, amare come Lui. Fino a dare la vita. chi lo ha detto che il matrimonio è la tomba dell’amore? Lo diventa se rifiutiamo di amare come Cristo ci ha insegnato, se cerchiamo la nostra felicità e non la fedeltà alla chiamata di Dio. Il matrimonio è una vocazione e come tutte le vocazioni è un cammino di perfezione. Per giungere a cosa? Per giungere ad amare come ci ha amati Cristo. Donando la sua vita per la salvezza dell’altro. Difficile certo, ma garantito al 100%.



Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.

Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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