DIGNITÀ DEL CORPO

Alessandro D’Avenia: la violenza della pornografia consuma i nostri ragazzi

di Cristiana Mallocci

Oggi, giorno del Giovedì Santo, pensiamo all’inestimabile valore del corpo, facendo memoria del momento in cui Cristo ci affidò tutto sé stesso – in corpo e anima – attraverso l’Eucaristia (e continua a donarsi in ogni messa!). Il corpo è sacro, non si vende, non è merce, non è una cosa. Alessandro D’Avenia riflette sul dolore di troppi giovani ripiegati sulla pornografia.

Sex Lessons (Lezioni di sesso): è il titolo di un libro di Rocco Siffredi ed l’eloquente, emblematica e perfetta affermazione del disastroso e degenerante messaggio che il mondo adulto si ostina crudelmente e codardamente a promuovere, rovesciandolo – non senza dolorose e drammatiche conseguenze – addosso alle generazioni più giovani: la sessualità come performance, che si impara da “un esperto”.

Il sesso ridotto ad un “sapere tecnico-erotico”, allo “sviluppo di pratiche corporee” che escludono perniciosamente ogni riferimento all’affettività ed ogni riguardo per essa. Indubbiamente non esiste quadro più desolante e demoralizzante di questo.

Lui è competente, lui sa, lui può insegnare. Ma cosa? E soprattutto: siamo sicuri che i giovani desiderino ricevere “lezioni di sesso”? 

Personalmente ritengo con schietta e lucida franchezza che i classici, monotoni e poco proficui corsi scolastici sulla sessualità, ardentemente osannati da certa propaganda, siano qualcosa che ai ragazzi non interessa. Non vogliono imparare come si indossa un preservativo, ma piuttosto sapere perché c’è questo desiderio di essere amati e di donarsi. Ecco la testimonianza di un ragazzo di 17 anni:

Sono stufo di persone che mi dicono cosa devo fare, come devo fare eccetera. Cioè, vengono a dire a me come devo fare sesso? Il perché nessuno me lo dice mai, neanche gli adulti. Se uno riesce a dirmi perché, poi forse ne riparliamo, anche di tutto il resto. Sennò ciao”.

Non vogliono aride e sterili lezioni, ma aspirano, piuttosto, ad un fecondo incontro di anime, disposte a rendere ragione di tutto ciò di cui il corpo fa esperienza. Si continua a declamare ed imporre il come (e di conseguenza finiscono per accontentarsi di questo), mentre, in fondo, cercano disperatamente risposte sul perché.  

Interrogano costantemente la fatiscente e sciagurata società adulta sull’affetto e quest’ultima non fa altro che rispondere con risibile, disinvolta ed imbarazzante idiozia mediante le lezioni di Rocco Siffredi. Direi che non fa una piega. Per fortuna di rubriche ce ne sono anche altre. 

Nel corso di un suo immancabile e pregevole contributo del lunedì sulle colonne del Corriere, Alessandro D’Avenia ha coraggiosamente tuonato contro la pornografia che rappresenta – appunto – l’altra faccia ingombrante della medaglia della diseducazione e degradazione sessuale (ed umana) in corso. 

Leggi anche: “L’ecologia dell’amore”: intervista sul libro di Antonio e Luisa De Rosa (prima parte) (puntofamiglia.net)

I dati sul consumo di pornografia tra giovani e giovanissimi sono ormai sempre più allarmanti. Uno tra tutti: il materiale disponibile sul sito di Pornhub equivale a 169 anni di video. Ciò significa che una persona potrebbe spendere lì il tempo di due vite. Questa iperbole ci scuota urgentemente a porci il seguente quesito: di quanta vita reale, fragile, condivisa si privano i ragazzi intrappolati dalle grinfie del sesso «consumato» da soli online?

La pornografia crea dipendenza soprattutto in chi non si sente all’altezza di rapporti veri, una dipendenza di cui non si parla, benché sia molto diffusa tra i ragazzi.

Quante volte abbiamo sentito dire che un piatto andrebbe gustato, senza fretta, assaporandolo? Il tetro gioco ed il tragico inganno della pornografia si fonda esattamente sul contrario, sulla logica consumistica del contenuto da divorare rapidamente in quantità considerevoli, ripetute. 

Già questo basterebbe a dimostrare che c’è una trappola silente, subdola e disumana, ma il dramma non consiste tanto nel consumo dei video, bensì nel consumo – apparentemente invisibile – della persona che si spegne e si ripiega dentro una voracità crudelmente deprivata di ogni gusto o sapore effettivo.

Per D’Avenia sembra che la libertà sessuale, l’essere sempre più disinibiti e la facilità di passare da un partner all’altro ci rendano una comunità umana addirittura troppo concreta. Invece è esattamente l’opposto: l’egoismo, che innesca questa disperata e spasmodica ricerca di piaceri replicati, occasionali e dolorosamente indifferenti all’altro, ci rende evanescenti, astratti ed incapaci di vera presenza.  Se fossimo concreti faremmo realmente l’amore, cioè, metteremmo l’esperienza affettiva al centro del rapporto fisico, mentre non c’è nulla di più disincarnato del fare sesso. Come non c’è nulla di più astratto ed insipido dei consigli sessuali di Rocco Siffredi.

Per D’Avenia, ci siamo scervellati per creare corsi di sessualità sempre più aggiornarti sulle tendenze del momento, ed invece bastava mettersi a leggere Leopardi o Dante. Bastava e basta ricominciare a prendere sul serio cos’è il desiderio, cos’è questa mancanza che arde dall’innata ed avvolgente necessità di abbraccio. Questo dirompente fuoco, se alimentato e custodito da uno sguardo di pudore e meraviglia, scalda, genera legami, fa scaturire lo stupendo tremore di dire: “ti amo”. L’ incendio dilagante e violento dell’abuso di piacere porterà solo terra bruciata ed a quel punto, persino le rubriche più disinibite, saranno irrimediabilmente ed inesorabilmente condannate a decedere fatalmente per autocombustione.

Intanto, oggi è Giovedì Santo. È il giorno in cui Cristo arde d’amore per il mondo attraverso un corpo, che ha assunto e liberamente donato. 

Guardiamo quel Corpo, che si mette nelle nostre mani ad ogni “amen” e ci suggerisce che anche noi, come Lui, abbiamo un corpo per amare.




Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia

Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).

CONTINUA A LEGGERE



ANNUNCIO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per commentare bisogna accettare l'informativa sulla privacy.