KAROL WOYTJLA

Karol, un uomo diventato Papa anche grazie a mamma Emilia

San Giovanni Paolo II

(Foto: Rob Croes (ANEFO) [CC BY 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0)])

di Cristiana Mallocci

Domenica 12 maggio celebriamo la Festa della Mamma. Quest’anno vogliamo darne notizia parlando di una mamma speciale, mamma Emilia, cole che ha generato il grande Karol Woytila. È stata la prima ad infondere nel figlio l’idea che dovesse “fare cose grandi”. Se il papa polacco ha avuto uno sguardo benedicente su tutti, è perché quello sguardo lo ha avuto anzitutto la mamma su di lui…

“Karol, un uomo diventato Papa”: è questo il titolo che, nella sua disarmante semplicità e profondità, viene attribuito alla sapiente, intensa e struggente, opera cinematografica che si pone l’entusiasmante e complessa sfida di ripercorrere le eterne ed indelebili orme dell’affascinante e commovente biografia dell’indimenticabile Pontefice polacco e di imprimerla così in modo tangibile nel cuore e nella mente di ciascuno degli spettatori.

Racchiusa e custodita tra le evocative, avvolgenti e potenti note di Ennio Morricone, essa mostra e ripercorre con appassionante ed appassionata deferenza e fedeltà la consueta straordinarietà della vicenda biografica di Karol Wojtyla, la quale verrà irrevocabilmente segnata dal dirompente, improvviso e raggelante scoppio del Secondo conflitto mondiale, in quel nefasto 1° settembre 1939.

Questo avvenimento storico segnerà un decisivo e lacerante spartiacque nella vita del sapiente e brillante studente di filologia polacca, nonché appassionato ed appassionante attore di teatro, pertanto profondamente cosciente del potere demiurgico, fondamentale e fondante della parola, quella stessa che assapora ed esperisce tra le antiche ed immortali pagine della letteratura classica oltre che nella attenta ed accurata lettura dei principali esponenti dell’affascinante e suggestivo Romanticismo polacco.

L’arte gli consentirà di squarciare l’orrore e la morte, dilagante e tragico emblema del regime nazista, mediante la diligente e delicata scelta di parole benedicenti e benevole, vive e vivificanti all’interno del Teatro Rapsodico, il quale si impegnava a preservare e tutelare la cultura polacca dall’annichilente ed efferata censura nazista. Karol era profondamente ed estremamente conscio dell’immenso e tremendo potenziale curativo o letale delle parole, potenziale generativo o degenerante, a seconda di come esse vengano scelte, adoperate, proferite e di come custodiscano l’immenso potere di creare ed attuare una profonda e radicale metamorfosi della realtà, agendo su di essa.

Egli ha seguito ed incarnato la concreta e fulgida esemplarità della dolce, sapiente e mite madre Emilia, la quale ha indefessamente incarnato e formulato uno sguardo profetico positivo e benedicente sulla vita del proprio figlio. Ella, infatti, sin dal primo istante in cui ha accolto Karol nel proprio grembo e per tutto il resto della sua vita, non ha mai smesso di veicolare e tramandare la salda certezza che suo figlio, frutto di un infinito amore, nonché di una delicatissima e peculiarmente sofferta gestazione, fosse destinato a compiere qualcosa di grande, sottoponendo costantemente la sua vita ad una narrazione profetica positiva. La medesima che veniva custodita tra le benedicenti, benevole e profetiche parole che soleva ripetere: “Karol diventerà un grand’uomo”.

Oggi possiamo costatare ed affermare con assoluta e granitica certezza che Karol Wojtyla abbia rappresentato un’autentica, infinita e concreta promessa e benedizione per il mondo, anzitutto grazie allo sguardo profetico, positivo e propositivo di sua madre, il quale lo accompagnerà e sosterrà per tutta la sua esistenza: dal rassicurante e primigenio calore del grembo materno sino al giorno della sua nascita al Cielo.

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Saranno proprio tale sguardo e narrazione, assieme al mite, silenzioso, indimenticabile ma estremamente efficace ed eloquente esempio di suo padre, elegante, sapiente e discreto uomo d’altri tempi, a consentirgli non solo di superare vittoriosamente tutte le sfide a cui la vita l’ha sottoposto, ma anche di fare della propria vita un unico e personale capolavoro.

La maturazione di Karol avviene nell’oscuro dolore dissipato e dall’amore appreso in famiglia, oltre che da una tenace e ferrea speranza, quella stessa che indurrà quel profondo, entusiasta ed affascinante attore e studente di Letteratura ad accogliere con ardente desiderio ed inesausta trepidazione, l’ineffabile ed inusitato privilegio e Grazia del sacerdozio, frutto anch’esso di un ulteriore benedicente, benevola ed esaudita profezia materna, la quale troverà il suo pieno compimento, il 1° novembre del 1946.

Karol viene ordinato nella preziosa e dorata Cripta di San Leonardo, nella storica Cattedrale del Wawel, suggellata dalla benedicente solennità dell’affascinante e suggestivo del “Veni Creator Spiritus”. Sarà proprio lo Spirito, infatti, a guidare il giovane, carismatico ed entusiasta sacerdote polacco, nonché ad ispirare e far maturare, nella sua interiorità, il bruciante ed infinito desiderio di imprimere nella sua azione pastorale, l’autentico ed originale sigillo del mondo giovanile, ai suoi occhi degno di particolare, luminosa e tenera cura.

Sull’esempio di mamma Emilia, che aveva avuto su di lui uno sguardo benevolo e benedicente, egli voleva posare uno sguardo simile su chiunque incontrasse, consentendo così, in particolare ad un variopinto cangiante ed esplosivo gruppo di giovani, di affidare, donare e dischiudere a lui il proprio cuore ricco di speranze e sogni, illusioni e disillusioni, risa e lacrime, segreti e confidenze, insegnando loro un’autentica e nuova educazione all’amore, consapevole che quest’ultimo si insegna e si impara, ma non si improvvisa.

In questi anni così vividi ed al contempo così lontani, i suoi cari giovani esperiscono l’immensa gioia e l’inestimabile privilegio di affidarsi e confidarsi con un valido, partecipe e sapiente interlocutore, che si occupa e preoccupa di loro in tanti modi: durante le indimenticabili lezioni di Etica all’università di Lublino, ma anche durante le attese ed originali vacanze, durante le entusiasmanti escursioni, gli energici pomeriggi trascorsi in canoa sui cristallini e amati laghi, nonché durante le preziose, profonde, necessarie, didascaliche, liberanti conversazioni, concernenti la filosofia, la storia, il teatro, la letteratura, la cultura e l’amore, lasciandosi meravigliare dal cielo stellato.

Il suo luminoso ed indispensabile esempio, nonché la sua credibile testimonianza, porteranno quei giovani così irruenti, fragili, inquieti e sognatori, a porsi in radicale ed irrevocabile antitesi alla sistematica ed efferata politica del regime comunista, ricolma di ferrei ordini, intrisi di parole mal dette, narrazioni pessimistiche ed avvelenate, oltre che di crudi e crudeli silenzi ferenti e feriti, nonché di sterile, spartano e desueto autoritarismo. È grazie a don Karol se potranno opporsi a quello stile, effettuando e divenendo convinti ed intrepidi dispensatori di una narrazione diversa, traboccante di parole ben dette, luminose ed illuminanti ossia generative, in quanto colme di vita e speranza.

Come già detto, Karol ha seguito le ineffabili, prorompenti e fondanti orme di mamma Emilia, ma lo sguardo della madre rappresentava, per lui, il segno più significativo ed eloquente dello sguardo di inestimabile valore e predilezione del Creatore. L’uomo è affidato, in tutte le fasi della sua esistenza, in modo particolare alla donna, dunque a sua madre, la quale inevitabilmente nutre nei confronti del proprio figlio una singolare, ineffabile e tremenda responsabilità, ma quel figlio tanto atteso e sofferto era prima di tutto figlio di Dio.

Karol lo aveva capito: aveva accolto la sua identità di figlio di Padre e la profezia materna trovò pieno compimento il 16 ottobre 1978, quando l’affascinante ed aitante cardinale polacco “chiamato da un paese lontano”, veniva eletto al soglio di Pietro, sfidando il feroce regime comunista, mutando e segnando irrevocabilmente la storia dell’umanità intera.

Lei, Emilia, lo sapeva: suo figlio Karol sarebbe diventato un grand’uomo.

Possa ogni madre, sul fulgido, emblematico, sapiente e concreto esempio di Emilia Kaczorowska, saper formulare ed incarnare; dunque, dare pienezza e compimento ad una visione positiva e benedicente sul proprio figlio, adempiendo pienamente l’onore ed onere di generare ed allevare uomini e donne felici, dunque fecondi per il mondo intero.




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