SCEGLIERE LA VITA

La vera pace nasce se c’è rispetto per la vita. Riflessioni post-elezioni europee

di Cristiana Mallocci

Non sempre la legge tutela ciò che è giusto. Per diversi secoli, ad esempio, la schiavitù fu considerata legale, pur essendo un atto immorale e barbarico. Nei totalitarismi l’uccisione veniva proprio attuata dallo Stato. Se tutto ciò ci indigna e scandalizza applicato ad altre epoche e contesti, cosa ci impedisce di provare lo stesso crudo dolore di fronte al sangue versato dei bimbi non nati?

Non vogliamo commentare le percentuali ottenute dai partiti italiani alle elezioni politiche europee appena svolte. Non vogliamo neppure cercare di interpretare i risultati generali (perché questa ondata di destra, se la cultura va sempre più a sinistra?). Non vogliamo nemmeno schierarci. 

Noi vorremmo solo auspicare che chi rappresenterà l’Europa da oggi, abbia come primo interesse difendere la vita, di tutte e di tutti, in ogni luogo e in ogni stadio di sviluppo. Senza questa premessa fondamentale, non si può parlare di pace, quella di cui il mondo oggi più che mai ha bisogno.  

Che difendere la vita nel grembo materno, ad esempio, sia la premessa per la pace nel mondo lo disse anche Santa Teresa di Calcutta, dopo aver ricevuto il premio Nobel, includendo l’aborto tra le minacce per l’umanità: “Se una madre può uccidere suo figlio, chi impedisce agli uomini di uccidersi tra di loro?”

“Nessuna circostanza, nessuna finalità, nessuna legge al mondo potrà mai rendere lecito un atto che è intrinsecamente illecito, perché contrario alla Legge di Dio, scritta nel cuore di ogni uomo, riconoscibile dalla ragione stessa, e proclamata dalla Chiesa”: questa  appassionata affermazione  che Giovanni Paolo II rivolge ad ogni essere umano, custodita tra le lucide, realistiche e profetiche riflessioni contenute nella sua grandiosa enciclica “Evangelium vitae”, ci rammenta che non è possibile costruire un mondo nel quale regnino un’ autentica pace, libertà e giustizia, se anzitutto non siamo capaci di accogliere, custodire e difendere il più prezioso dei doni: la vita. La vita molto spesso oggi viene respinta e disprezzata in nome di una falsa libertà, frutto di un dilagante relativismo morale. Questa libertà, infatti, assume sempre più, i tratti di una silenziosa, cieca ed impietosa tirannia che si nutre della menzogna, aspetto tristemente evidente oggi, dove alla meraviglia di un cuore che batte, si sostituisce ed impone la teoria, priva peraltro di qualsiasi fondamento scientifico, che l’embrione e il feto non siano esseri umani. La scienza non solo ci conferma che la fase embrionale e fetale sono cruciali nel progredire della vita esattamente come l’infanzia e la giovinezza, ma addirittura ci mostra come l’unicità e l’irripetibilità di una persona si manifesti in maniera limpida ed incontestabile fin dalla fecondazione. Già durante questa fase l’essere umano acquisisce il proprio codice genetico nel quale sono inscritte le sue peculiari caratteristiche. 

Inoltre, coloro che hanno la superba pretesa di essere padroni della vita e della morte, (una fallace illusione che, presto o tardi, viene inevitabilmente ed empiricamente smascherata) semplicemente perché determinati atti vengono consentiti dalla legge, cadono nell’oscuro oblio che li induce a dimenticare, appunto, che l’intrinseca liceità o illiceità di un comportamento non è determinata dal suo essere o meno approvato e tutelato da essa. 

Leggi anche: Sesso e giovanissimi: no, non serve altra informazione se non c’è vera educazione (puntofamiglia.net)

La storia ci insegna, ad esempio, che per diversi secoli la schiavitù fu considerata legale, pur essendo un atto immorale e barbarico, proprio come, nella follia che caratterizzava i totalitarismi, l’uccisione veniva non solo contemplata ma addirittura attuata dallo Stato. 

Se tutto ciò ci indigna e scandalizza quando viene applicato ad altre epoche e contesti, cosa ci impedisce di provare lo stesso crudo dolore e sdegno di fronte al grido inascoltato e al sangue versato da milioni di bambini non nati

I Sono i “Santi Innocenti” del nostro secolo, vittime di una mentalità che osa definire tutto ciò addirittura “diritto” o “progresso”, dimenticando però che il primo fra tutti i diritti è proprio la vita, in quanto in assenza di quest’ultima, ogni altro diritto autentico viene privato della propria ragion d’essere. Non può esserci alcun progresso in una società che, oltre ad attaccare la vita fin dai suoi albori, tende a voler eliminare la sofferenza, devastando la sua stessa specie in nome di una falsa auto-determinazione e presunta pietà che differisce radicalmente dalla limpida compassione. La compassione, infatti, come la stessa etimologia ci suggerisce (composto dal prefisso cum “insieme” e dal verbo patire, ovvero soffrire), ci insegna che la più alta forma di carità non è evitare o cancellare, bensì condividere il dolore altrui, umanizzandolo, proprio come fanno Maria e Giovanni ai piedi della Croce.  

È illuminante e doveroso inoltre, ricordare la presenza di persone che con il loro “sì” partecipano  attivamente  alla costruzione una vera “civiltà della vita”, come  Emilia Kaczorowska, la  quale si oppose con assoluta ed eroica fermezza,  all’ipotesi di un aborto, suggeritale da un medico a causa delle sue delicate condizioni di salute, sostenuta dalla granitica consapevolezza che il cuore pulsante del bambino che portava in grembo costituiva un’ inedita promessa e un immenso dono per il mondo intero. Dono che venne alla luce a Wadowice il 18 maggio del 1920: fu chiamato Karol Wojtyla, e divenne il più ardente ed intrepido difensore della vita di ogni essere umano in ogni fase e circostanza nonché emblematico, eterno ed indefesso eco di coloro che non hanno voce.

Non vogliamo analizzare i dati emersi dalle ultime elezioni politiche europee: quelli li trovate su tutti i giornali (dove ovviamente ciascuno tirerà acqua al suo mulino).

Noi vogliamo solo ribadire un aspetto centrale in cui crediamo: ovvero che – al di là di quali siano i progetti e i valori politici dei diversi partiti – senza rispetto per la vita umana, in qualsiasi stadio di sviluppo e in qualunque luogo si trovi, costruire la pace è una mera utopia.  




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