Maternità

Maternità surrogata: atto di amore o ingiustizia verso i bambini?

Foto bambino derivata da: (Foto: © Mopic - Shutterstock.com)

Degli studi rivelano il fortissimo attaccamento del feto alla madre sin da quando vive nel suo utero. Accettare una gravidanza surrogata, quindi senza attaccamento, e poi staccarsi dal figlio per cederlo a chi lo ha ordinato (e pagato) è un assurdo innaturale. Non può esistere il “diritto al figlio” come se fosse un possesso per realizzare un desiderio.

La scienza e la ricerca perinatale oggi mostrano fino a che punto lo sviluppo del cervello e della psiche del feto dipenda da ciò che percepisce dalla madre durante la sua vita uterina.

Il professore universitario americano Edward Tronick, noto psicologo dello sviluppo, con un esperimento chiamato “poker face” (faccia da poker), conferma che il bambino, attraverso il rapporto con la madre, è continuamente alla ricerca di qualcosa da condividere e che molto presto l’attaccamento ha un impatto significativo sul suo sviluppo emotivo. L’esperimento era così svolto: una madre chiacchiera, sorride e interagisce con il suo bambino felice. Poi, all’improvviso, si costringe a mantenere un’espressione inespressiva e a non dire altro, per un minuto o due. Vediamo subito la preoccupazione che si sviluppa nel suo bambino: si perde, piange, finisce per diventare ansioso. Poi la madre ritorna alla normalità e consola il suo bambino, che è piuttosto stressato.

Tutte le mamme avranno vissuto questa esperienza. L’attaccamento sicuro, quello in cui i genitori sono sensibili ai bisogni emotivi primari del bambino, permette al bambino di consolarsi e di riprendersi meglio da questo episodio di stress. 

Recentemente, ricercatori dell’Università di Ginevra hanno dimostrato che i bambini prematuri sentono meno dolore durante le cure se queste avvengono in presenza della madre che parla loro. In questo studio i medici hanno esaminato le diverse risposte al dolore dei bambini ricoverati in terapia intensiva di fronte a una procedura di routine, raccogliendo gocce di sangue dal piede, in tre momenti diversi: quando la madre parla, quando canta e quando non è presente. Il team ha registrato tre misurazioni per valutare il livello di dolore che il bambino stava provando: le espressioni facciali, la frequenza cardiaca e i livelli di ossigeno. Tutti questi risultati sono stati registrati e poi esaminati da ricercatori ignari delle condizioni a cui si riferivano. I risultati rivelano che i livelli di dolore sono significativamente ridotti quando le madri sono presenti e parlano. Il contatto vocale materno precoce è dunque un antidolorifico naturale sperimentato.

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Oggi sappiamo fino a che punto il feto percepisca in modo olfattivo, tattile, uditivo e anche visivo ciò che sperimenta nella madre. Lo sviluppo del suo cervello e della sua psiche inizia in gran parte durante la sua vita uterina. È qui che vengono stabiliti i suoi primi parametri di riferimento. Negli ultimi mesi riesce a riconoscere melodie, rumori familiari e voci, soprattutto quella di sua madre, ma anche di suo padre. La scienza ha dimostrato che il cervello di un neonato è modellato dal linguaggio ascoltato nell’utero. Possiamo addirittura dire che i neonati piangono nella loro lingua madre, poiché le loro grida ne prendono in prestito la melodia, come i ricercatori hanno cercato di dimostrare. Il neonato riproduce la melodia della lingua con cui è stato cullato durante gli ultimi tre mesi di gravidanza, quando è diventato sensibile ai suoni che lo circondano. Ciò che il buon senso, l’osservazione, l’esperienza e l’istinto materno hanno nutrito per secoli è confermato dal progresso scientifico, e cioè che ogni privazione definitiva per il bambino della presenza della madre può portare ad una situazione di drammatico stress e ostacolare durevolmente il suo sviluppo neuro-cognitivo ed emotivo.

Ecco solo alcune delle ragioni per le quali vietare la maternità surrogata, cioè il cosiddetto “utero in affitto”. Difendere la maternità surrogata con il nome inventato di “gravidanza solidale” è un’ingiustizia palese sulla pelle dei bambini, anzi sulla loro vita. Vivere una gravidanza surrogata, quindi senza attaccamento, e poi staccarsi dal figlio per cederlo a chi lo ha ordinato (e pagato) è un assurdo innaturale. Non può esistere il “diritto al figlio” come se fosse un possesso per realizzare un desiderio.

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Gabriele Soliani

Gabriele Soliani, nato a Boretto (Reggio Emilia) il 24-03-1955. Medico, psicoterapeuta, sessuologo, adolescentologo, giornalista pubblicista iscritto all’Ordine. Libero professionista. Ha collaborato per 9 anni al Consultorio Familiare diocesano di Reggio Emilia. Sposato con Patrizia, docente di scuola superiore. Vive a Napoli dal 2015. Ministro della Santa Comunione e Lettore istituito.

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