3 Dicembre 2024
Torniamo sui banchi di scuola
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,21-24)
In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».
Il commento
“In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse…” (10,21). I discepoli tornano con gioia dalla missione, hanno tante cose da raccontare (10,17). Gesù lascia fare, accoglie e ascolta quello che hanno da dire. E poi sale in cattedra, indossa la veste abituale e consegna loro parole luminose, eco fedele dello Spirito che dimora in Lui. Tutti tacciono. I discepoli ascoltano avidamente, hanno raccolto e custodito con amore geloso tutte le parole del Maestro, sapevano che erano semi che avrebbero portato frutto. È uno stile che dobbiamo imparare. Ogni volta che ci mettiamo in ascolto della Parola siamo come bambini che tornano sui banchi di scuola, con la coscienza di essere piccoli e con il desiderio di apprendere cose nuove. Lo Spirito Santo, che accompagna e illumina la vita dei credenti, non si stanca di consegnare parole nuove e di farci comprendere in modo nuovo quelle che già conosciamo.
Il brano evangelico che oggi meditiamo dona alcune parole essenziali dell’alfabeto, quelle che strutturano la fede dei cristiani. In primo piano appare l’invito a diventare piccoli. Non è una modalità ma la via fondamentale, quella che tutti sono chiamati a percorrere. Stando al Vangelo infatti solo i piccoli [in greco nēpios = infante] hanno il privilegio, di ricevere le confidenze di Dio. Piccoli sono quelli che non sanno parlare: o meglio, quelli che riconoscono di non saper parlare e perciò si lasciano istruire. La presunzione di avere parole da dire ci chiude all’ascolto. La consapevolezza di essere piccoli dispone ad accogliere le parole di Dio e a comunicare solo le parole di Dio. Quando l’orgoglio muore, l’io diventa una casa accogliente, una porta aperta alla grazia. Solo allora la luce di Dio entra con tutto il suo splendore. Una volta ho pregato così:
“Signore,
Tu ci chiami a fare grandi cose
ma ci chiedi di restare piccoli.
Donaci di essere tuoi collaboratori
e di riconoscere che
tutto il bene che possiamo fare
è opera Tua.
Amen”.
Briciole di Vangelo
di don Silvio Longobardi
s.longobardi@puntofamiglia.net
“Tutti da Te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno”, dice il salmista. Il buon Dio non fa mancare il pane ai suoi figli. La Parola accompagna e sostiene il cammino della Chiesa, dona luce e forza a coloro che cercano la verità, indica la via della fedeltà. Ogni giorno risuona questa Parola. Ho voluto raccogliere qualche briciola di questo banchetto che rallegra il cuore per condividere con i fratelli la gioia della fede e la speranza del Vangelo.
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ULTIMI COMMENTI
San Giovanni Paolo II già da cardinale nel 1968 parlava di "sensualità, affettività, amore di benevolenza, pudore e della legge…
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