7 Febbraio 2025

La vita è sempre un bene, anche quando sembra insopportabile

In Toscana, il dibattito sul suicidio assistito si è intensificato con la proposta di legge regionale che mira a regolamentare questa pratica. La proposta, promossa dall’Associazione Luca Coscioni e sostenuta dalla maggioranza di centrosinistra, è attualmente in discussione nel Consiglio regionale e potrebbe fare della Toscana la prima regione italiana a adottare una normativa in materia.

Di fronte a questa prospettiva, i vescovi toscani, riuniti a Livorno, hanno espresso una posizione chiara e riflessiva. Si sono alzati e hanno sottolineato che non c’è un diritto a morire, invitando a una riflessione “approfondita e non ideologica” sul tema. Hanno inoltre esortato i consiglieri regionali e i dirigenti dei partiti a non trasformare questa questione in una disputa di schieramento politico.

I presuli hanno richiamato l’attenzione sulla tradizione toscana nella cura delle persone in condizioni di fragilità, ricordando la nascita dei primi ospedali, orfanotrofi e associazioni dedicate alla cura dei malati e dei moribondi, come le Misericordie. Hanno affermato che “la vita umana è un valore assoluto, tutelato anche dalla Costituzione: non c’è un ‘diritto di morire’ ma il diritto di essere curati e il Sistema sanitario esiste per migliorare le condizioni della vita e non per dare la morte”.

Purtroppo nell’era della libertà individuale, innalzata come il valore supremo, il suicidio assistito si presenta come una scelta apparentemente legittima per porre fine alla sofferenza. In realtà questa visione, se analizzata con uno sguardo attento e profondo, rivela una negazione radicale della dignità intrinseca della vita umana.

La dignità non dipende dalle condizioni fisiche, dall’autonomia o dalla capacità di produrre risultati concreti. È un valore assoluto, che appartiene all’essere stesso della persona. Ogni vita ha senso e valore, anche quando sembra essere avvolta nel buio della malattia e della sofferenza. La Chiesa ci invita a riscoprire questa verità controcorrente, ricordandoci che “la vita è sempre un bene, anche quando sembra insopportabile” (Evangelium Vitae, Giovanni Paolo II).

La cultura contemporanea, spesso prigioniera di un’efficienza produttiva e di una percezione riduttiva della felicità, fatica a proporre soluzioni che accompagnino davvero chi vive momenti di dolore estremo. Le cure palliative, invece, rappresentano una risposta piena di speranza e compassione, ma sono ancora poco conosciute e spesso sottovalutate.

Le cure palliative non significano “rinuncia” alle terapie, bensì un accompagnamento rispettoso che si prende cura della persona nella sua interezza: corpo, mente e spirito. Esse offrono sollievo dal dolore, sostegno psicologico e conforto spirituale, evitando l’accanimento terapeutico senza mai abbandonare chi soffre. In queste cure risiede una visione autenticamente umana del prendersi cura, che riconosce la dignità della persona fino all’ultimo respiro.

Proporre il suicidio assistito come una soluzione significa cedere alla disperazione, mentre accompagnare con amore e competenza chi è prossimo alla fine significa affermare la speranza e il valore della solidarietà umana. La vera libertà non consiste nel decidere quando morire, ma nel trovare senso anche nelle circostanze più difficili, sostenuti da una comunità che non abbandona. La domanda che invece dovremmo porci è: questa comunità che non abbandona c’è? Perché è questo che fa la differenza.



Il Caffè sospeso...
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Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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