MATRIMONIO E PORNOGRAFIA

Vita di coppia e pornografia: per amarsi servono dei tutorial?

Non molto tempo fa, mi ha scritto un uomo che si dichiarava cattolico praticante. Aveva letto alcuni articoli in cui affermavo – anche portando dati e testimonianze – che la pornografia mette a rischio la tenerezza e l’intimità in un matrimonio. Mi disse che non era d’accordo: lui e sua moglie guardavano pornografia insieme e diceva che a trarne beneficio era il loro rapporto…

A parere del nostro lettore, che mi scrisse privatamente per intavolare una conversazione, se una coppia consuma pornografia ciò non mina l’esclusività del rapporto: lui e sua moglie, uniti in una relazione intima, si lasciavano “ispirare” dai video, senza coinvolgersi in alcun modo con le donne o gli uomini dei video.

Mi disse anche che “imparare” qualcosa da altri non è dannoso, nemmeno se l’ambito in cui si viene “istruiti” è quello del sesso.

Iniziò un fitto scambio di idee, per il quale ancora lo ringrazio, perché mi permise di riflettere ulteriormente su un tema che tanto mi sta a cuore. 

Dopo aver letto attentamente le sue obiezioni gli spiegai che non ero d’accordo con lui per due motivi.

  1. Il semplice fatto che vengano “usate” (anche all’interno di una coppia stabile) altre persone, vedendole come “manichini”, ci rende impuri, in quanto ci porta a considerare il corpo dell’altro come “qualcosa” che “serve” a “uno scopo”, mentre per un cristiano – loro erano entrambi cattolici praticanti – il corpo e la sessualità sono sacri e le cose sacre non hanno né “uno scopo materiale” né un cartellino col prezzo. E il sesso non è mai un lavoro, bensì un linguaggio per donare amore.
  1. Il fatto che dei terzi (seppur virtualmente) entrino nella loro camera da letto, è sufficiente perché sia minata la purezza, l’autenticità, l’esclusività dell’intimità coniugale. Antropologicamente, infatti, siamo strutturati per vivere la sessualità “nel segreto”, in un contesto appartato, che sia abitato, in quel momento, solo dai due che si amano. È questo che, tra le altre cose, ci differenzia dagli animali. La pornografia – anche se gli attori non entrano fisicamente nel talamo nuziale – distrae la coppia, è un’intrusa; non favorisce la comunione che si origina nell’incontro riparato dall’esterno ed esclusivo tra i due sposi.

Non avevo giudizi verso il mio interlocutore, ma non credevo – e glielo dissi – si potesse vivere “in modo puro” qualcosa di intrinsecamente impuro. 

Leggi anche: La vocazione è solo per sacerdoti e suore? No, anche per gli sposi! 

Alla fine dello scambio, riconobbe che, in fondo, su questi due punti avevo ragione e che non aveva riflettuto sul fatto che la pornografia non tiene conto della sacralità e dell’inviolabilità del corpo

La sua lettera mi fece riflettere su qualcosa che non avevo considerato: anche persone che credono nel vincolo del matrimonio, che si sposano in chiesa con fede, che vogliono un matrimonio cristiano possono non essere consapevoli dell’inganno nascosto dietro alla proposta della pornografia.

Non metto in dubbio la buona fede di questi coniugi (non sta a me), ma vi invito a riflettere sulla finalità della pornografia.

Usando il porno ci si preoccupa di “affinare la tecnica dell’atto”; ci dimentichiamo, invece, che l’intimità del cuore è il vero carburante dell’intimità fisica.

Ciò di cui una coppia ha bisogno per stare bene nell’intimità va cercato nella coppia stessa, non fuori. Non abbiamo bisogno di un “tutorial” da seguire, ma di crescere in una sempre più profonda conoscenza e nella stima reciproca

Volete vivere meglio l’intimità fisica? Concentratevi su quello che vi permette di essere più uniti. Lasciate stare il pc, i video, fate qualcosa che vi unisce, che vi piace, che vi fa sentire meno il peso della fatica quotidiana. Andate a fondo nella vostra relazione, date significato ai gesti. Parlate, ridete, pregate, siate una cosa sola. E poi, di fronte alle tante proposte del mondo, sappiate dire “sì sì” e “no no”, perché il di più, beh, lo sappiamo da chi viene…




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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  1. Gentile Dottoressa, lei ha scritto una bellissima frase "Le famiglie non sono perfette. Non lo sono mai state e non…

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