Gesù ci “provoca”: ha una domanda per ogni nostra risposta
di Giuseppe Lubrino
Proponiamo, di seguito, la recensione del libro “Le domande di Gesù” (di L. Monti, San Paolo Edizioni).Questo testo prende il lettore per mano e lo accompagna tra le strade del Vangelo con l’intento di farlo scoprire un volto di Gesù inedito e sorprendente.
Nell’immaginario comune si ha la tendenza a pensare che la fede cristiana – e Gesù stesso con il suo insegnamento – abbia e voglia arrogarsi la pretesa di fornire delle risposte assolute sul senso della vita. Ludwig Monti, in maniera encomiabile, sfida questa tendenza, confutando uno stereotipo infondato e, partendo da una celebre citazione di Oscar Wilde, afferma quanto segue.
La qualità di una persona non si valuta dalle risposte ma dalle domande che sa formulare. Per dirla con Oscar Wilde, «a dare risposte sono capaci tutti, ma a porre le vere domande ci vuole un genio». (cf. L. Monti, “Le domande di Gesù”, San Paolo Edizioni, p. 111).
Da questa prospettiva, il celebre biblista si propone di indagare e di esplorare le “domande di Gesù” all’interno delle narrazioni dei Vangeli. Si tratta delle domande che Gesù poneva agli interlocutori del suo tempo. Monti ne evidenzia anzitutto il valore educativo attuale e perenne, utile per imparare a vivere, a comprendere la vita, a confrontarsi con la propria coscienza, consapevoli di non possedere una certezza assoluta, esclusiva o dogmatica.
Il libro si propone al lettore come un vero e proprio itinerario dello spirito, attraverso il quale porsi in ascolto di un Gesù che interroga, provoca e interpella nel profondo. L’obiettivo è suscitare interesse, attenzione e stimolare una ricerca costante.
La vita non è altro che il tentativo di “imparare a stare al mondo” e Gesù, attraverso le sue domande, fornisce una “planimetria dell’esistenza” che aiuta a orientarsi e a imparare l’arte del discernimento, ovvero la distinzione tra il bene e il male. Si legga uno stralcio del pensiero di Monti:
Gesù vive «la fedeltà alla condizione umana che, a differenza di quella animale, in null’altro consiste se non in quel compito infinito di porre domande, di problematizzare l’esistente, di non assopirsi in quei sogni beati di chi ritiene che la vita debba essere “senza pensieri”». (cf. L. Monti, “Le domande di Gesù”, San Paolo Edizioni, p. 135).
Gesù, con le sue domande, suscita un’inquietudine che spinge la vita dei suoi interlocutori, e con essa quella di tutti gli esseri umani di ogni tempo, verso un dinamismo di comprensione, crescita, sviluppo, maturità, introspezione e autoconsapevolezza. Monti rifacendosi ai suggerimenti del celebre poeta austriaco Rainer Maria Rilke afferma:
Vorrei, meglio che posso, caro amico, pregarLa di avere pazienza con tutto ciò che è irrisolto nel suo cuore, e di sforzarsi di provare amore per le domande in sé, come se fossero delle stanze chiuse a chiave, o dei libri scritti in una lingua straniera. Non si affanni, dunque, per ottenere risposte che ancora non possono esserLe date, perché non sarebbe in grado di viverle. E ciò che conta, di conseguenza, è vivere tutto. Viva le Sue domande, adesso. Forse, così, un giorno lontano, a poco a poco, senza accorgersene, vivrà già dentro la risposta. (cf. L. Monti, “Le domande di Gesù”, San Paolo Edizioni, pp.153-154).
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Monti afferma che Gesù ha una domanda per ogni nostra risposta. Con ciò, intende porre in evidenza il carattere “rivoluzionario e provocatorio” dell’insegnamento di Gesù, Il suo metodo di comunicazione, che attraverso l’impiego delle “parabole”, soleva porre i suoi interlocutori a confronto con le domande di senso che da sempre abitano il cuore umano: “Chi sono?”, “Che senso ha la mia vita?”, “Perché il male, la sofferenza, la morte?”, “Come posso essere felice?”.
Monti, attraverso la sua approfondita e dettagliata disamina delle “domande di Gesù”, vuole spronare i lettori ad “uscire” da una certa zona di comfort, ovvero costruirsi delle “certezze” che poggiano su delle sabbie mobili: un certo modo di vivere la fede alla maniera di alcuni farisei del tempo di Gesù. A tal proposito, si legga quanto segue:
«Una delle ragioni della lamentela secondo cui le parole di Gesù erano dure, era che ha fatto pensare i suoi ascoltatori. Per alcune persone il pensiero è un esercizio difficile e scomodo, specialmente quando implica la rivalutazione critica di pregiudizi e convinzioni saldamente sostenute, o la sfida all’attuale pensiero dominante» (cf. L. Monti, “Le domande di Gesù”, San Paolo Edizioni, p. 257).
Una profonda comprensione delle “domande di Gesù” stimola lo spirito critico e accresce la consapevolezza che l’esistenza umana è una continua ricerca di senso. Questa consapevolezza alimenta la curiosità, spinge al dinamismo e favorisce l’acquisizione di capacità di problem-solving, ovvero la ricerca di soluzioni ai problemi. Le “domande di Gesù” insegnano la resilienza, non temono di andare controcorrente e di mettere in discussione un diffuso conformismo di massa. Monti in maniera encomiabile pone in evidenza le peculiarità dell’insegnamento del Maestro divino che si distinguono nettamente dal resto del panorama religioso, filosofico e culturale. Un esempio emblematico si può cogliere nella trattazione dedicata alle controversie di Gesù con gli ambienti religiosi del suo tempo riportate dal Vangelo secondo Marco (cf. Mc 2,1-3,5). A Cafarnao, Marco pone in scena Gesù che avvia la sua attività pubblica predicando la Parola di Dio, invitando alla conversione e mostrando i “segni” del Regno. Gesù è in una casa, vi è una folla numerosa, alcuni amici di un paralitico calano il lettuccio sulla quale giace il malato dal tetto dell’abitazione. Si legga il brano:
E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che [quegli scribi] ragionavano così in se stessi, disse loro: «Perché fate questi ragionamenti nei vostri cuori? Che cosa è più facile, dire al paralitico: “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire: “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”?». (Mc 2,8-9; cf. Mt 9,4-5; cf. Lc 5,22-23)
Il testo di Monti esplora il racconto di Gesù che guarisce un paralitico, evidenziando il legame tra perdono e guarigione. Gesù non vede la malattia come una punizione divina, ma come una menomazione che rientra nell’ambito del peccato. La guarigione fisica è solo un segno della guarigione totale dell’intera persona.
Gesù sfida le consuetudini sociali e pone una domanda fondamentale: qual è il rapporto tra l’esteriorità e l’interiorità della persona? Il Vangelo risponde con l’armonia. Gesù, attraverso le sue azioni e parole, cura e guarisce l’uomo, ricostruendo la sua umanità.
Leggendo questo testo, ci si apre all’ascolto profondo del Vangelo e si sperimenta il potere trasformativo della Parola di Dio.
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