Mentre il mondo lo accompagna nel suo ritorno alla Casa del Padre, ripenso con un cuore pieno di gratitudine a Francesco I. Ho avuto tre Papi nella mia vita, ciascuno incastonato in una stagione diversa della mia storia. Giovanni Paolo II è stato il mio Papa da figlia. Gli anni in cui tutto era ancora da scegliere, in cui le parole “Fate della vostra vita un capolavoro” mi sembravano un invito solenne e possibile. Era il tempo dell’entusiasmo, dell’apertura al mistero e al sogno.
Benedetto XVI è stato il mio Papa da sposa. Negli anni in cui ho iniziato ad assumere con consapevolezza la mia vocazione adulta nel mondo, lui mi ha insegnato che la verità non è fredda, che “Dio è amore” è la chiave per capire tutto. Benedetto ha portato con sé la forza gentile del pensiero, il valore della profondità, e mi ha aiutato a costruire le fondamenta.
Papa Francesco è il mio Papa di madre. Con lui ho imparato la forza della cura. La concretezza della misericordia. Mi ha insegnato che ogni relazione è sacra, che ogni parola può essere carezza o ferita. Mi ha insegnato a scrivere – anche nel mio lavoro – guardando le persone negli occhi, con il cuore spalancato e il giudizio disarmato. Mi ha insegnato a raccontare non per spiegare, ma per custodire. Ricordo quando parlava di ospedale da campo: sentivo che stava parlando anche a me, al mio lavoro, alle mie parole. Ogni volta che raccontavo una storia, cercavo di metterci quella cura, quella verità, quella delicatezza. Come se stessi disinfettando una ferita invisibile.
Francesco mi ha insegnato un’altra cosa importante: a guardare la ferita della solitudine. Quella silenziosa, subdola, che attraversa tutte le realtà – famiglie, giovani, anziani, periferie, professionisti, preti, donne, uomini, istituzioni. Lui ha provato a medicarla, a mettersi accanto, a dire con gesti più che parole: “Tu non sei solo”. Ogni abbraccio inaspettato, ogni telefonata, ogni carezza data anche fuori protocollo, era un modo per ricucire il tessuto invisibile dello stare insieme.
Ci ha ricordato che il Vangelo passa di mano in mano, non di tweet in tweet. Che la fede si trasmette sedendosi accanto. E oggi, nel giorno del suo congedo, il Vangelo ci regala la domanda che Gesù fece a Pietro: “Mi ami tu più di costoro?” E io non posso non pensare a lui, a Francesco, a quel suo sì silenzioso e costante. Un amore provato non dai proclami, ma dalla perseveranza. Dalla stanchezza portata con dignità. Dalla pazienza di chi non si tira indietro. Dal suo sì quotidiano, fragile forse nel corpo, ma incrollabile nel cuore.
Oggi non è un giorno qualsiasi. È la festa della Madonna del Buon Consiglio. E come figlio tenero e fiducioso, Francesco ha spesso guardato a Maria come alla madre che custodisce, che guida con dolcezza, che suggerisce con amore. Affidarsi al suo consiglio è stato per lui un tratto spirituale costante, quasi un filo sottile che ha tenuto unito il suo dire e il suo fare.
E siamo anche alla vigilia della Domenica della Divina Misericordia, una festa voluta da Giovanni Paolo II, in cui la Chiesa spalanca le porte del cuore di Dio. Non poteva esserci cornice più perfetta per salutare il Papa che ci ha insegnato la misericordia come stile, come priorità, come sguardo. Oggi ti diciamo solo: grazie. Con il cuore pieno, con lo sguardo già all’eternità.
Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.
Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
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stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).




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Grazie per l'articolo. La donna che va ad abortire non è convinta di fare la scelta giusta..... ma vuole "solo…
«Il mio messaggio, piuttosto, è sempre lo stesso: promuovere la pace. E lo dico per tutti i leader del mondo,…
Sarebbe cosa buona, giusta e utile che i cristiani anche se peccatori, tornassero a essere testimoni credibili, di speranza e…