Giubileo Diocesano delle Famiglie: una giornata di grazia e di luce ad Acerenza

Di G.A.

In un tempo in cui la famiglia è spesso ferita, disorientata, in cerca di senso e radici, la Chiesa di Acerenza ha voluto accendere un faro di speranza e verità. È stato questo, in tutta la sua intensità, il Giubileo Diocesano delle Famiglie, celebrato il 1 maggio 2025 nell’antica e suggestiva cornice dell’Arcidiocesi lucana, sotto lo sguardo paterno e appassionato di Mons. Francesco Sirufo, che ha accompagnato l’intera giornata con la fermezza del pastore e la tenerezza del padre.

Un clima di festa e di profonda spiritualità ha avvolto la diocesi di Acerenza in Basilicata fin dalle prime ore del mattino, quando operatori di Pastorale Familiare, coppie, sacerdoti e semplici fedeli si sono ritrovati per riflettere sul valore sacro e insostituibile della vocazione familiare teneramente coordinati e guidati dai responsabili diocesani Sabrina e Domenico Pavese con don Tommaso. Non un tema tra i tanti, ma il cuore pulsante del futuro della Chiesa e della società.

A guidare le riflessioni sono stati due testimoni autorevoli: don Silvio Longobardi, presbitero da sempre impegnato nella pastorale familiare, e Giovanna Abbagnara, direttore di Punto Famiglia. Il loro intervento, profondo e vibrante, ha tracciato il cammino della santità domestica a partire dalla straordinaria esperienza di Luigi e Zelia Martin, i santi coniugi di Lisieux, canonizzati da Papa Francesco il 18 ottobre 2015.

“Non c’è vera pastorale familiare senza spiritualità. La famiglia non è solo una realtà sociologica o pastorale, ma è prima di tutto un mistero da accogliere, da custodire e da celebrare” – ha detto don Silvio Longobardi, emozionando molti dei presenti.

“Luigi e Zelia ci insegnano che la santità non è una vetta per pochi eletti, ma una strada percorribile nella ferialità del matrimonio, tra pianti di figli, bollette da pagare, scelte faticose e amore perseverante” – ha aggiunto Giovanna Abbagnara, richiamando l’attenzione sulla necessità di una rinnovata cultura dell’amore.

Ad accompagnare questo momento di ascolto e meditazione è stata una presenza concreta e toccante: il reliquiario dei santi Martin, custodito nella Cappella Martin ad Angri (SA), e portato ad Acerenza come segno tangibile di comunione tra Cielo e terra. Davanti a quelle reliquie, la preghiera si è fatta più intensa, più personale, quasi sussurrata con il cuore.

Hanno partecipato numerosi sacerdoti della diocesi, insieme ai responsabili della Pastorale Familiare regionale, i coniugi Angela e Terenzio Cucaro e don Alessandro Paradiso, segno dell’unità e della bellezza di una Chiesa che cammina insieme, che accompagna, che genera alla fede.

Nel pomeriggio, la spiritualità ha preso la forma del cammino. Dalla suggestiva cornice del Convento di Sant’Antonio, è partita la Via Amoris, sapientemente preparata e curata da don Nicola Moles. Un itinerario in nove tappe con le reliquie dei santi Martin, che ha condotto i fedeli fino alla Cattedrale di Acerenza. Ogni sosta è stata un momento per sostare nella preghiera, per lasciarsi interpellare dall’amore fedele e quotidiano di Luigi e Zelia, per rileggere la propria storia alla luce del Vangelo vissuto nella concretezza della vita familiare.

Tra le preghiere recitate durante le tappe, particolarmente toccante è stata quella pronunciata all’inizio del cammino:

“Signore Gesù, che hai voluto nascere in una famiglia, benedici ogni sposo e ogni sposa che camminano insieme tra le sfide e le gioie della vita. Donaci la grazia di amare come Luigi e Zelia: con tenerezza, con fedeltà, con coraggio. Fa’ che le nostre famiglie siano chiese domestiche, luoghi di accoglienza, culle di santità.”

La giornata si è conclusa nel luogo più alto e sacro della diocesi, la Cattedrale, con una celebrazione eucaristica intensa e partecipata, presieduta dal Vescovo. Lì, sull’altare, si è raccolta l’intera giornata: le lacrime e le speranze, i passi e le parole, i silenzi e le invocazioni. La liturgia è diventata compimento di un pellegrinaggio del cuore.

Nel suo saluto finale, Mons. Sirufo, ringraziando quanto sono convenuti, ha ricordato: “La famiglia non è un ideale astratto: è una vocazione concreta, una missione luminosa e urgente. Questo Giubileo ci ha insegnato che la santità è possibile e che passa attraverso il dono quotidiano di sé. Non c’è nulla di più rivoluzionario oggi che una famiglia unita nell’amore e che si riconosce in quella prima esclamazione di Adamo: osso delle mie ossa, carne della mia carne”.

Il Giubileo Diocesano delle Famiglie ad Acerenza non è stato solo un evento, ma una chiamata. Una convocazione alla bellezza della famiglia, alla sua dignità profonda, al suo ruolo insostituibile come culla della fede, scuola dell’amore, tempio dello Spirito.




Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia

Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).

CONTINUA A LEGGERE



ANNUNCIO


ULTIMI COMMENTI
  1. Trovo che sia davvero un grande «atto di civiltà» la proposta di legge veneta che consentirebbe di tumulare le ceneri…

  2. Emma Bonino resterà sempre nei miei ricordi come una grande donna che ha portato avanti con coraggio la lotta per…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per commentare bisogna accettare l'informativa sulla privacy.