CORRISPONDENZA FAMILIARE

Al centro c’è Cristo, non il Papa. In attesa orante

5 Maggio 2025

Occhi puntati su piazza san Pietro. Con una sola certezza: tra pochi giorni il Papa si affaccerà dalla Loggia della Basilica più famosa del mondo. E darà la sua prima benedizione a tutti, all’immensa folla dei cattolici di tutto il mondo che attende ed è pronta ad accogliere il Successore di Pietro; e anche a quelli che non si riconoscono credenti perché, come disse Paolo VI chiudendo il Concilio Vaticano II, “nessuno è estraneo, nessuno è escluso, nessuno è lontano” (8 dicembre 1965). 

Sono giorni in cui molti, dentro e fuori la comunità cattolica, fanno il tifo per l’uno o per l’altro dei possibili candidati. Un esercizio legittimo a condizione di non dimenticare, come ha detto saggiamente il cardinale Camillo Ruini, che “l’elemento centrale della Chiesa è Cristo, non il Papa”. Il futuro Papa, nella scia di quanti prima di lui hanno avuto lo scomodo privilegio di sedere sulla Cattedra di Pietro, non dovrà rispondere ai poteri mondani ma a Colui che lo ha scelto, non deve misurarsi con le attese degli uomini ma con quelle di Dio. 

Non sono pochi quelli che vorrebbero dettare al Papa l’agenda delle priorità, quella che risponde alla loro personale visione della storia. E spesso sono quelli che guardano con diffidenza alla tradizione, come se i secoli che ci hanno preceduto avessero colpevolmente congelato la fede atrofizzando la forza rivoluzionaria del Vangelo. Sono quelli che vorrebbero una Chiesa più umana, meno attenta alle cose di Dio e più preoccupata delle necessità degli uomini, meno rigorosa sulla dottrina e più impegnata nella carità. Una Chiesa che rinuncia alla pretesa di annunciare la verità e cerchi semplicemente di promuovere nel mondo pace e solidarietà. Una Chiesa che lasci da parte ogni sterile ricerca di identità e si dedichi esclusivamente a restituire ai poveri la loro dignità. 

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Molti commentatori parlano di una Chiesa divisa tra conservatori e progressisti. Una lettura eccessivamente semplicistica e troppo politicizzata. Anche se è doveroso riconoscere che Papa Francesco ha inteso promuovere processi che non hanno trovato tutti d’accordo e hanno alimentato un confronto piuttosto acceso che non raramente è scaduto in una polemica sterile e dannosa. E tuttavia, mi sembra più corretto dire che, all’interno della comunità ecclesiale e nella cornice della fede comune, vi sono diverse sensibilità che si confrontano, a volte anche con qualche asprezza fuori luogo. Una dialettica salutare, secondo il cardinale Ruini, a condizione che rimanga al servizio della comunione. Se invece “si radicalizza e diventa patologica, anche senza scismi può avere effetti devastanti, paralizzando la vita della Chiesa”. 

Extra omnes: tra pochi giorni con queste solenni parole il Maestro delle celebrazioni liturgiche chiuderà la Cappella Sistina e chiederà a tutti di uscire per lasciare ai cardinali piena libertà di scegliere il prossimo Papa. Una libertà da esercitare in preghiera sotto lo sguardo di Dio nella cornice della Cappella Sistina in cui campeggia il giudizio universale di Michelangelo e dove, come ha scritto Giovanni Paolo II, “tutto concorre ad alimentare la consapevolezza della presenza di Dio, al cui cospetto ciascuno dovrà presentarsi un giorno per essere giudicato”. Una cornice severa e liberante che chiama tutti ad agire con quella responsabilità che nasce dall’autorità ricevuta da Dio. 

Ai cattolici non viene chiesto di fare il tifo e/o di attendere come spettatori che si limitano a seguire la cronaca degli eventi. Consapevoli della posta in gioco, siamo chiamati a vivere questo tempo come credenti che, stando in ginocchio, invocano con insistenza lo Spirito Santo perché doni luce ai cardinali e doni alla Chiesa un Papa che, come Pietro, s’impegni ad amare Cristo con totalità di cuore e, nel suo Nome e con la sua potestà, sappia custodire l’unità e la fede della Chiesa e sollecitare una carità ancora più coraggiosa. Un ministero antico e sempre più necessario in un tempo in cui l’umanità ha bisogno di vincere la paura e ricevere quella speranza che trova in Dio la sua sorgente e la sua garanzia. 




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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

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