Educazione

Differenze nei modelli educativi, genitori e insegnanti a confronto

In tutte le relazioni, la comunicazione è fondamentale. Se siamo genitori e non condividiamo i metodi educativi degli insegnanti è importante affrontare la questione in modo aperto. La migliore predisposizione per una buona comunicazione è, però, in primis, la disponibilità all’ascolto, un ascolto attivo, di chi non vuole solo ricevere il messaggio ma recepirlo.

La scuola sta per terminare, si avvicinano i colloqui finali con gli insegnanti. I momenti di confronto per fare il punto sull’anno trascorso e quindi prepararsi al meglio per l’anno venturo, ormai sono alle porte. Specialmente quando si hanno figli piccoli, può capitare di trovarsi in disaccordo con i modelli educativi adottati dagli insegnanti. Cosa possiamo fare in casi come questo? Come possiamo prepararci al dialogo di fine anno con gli insegnanti? Come possiamo affrontare la situazione in modo costruttivo? Innanzitutto, mediante una buona comunicazione. 

È vero, quando c’è qualcosa che non va, la prima cosa che viene messa sotto la lente e nello stesso tempo invocata come la panacea è proprio la comunicazione. Però, lo sappiamo, in tutte le relazioni, la comunicazione è fondamentale e se non condividiamo i metodi educativi degli insegnanti è importante affrontare la questione in modo aperto e rispettoso attraverso un confronto costruttivo. E quale migliore occasione per farlo, quindi, se non i colloqui di fine anno per discutere di eventuali preoccupazioni, per evidenziare perplessità rispetto a qualche metodo o principio non condiviso, per cercare di capire le motivazioni della scuola e per provare a rappresentare le nostre esigenze e aspettative? 

La migliore predisposizione per una buona comunicazione – una comunicazione che risulti efficace – è sicuramente, in primis, la disponibilità all’ascolto, e quindi è molto importante arrivare al colloquio non solo con le legittime e magari numerose domande da fare, ma anche e soprattutto con una buona dose di apertura all’ascolto attivo, quello di chi non si limita a ricevere il messaggio, ma lo recepisce con attenzione

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L’ascolto attivo è forse la prima forma di collaborazione e di apertura che possiamo dimostrare al nostro interlocutore. Possiamo passare quindi, successivamente, a proporre alternative, miglioramenti, ovviamente nel rispetto dei ruoli. 

Molto utile per la costruzione di un buon rapporto con la scuola è approfittare di tutte le opportunità che abbiamo per essere coinvolti nella vita scolastica dei nostri figli, in questo modo avremo la possibilità di capire meglio l’ambiente e l’approccio pedagogico. L’alleanza educativa con la scuola è fondamentale per la crescita integrale dei nostri figli, ma se sentiamo che l’educazione scolastica non copre tutte le aree che riteniamo importanti, allora potremmo integrare con altre attività che riflettano maggiormente i nostri principi, specialmente quelli che riteniamo restino un po’ mortificati all’interno dell’ambiente scolastico. Per questo, anche parlare apertamente con i figli, spiegare loro, con un livello di complessità adeguato alle varie età, perché alcune idee proposte dalla scuola potrebbero non rispecchiare le nostre convinzioni familiari, può essere molto utile e può essere fatto in maniera molto semplice e bella tramite letture, discussioni o altre attività ludiche che facciano emergere, sottolineino, i principi su cui abbiamo fondato la nostra vita familiare e che vorremmo trasmettere ai nostri figli.




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Lucrezia Scotellaro

Lucrezia Scotellaro è laureata in filosofia e dottore di ricerca in filosofia del
diritto e counselor filosofico. Si occupa da diversi anni di pratica filosofica
applicata in special modo ai contesti educativi. Svolge l’attività di counselor
genitoriale e di coppia. E’ responsabile di progetti sociali a livello regionale e
nazionale. Collabora con associazioni e think tank internazionali dedicati
all’empowerment personale e familiare. E’ sposata da 29 anni, ha tre figli e un nipote

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