29 Maggio 2025

Martina, vittima di un vuoto che non si può più ignorare

Martina aveva solo 14 anni. Era una bambina travestita da adolescente, con il cuore aperto all’amore come tutte le sue coetanee. È morta tra le mani sbagliate: quelle di un ragazzo di 19 anni che l’ha uccisa. In questo ennesimo dramma che lacera l’Italia, sento il bisogno di allargare lo sguardo e pronunciare parole scomode. Perché ciò che stiamo vedendo, ormai sempre più frequentemente, è il frutto di una deficienza emotiva profonda, di una desertificazione relazionale che sta devastando le giovani generazioni.

I ragazzi — maschi e femmine — crescono oggi spesso senza mappe emotive. Non sanno amare, non sanno gestire la rabbia, non sanno attendere, non sanno perdere. E allora reprimono, comprimono, covano frustrazione, e poi esplodono. Nessuno insegna loro a nominare le emozioni, a custodirle, a curarle. E quando il cuore è analfabeta, ogni relazione diventa una miccia. Inaccettabile, ma tristemente comprensibile nel quadro di un’educazione sentimentale e affettiva pressoché inesistente. È facile condannare, definire il ragazzo un mostro. È molto più difficile riconoscere che non abbiamo dato ai giovani la possibilità di distinguere il bene dal male, che l’amore ha la forma del dono e quando non è vissuto così diventa una trappola per chi lo prova e per chi ne è vittima.

C’è poi un altro punto, ancora più difficile da affrontare, ma necessario: Martina aveva iniziato a frequentare il suo carnefice quando aveva appena 12 anni. Dodici. Lui ne aveva 17, poi 18, infine 19. In tutto questo, dov’erano gli adulti? Che tipo di vigilanza è stata esercitata? Ci sono leggi in Italia — o almeno dovrebbero esserci — che parlano di omessa custodia di minore. Vengono applicate quando un ragazzino imbratta una scuola o scappa di casa, ma non quando una figlia viene lasciata libera di legarsi sentimentalmente, senza alcuna guida o controllo, a un uomo che la condurrà alla morte?

Non si tratta di puntare il dito contro la famiglia nel momento del dolore, ma di chiedersi tutti, con urgenza: chi sta educando i nostri figli? Dove siamo noi adulti quando i bambini cercano amore? Chi presidia il fragile confine tra affetto e possesso, tra desiderio e ossessione, tra il gioco dell’amore e il dramma della dipendenza emotiva?

La risposta non può essere solo “colpa del patriarcato”. È uno slogan che mi ha stufato. È colpa di un’assenza drammatica di pensiero profondo, di accompagnamento, di autorevolezza. Dobbiamo tornare a educare al sentire. A dare nome alle emozioni. A presidiare i legami. E soprattutto, dobbiamo tornare a credere che un genitore non è amico, non è complice, non è spettatore: è guida, custode, sentinella. E quando manca, spesso la tragedia è dietro l’angolo.

Per Martina, per le tante Martina che vivono in silenzio amori troppo grandi per la loro età, dobbiamo avere il coraggio di cambiare rotta. Non è solo questione di genere. È questione di responsabilità. E spesso è questione proprio di sopravvivenza. Siamo tutti complici di queste tragedie. Se non ridiamo alla famiglia il suo posto nel mondo, il baratro di quest’assenza sarà sempre più profondo.



Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.

Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!


Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia

Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).

CONTINUA A LEGGERE



Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

ANNUNCIO


ULTIMI COMMENTI
  1. Oggi, 8 marzo, festa della Donna. Auguri a tutte le donne del Mondo! Dal 1946 quando hanno avuto la possibilità…

Vai all'archivio di "Un Caffè sospeso"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per commentare bisogna accettare l'informativa sulla privacy.