VANGELO E FAMIGLIA

Convivenza o matrimonio? Testimoniare la forza del sacramento. Parla il Papa

“Forse molti giovani, che ai nostri giorni scelgono la convivenza invece del Matrimonio cristiano, in realtà hanno bisogno di qualcuno che mostri loro in modo concreto e comprensibile, soprattutto con l’esempio della vita, cos’è il dono della grazia sacramentale e quale forza ne deriva”. Sono parole di Papa Leone XIV, che ha citato sia San Giovanni Paolo II che Papa Francesco.

Per Papa Leone XIV, i giovani hanno bisogno che qualcuno testimoni loro “la bellezza e la grandezza della vocazione all’amore e al servizio della vita” che Dio dona agli sposi. Lo ha affermato riprendendo queste parole dalla Familiaris Consortio, nel suo messaggio ai partecipanti al seminario “Evangelizzare con le famiglie di oggi e di domani. Sfide ecclesiologiche e pastorali”, organizzato dal Dicastero per i laici, la famiglia, la vita. 

Il pontefice ha constatato come “il nostro è un tempo caratterizzato da una crescente ricerca di spiritualità, riscontrabile soprattutto nei giovani, desiderosi di relazioni autentiche e di maestri di vita. Proprio per questo è importante che la comunità cristiana sappia gettare lo sguardo lontano, facendosi custode, davanti alle sfide del mondo, dell’anelito di fede che alberga nel cuore di ognuno”.

Ecco che Leone vede l’urgenza di rivolgere lo sguardo soprattutto alle famiglie che, per vari motivi, sono “spiritualmente più lontane”, cioè “a quelle che non si sentono coinvolte, che si dicono non interessate, oppure che si sentono escluse dai percorsi comuni”, sapendo che tante persone oggi, “ignorano l’invito all’incontro con Dio!”.

Si diffonde sempre di più, secondo il Papa, la “privatizzazione” della fede, che “impedisce spesso a questi fratelli e sorelle di conoscere la ricchezza e i doni della Chiesa, luogo di grazia, di fraternità e d’amore!”.

Questo può portare ad affidarsi a “falsi appigli” che, “non reggendo il peso delle loro istanze più profonde, li lasciano scivolare di nuovo verso il basso, allontanandoli da Dio e rendendoli naufraghi in un mare di sollecitazioni mondane”.

Non si può ignorare che “ci sono papà e mamme, bambini, giovani e adolescenti, a volte alienati da modelli di vita illusori, dove non c’è spazio per la fede, alla cui diffusione contribuisce non poco l’uso distorto di mezzi in sé potenzialmente buoni – come i social – ma dannosi quando fatti veicolo di messaggi ingannevoli”.

La Chiesa è mossa dal desiderio di “andare a pescare questa umanità, per salvarla dalle acque del male e della morte attraverso l’incontro con Cristo”.

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Anche per quanto riguarda l’educazione alla fede dei figli, i genitori “necessitano di comunità che li sostengano nel creare le condizioni affinché questi possano incontrare Gesù”. Citando Francesco, Papa Prevost ha parlato di “luoghi in cui si realizza quella comunione d’amore che trova la sua fonte ultima in Dio stesso” (Francesco, Udienza generale del 9 settembre 2015).

Bisogna stare attenti, secondo il Papa Leone, a non ridurre la fede a una serie di precetti: “La fede è anzitutto risposta a uno sguardo d’amore […] Quante volte, in un passato forse non molto lontano, ci siamo dimenticati di questa verità e abbiamo presentato la vita cristiana principalmente come un insieme di precetti da rispettare, sostituendo all’esperienza meravigliosa dell’incontro con Gesù?”

Ha preso le distanze, il pontefice, da “una religione moralistica, pesante, poco attraente e, per certi versi, irrealizzabile nella concretezza del quotidiano”.

Consapevoli ciascuno della propria vocazione, vescovi, laici, ministri ordinati sono chiamati a farsi pescatori di coppie e di famiglie, riconoscendo che ciascuno di noi “nel Battesimo, è costituito Sacerdote, Re e Profeta per i fratelli”.Non bisogna, poi, lasciarsi “scoraggiare dalle situazioni difficili” che si troveranno. “È vero, oggi i nuclei familiari sono feriti in tanti modi, ma ‘il Vangelo della famiglia nutre pure quei semi che ancora attendono di maturare e deve curare quegli alberi che si sono inariditi e necessitano di non essere trascurati’” (Francesco, Esort. Ap. Amoris laetitia, 76).




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