CORRISPONDENZA FAMILIARE
La politica del Papa. Parole chiare che i media nascondono
23 Giugno 2025
Foto Papa Leone derivata da: Edgar Beltrán, The Pillar, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons
Il Giubileo dei Governanti ha dato a Papa Leone la possibilità di incontrare i governanti di mezzo mondo (21 giugno 2025). Ha parlato di politica e lo ha fatto con quell’autorità morale che tutti gli riconoscono perché, nel solco dei suoi predecessori, è l’unico leader mondiale che non persegue altri interessi se non quello di difendere la dignità di ogni uomo, quale che sia il suo passaporto e la sua fede religiosa.
Senza entrare nei contenuti, il Pontefice ha consegnato ai governanti alcuni criteri che, se osservati fedelmente, permettono alla politica di essere “la più alta forma di carità”, come ha detto Leone XIV citando Pio XI. Un singolo incontro non permette di delineare una proposta ampia e articolata che tiene conto di tutta la complessità dell’azione politica. Questo limite oggettivo dà maggior valore ai temi che sono stati proposti come essenziali e irrinunciabili.
“Combattete povertà e disuguaglianze”, titola Rainews. Quasi tutte le testate e i servizi giornalistici pongono esclusivamente l’accento su questo tema. È vero, il Papa ha denunciato con parole severe “l’inaccettabile sproporzione tra una ricchezza posseduta da pochi e una povertà estesa oltremisura”. Ed ha aggiunto che “tale squilibrio genera situazioni di permanente ingiustizia, che facilmente sfociano nella violenza e, presto o tardi, nel dramma della guerra”. La giustizia è uno dei pilastri della pace.
Ha fatto bene il Papa a ricordare che un’equa distribuzione dei beni è uno degli obiettivi prioritari di una politica che fa del bene comune la stella polare del suo programma. È la cosa più ovvia che un Papa può e deve dire. Ma sabato ha detto molte altre cose, ha toccato altri argomenti, ha offerto indicazioni di merito e di metodo. Un vero peccato che, ancora una volta. il “taglia e cuci” dei mezzi di informazione, non sappia cogliere le provocazioni che la Chiesa consegna a coloro che hanno la responsabilità di governare i popoli. Mi limito a sottolineare due punti.
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La religione non è un ostacolo per lo sviluppo di una società degna dell’uomo. Nel mondo occidentale sono numerosi e potenti coloro che invocano la laicizzazione forzata della politica, quelli che sbandierano la laicità per emarginare ogni esperienza religiosa o relegarla in una dimensione privata che, mai e in nessun caso, deve influenzare la vita pubblica. Papa Leone si pone agli antipodi di questo approccio culturale ed offre un criterio che, diciamolo francamente, oggi è moneta piuttosto rara:
“Per avere allora un punto di riferimento unitario nell’azione politica, piuttosto che escludere a priori, nei processi decisionali, la considerazione del trascendente, gioverà cercare, in esso, ciò che accomuna tutti”.
Non escludere a priori il trascendente! A molti sembra un vestito fuori moda. La parola trascendente nel vocabolario è totalmente assente. E invece il Papa lo propone come criterio essenziale per una società che diventi veramente una casa comune a tutti, anche a quelli che, in quanto credenti e in nome della fede, hanno il desiderio di partecipare al bene comune.
A giudizio di Papa Leone la fede è sempre una fedele e preziosa alleata dell’umanità: “Credere in Dio, con i valori positivi che ne derivano, è nella vita dei singoli e delle comunità una fonte immensa di bene e di verità”. Le parole non sono scelte a caso, il Papa intreccia bontà e verità, d’altra parte, ad essere onesti, il vero bene coincide sempre con la verità. La fede non segue le mode ma custodisce e dà voce a quei valori umani che arricchiscono non poco la vita sociale. E può farlo con assoluta libertà proprio perché è libera da altri e poco nobili interessi, quelli che spesso e volentieri condizionano le scelte politiche.
Questa verità dovrebbe essere fin troppo ovvia e invece tante volte viene volutamente ignorata e faziosamente negata da quella politica che vorrebbe una Chiesa prona ai diktat del potere. Una Chiesa che abbraccia e benedice i nuovi e insindacabili valori della modernità, quelli che ruotano attorno al principio dell’autodeterminazione. La Chiesa collabora con le istituzioni ma custodisce la sua libertà di pensiero e, in questo modo, aiuta la politica e l’intera società, a non cadere nella trappola di un individualismo esasperato che avvilisce la dignità della persona. La Chiesa deve essere e restare una voce critica che non si allinea con il pensiero dominante.
Papa Leone ha chiesto espressamente ai politici di “promuovere le condizioni affinché vi sia effettiva libertà religiosa”. Non si tratta semplicemente di garantire la libertà di culto ma di permettere ai credenti di poter partecipare alla vita sociale e politica senza dover nascondere la propria fede. È triste dover riconoscere anche nel mondo occidentale la tendenza a usare il potere per promuovere una politica e una cultura in cui non c’è un effettivo spazio per il dissenso. Lo sanno bene quei cattolici che, non essendo allineati con il potere, sperimentano un’odiosa emarginazione. E non solo culturale.
In questo contesto emerge un altro tema, strettamente connesso al precedente: chi decide quali sono i valori che devono ispirare la vita comune? Un tema che attraversa i secoli e tocca tanto la filosofia quanto il diritto. Una questione senza dubbio complessa e carica di implicazioni. Papa Leone offre un chiaro orientamento, a suo parere, cioè secondo la dottrina sociale della Chiesa,
“un riferimento imprescindibile è quello alla legge naturale, non scritta da mani d’uomo, ma riconosciuta come valida universalmente e in ogni tempo, che trova nella stessa natura la sua forma più plausibile e convincente”.
Queste parole sono accompagnate da una lunga citazione di Cicerone, un filosofo super partes che appartiene alla grande tradizione giuridica latina che precede l’avvento del cristianesimo.
Se manca una legge naturale “universalmente valida”, i valori da custodire sono di volta in volta definiti dalla maggioranza che detiene il potere. La dignità dell’uomo diventa così un vestito che ciascuno rappezza a suo piacimento, secondo i gusti e le mode del tempo. Possiamo dunque salutare la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dire addio ad una società in cui la politica sia realmente a servizio dell’uomo e della famiglia.
Un tema come questo richiede ben altro approfondimento, Papa Leone ha fatto bene a proporlo. E noi faremmo ancora meglio a non tralasciarlo e a non lasciarlo in mano solo agli esperti, quelli che sono pronti a usare le parole per dire tutto e il contrario di tutto.
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1 risposta su “La politica del Papa. Parole chiare che i media nascondono”
GRAZIE ,GESU’, GRAZIE PAPA LEONE. MARIA , ringrazia con noi.
La POLITICA è LA PIU’ ALTA FORMA DI CARITA’.
Debelliamo dalla terra ,ingiustizie ,crudeltà,cattiveria ,disonestà. Facciamo ogni sforzo per difendere la legge naturale,impariamo a PREGARE