FERITE CONIUGALI

“Mio marito è schiavo della pornografia: quando mi cerca mi sento usata”

Qualche tempo fa, una donna mi ha scritto perché aveva letto uno dei miei articoli sul matrimonio. Dentro di sé portava una grande sofferenza: il marito fa uso di pornografia e, da anni, la loro intimità è andata a rotoli. “Lui si è abituato a fare da solo”, dice, rassegnata. E quando la cerca, si sente usata: “Lo capisci se un uomo ti cerca solo per i suoi bisogni”. 

Non mi sono ancora abituata – e spero di non farlo mai – alle confidenze sofferte di coniugi. Sia chiaro, nessuna coppia è perfetta, nessun matrimonio è esente da crisi, nessuna relazione è priva di fatiche. Però, un conto è ferirsi, chiedersi scusa, fare un cammino e trovare insieme la guarigione e la strada dopo ogni caduta, altro conto è vedere il proprio matrimonio che muore dissanguato. Spesso, questo non capita a persone cattive o stupide: a volte manca la sicurezza in sé stessi, mancano gli strumenti, manca sapere che cosa significhi dare la vita per qualcuno, in un mondo iper-sessualizzato che non educa ai sentimenti, ma invita a consumare corpi e trascura l’emotività. 

Quando questa donna mi ha mandato la sua lettera, le ho risposto alla mail dicendole: “E tu glielo dici? Intendo, glielo hai mai detto che ti senti usata?”. La sua risposta è stata no. 

Non ho la scienza infusa, non sono psicologa o consulente famigliare, ma se c’è una cosa che ho imparato in nove anni di matrimonio e osservando persone sposate intorno a me, è che una relazione senza dialogo è fallita in partenza. Non è proprio una relazione. 

Il primo passo per vivere una storia autentica è avere scambi sinceri, dirsi quello che si pensa e quello che si prova, facendo calare le maschere. Senza vera fiducia, ciò che costruiamo è solo un castello di sabbia.

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Mettere a nudo la propria anima

Di fatto, è molto più facile spogliarsi dei vestiti, che denudare il cuore. Eppure, senza questo atto di fiducia, senza questa apertura, senza rendere l’altro partecipe di ciò che ci attraversa, non è possibile vivere un’intimità sana, libera, vera. E questo si ripercuoterà inevitabilmente sull’intimità fisica. Se mentiamo con le parole, se restiamo in silenzio quando dovremmo dirci un universo di cose, se non siamo sinceri nella vita; con il corpo, che è donato nell’atto sessuale, si dirà sempre una bugia

Ci consegniamo all’altro, diamo tutto, eppure, sappiamo che stiamo trattenendo il nostro cuore. E questo crea un dissidio interiore. 

Forse ci si trova in una situazione così dolorosa a causa di ferite pregresse, di paure, o fragilità non sanate. Oppure perché ci si aspetta che ad amarci per primo sia sempre l’altro. Di fatto, però, un amore vissuto perennemente sulla difensiva non regge. Così come non si può costruire qualcosa di vero sopra a una montagna di bugie o di cose non dette.

Rintanarsi nella pornografia per scappare dalle responsabilità di una relazione 

La pornografia è emblema della paura di una relazione vera: è una scappatoia. È una relazione fittizia, una “relazione senza relazione”. Se sono un uomo che fa uso di pornografia, la mia idea di fondo è che posso (e voglio) guardare una donna dal collo in giù, come se non avesse sentimenti o non fossero importanti. Una donna vale quanto mi stimola. Mi abituo a scappare da una donna (mia moglie?) che chiede la parte migliore di me.

Mi sono convinto che ho poco da offrire: posso solo sfruttare un corpo, rubare prestazioni e cercare sensazioni. 

La pornografia approfitta di fragilità relazionali e le fa diventare voragini; danneggia i nostri legami.

Penso che l’uomo di questa vicenda debba chiedere aiuto. Dovrebbe farlo per sé stesso, per sua moglie, per il suo matrimonio. La moglie, però, dovrebbe essere onesta e netta, far sapere all’uomo che tipo di relazione si aspetta, che tipo di relazione sa di meritare.

Entrambi hanno diritto all’amore, ma il silenzio non li aiuta, perché hanno il dovere di ricordarselo a vicenda.




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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