UDIENZA DEL PAPA
Bisogna temere la morte dell’anima, più di quella del corpo. La parola al Papa
Screenshot del video https://www.youtube.com/watch?v=mhBZPrmEuDo
Ha tenuto una catechesi sulla guarigione di Gesù dell’emorroissa e ha parlato della risurrezione della figlia di Giairo (due episodi del Vangelo di Marco). Ha ricordato i fratelli cristiani uccisi a Damasco, ha rivolto lo sguardo alle guerre del Medio Oriente, pensando a Israele, Palestina, Iran. Ha detto di essere vicino ai cristiani del Medio Oriente. Tutto sull’udienza generale del papa.
“Domenica scorsa è stato compiuto un vile attentato terroristico contro la comunità greco-ortodossa nella chiesa di Mar Elias a Damasco. Affidiamo le vittime alla misericordia di Dio ed eleviamo le nostre preghiere per i feriti e i familiari. Ai cristiani del Medio Oriente dico: vi sono vicino! Tutta la Chiesa vi è vicina!”
Sono parole di papa Leone XIV, pronunciate durante l’udienza generale di mercoledì 25 giugno.
Il pontefice ha anche aggiunto: “Questo tragico avvenimento richiama la profonda fragilità che ancora segna la Siria, dopo anni di conflitti e di instabilità. È quindi fondamentale che la comunità internazionale non distolga lo sguardo da questo Paese, ma continui a offrirgli sostegno attraverso gesti di solidarietà e con un rinnovato impegno per la pace e la riconciliazione”.
Non è mancato lo sguardo verso Israele, Palestina, Iran. “Le parole del profeta Isaia risuonano più che mai urgenti: «Una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra» (Is 2,4). Si ascolti questa voce, che viene dall’Altissimo! Si curino le lacerazioni provocate dalle sanguinose azioni degli ultimi giorni. Si respinga ogni logica di prepotenza e di vendetta e si scelga con determinazione la via del dialogo, della diplomazia e della pace”.
La catechesi rivolta ai fedeli riguardava “La donna emorroissa e la figlia di Giairo”, episodi del Vangelo di Marco, raccontati al capitolo 5.
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“Anche oggi meditiamo sulle guarigioni di Gesù come segno di speranza”, ha premesso il Santo Padre, introducendo il tema, e ha dunque parlato di una “malattia molto diffusa nel nostro tempo” ovvero “la fatica di vivere”, in quanto “la realtà ci sembra troppo complessa, pesante, difficile da affrontare”. E allora “ci spegniamo, ci addormentiamo, nell’illusione che al risveglio le cose saranno diverse”. Per papa Leone, però “la realtà va affrontata, e insieme con Gesù possiamo farlo bene”.
Il Vangelo preso in esame dal papa mostra una figlia malata e un padre che “non rimane in casa a lamentarsi per la malattia della figlia, ma esce e chiede aiuto. Benché sia il capo della sinagoga, non avanza pretese in ragione della sua posizione sociale. Quando c’è da attendere non perde la pazienza e aspetta. E quando vengono a dirgli che sua figlia è morta ed è inutile disturbare il Maestro, lui continua ad avere fede e a sperare”.
Tuttavia “il colloquio di questo padre con Gesù è interrotto dalla donna emorroissa, che riesce ad avvicinarsi a Gesù e a toccare il suo mantello”. Questa donna era stata “condannata a rimanere nascosta e isolata”, ma lei non si è arresa al giudizio degli altri: ha imboccato la via della salvezza
Gesù riconosce la fede di questa donna. Sant’Agostino, a nome di Gesù, scriverà «La folla mi si accalca intorno, ma la fede mi tocca» (Discorso 243, 2, 2). È per questo che la donna guarisce. “È così: ogni volta che facciamo un atto di fede indirizzato a Gesù, si stabilisce un contatto con Lui e immediatamente esce da Lui la sua grazia”.
Al tempo stesso, ha spiegato il papa: “Forse anche oggi tante persone si accostano a Gesù in modo superficiale, senza credere veramente nella sua potenza. Calpestiamo la superficie delle nostre chiese, ma forse il cuore è altrove! Questa donna, silenziosa e anonima, vince le sue paure, toccando il cuore di Gesù con le sue mani considerate impure a causa della malattia. Ed ecco che subito si sente guarita”. Nel frattempo, “portano a quel padre la notizia che sua figlia è morta”. E Gesù gli dice: “Non temere, soltanto abbi fede!” (v. 36). Gesù, allora, la invita ad alzarsi, un gesto che indica come Gesù “risveglia anche dalla morte”. Il Papa ha messo allora in guardia dal vero pericolo: “Per Dio, che è Vita eterna, la morte del corpo è come un sonno. La morte vera è quella dell’anima: di questa dobbiamo avere paura!”
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