CORRISPONDENZA FAMILIARE
Il futuro dell’umanità dipende dalla famiglia. La testimonianza di Luigi e Zelia
7 Luglio 2025
Gli sposi sono missionari. Non dipende dal ministero che esercitano nella comunità ecclesiale. La missione entra nelle pieghe della vita, come annuncia l’apostolo Paolo: “sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa,fate tutto per la gloria di Dio” (1Cor 10,31). È questa la regola della vita domestica. Una regola molto più esigente. La missione non si consuma nella predicazione né resta circoscritta nei confini dell’impegno ecclesiale ma impegna a portare il Vangelo in ogni angolo della storia familiare, facendo della vita una buona notizia.
Tutti i battezzati sono chiamati a far risplendere il Vangelo e ciascuno deve viverlo secondo la specifica modalità della sua vocazione: alcuni sono chiamati a partire per annunciare il Vangelo nei luoghi più lontani; altri sono chiamati a restare per seminare il Vangelo nella vita di ogni giorno. Gli sposi appartengono alla seconda categoria, sono chiamati a fare dell’amore coniugale e dell’impegno educativo lo spazio privilegiato della loro missione ecclesiale. Si tratta di una testimonianza quanto mai urgente e assolutamente necessaria per custodire la dignità della persona.
In una civiltà che privilegia le cose,
la famiglia ricorda che senza l’amore l’uomo smarrisce la sua identità.
In una civiltà dove tutti fanno a gara per raggiungere posti di prestigio,
la famiglia ricorda che solo chi impara a servire troverà la gioia.
In una civiltà dove ciascuno pensa a sé,
la famiglia ricorda che solo vivendo con e per gli altri, possiamo costruire un mondo più umano.
È questa la testimonianza che Luigi e Zelia Martin hanno donato alla Chiesa. Sposi e genitori santi che Papa Francesco ha canonizzato nel 2015, dieci anni fa. Il 12 luglio, anniversario delle loro nozze, cade la memoria liturgica. Dal momento che la liturgia non prevede la memoria obbligatoria, questa testimonianza resterà ancora nascosta. Un vero peccato… di omissione. Si parla tanto di famiglia e poi dimentichiamo di mettere sul candelabro quelle esperienze luminose che lo Spirito ha suscitato nella Chiesa.
Luigi e Zelia hanno vissuto con responsabilità e generosità tutti gli impegni legati alla loro vocazione. Non hanno giocato al risparmio, non si sono limitati ad osservare i precetti della vita ecclesiale, hanno fatto della loro casa la dimora di Dio. La loro esperienza si esprime con modalità assai diverse da quelle di oggi. E tuttavia, contiene un insegnamento valido anche ai nostri giorni. Luigi e Zelia non hanno cercato il quieto vivere, non hanno fatto della casa un rifugio, non hanno cercato di stare lontani dai problemi. Al contrario, hanno accettato la sfida della fede, impegnandosi a vivere ogni cosa nella luce di Dio e al servizio di Dio.
La loro missione ha un’impronta domestica, passa attraverso l’accoglienza della vita (nove figli) e la trasmissione della fede. Ma non resta confinata tra le mura di casa. Luigi e Zelia partecipano attivamente alla vita ecclesiale, secondo le modalità specifiche del loro tempo. Ma lo fanno con una passione che lascia un’impronta indelebile nel cuore delle loro cinque figlie e certamente favorisce la scelta della totalità che conduce ciascuna di esse a consacrarsi nella vita monastica. Quattro entreranno al Carmelo e una alla Visitazione. L’ultima figlia, Santa Teresa di Gesù Bambino, Patrona delle missioni, non solo è il frutto più luminoso di questa famiglia autenticamente cristiana, ma è anche quella che ha permesso di scoprire la vita santa dei suoi genitori. Un’esperienza che altrimenti sarebbe rimasta nascosta nelle pieghe della vita ecclesiale.
“Il futuro del mondo e della Chiesa passa attraverso la famiglia”, diceva Giovanni Paolo II (Familiaris consortio, 75). Aveva ragione. Le sue parole sono un vero e proprio annuncio e, a distanza di quarant’anni, appaiono ancora più profetiche. Il futuro dell’umanità è legato a doppio filo alla famiglia. Se custodiamo la famiglia, salviamo l’umanità. Dovrebbe essere questo il criterio che vivifica la vita ecclesiale. E invece anche il mondo cattolico rischia di seguire gli allarmisti di professione, quelli che annunciano catastrofi imminenti e fanno dell’impegno ambientale la regola esclusiva dell’agenda sociale e politica.
Non diamo credito ai catastrofisti, siamo certi che Dio non abbandona l’umanità alla deriva. Ma siamo anche consapevoli che dobbiamo fare la nostra parte. Custodire e sostenere la famiglia dovrebbe essere (il condizionale è d’obbligo) uno dei compiti più importanti della Chiesa. Questa coscienza invita a non lesinare energie per aiutare gli sposi a prendere coscienza della loro vocazione e del ruolo che possono avere nella società. L’umanità ha bisogno di sposi che si amano con fedeltà e tenerezza, di genitori che s’impegnano a testimoniare ai figli la bellezza della fede, di famiglie che sanno donare luce e speranza.
Luigi e Zelia Martin sono testimoni privilegiati di quel Vangelo che illumina il cammino dell’umanità. Hanno custodito e alimentato il fuoco dell’amore e della fede. In questi giorni in cui ci prepariamo a celebrare la loro memoria liturgica, non solo preghiamo con e per gli sposi ma chiediamo al buon Dio di suscitare nella Chiesa una nuova e più matura coscienza che senza la famiglia non c’è futuro.
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stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).



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