“Vogliamo essere operatori di pace”: a Fatima il Forum Sociosanitario si interroga sul futuro della salute in Italia

Nel cuore di Fatima, davanti alla Mamma Celeste, si è svolto il Convegno annuale del Forum delle Associazioni socio-sanitarie. Un convegno intenso e partecipato, intitolato “Vogliamo essere operatori di pace”, che ha raccolto medici, operatori sanitari, religiosi, volontari, giornalisti, professionisti e rappresentanti delle istituzioni per riflettere sul ruolo della sanità come strumento di giustizia sociale, pace e cura integrale della persona.

Tra gli interventi più appassionati, quello del prof. Aldo Bova, presidente del Forum, che ha lanciato un accorato appello per “salvare il Servizio Sanitario Nazionale”, oggi messo a dura prova da anni di tagli, carenze di personale, burocrazia difensiva e logiche aziendali che rischiano di oscurare la centralità della persona. “Il nostro SSN è nato su un principio evangelico e costituzionale: la salute è un diritto di tutti e un dovere della comunità. Eppure – ha denunciato Bova – oggi i poveri, gli anziani soli, i fragili vivono tempi d’attesa biblici, mentre i ricchi saltano le liste. È l’immagine moderna del paralitico di Betzaida: nessuno li aiuta a entrare nell’acqua”.

Un quadro drammatico aggravato da numeri allarmanti: oltre 6 milioni di italiani in povertà assoluta, 30.000 medici e 200.000 infermieri mancanti, fondi ridotti al 6,2% del PIL, e una crescente disumanizzazione dei rapporti medico-paziente. “È scomparso il gesto clinico, la visita. I medici non osservano più i segni, si affidano solo alla macchina. Occorre formare una nuova generazione di professionisti capaci di cura umana, non solo tecnica,” ha insistito Bova, proponendo l’istituzione di un Comitato permanente per la difesa e il rilancio del SSN, anche in forma mista, per rispondere alle nuove esigenze e alle tecnologie emergenti senza perdere la propria anima.

Profondo e ispirato l’intervento del dott. Antonio Falcone, che ha parlato della “medicina come servizio”, richiamandosi al libro della Genesi, a don Tonino Bello, e alla figura di Gesù servo: “Servizio e medicina sono un binomio indissolubile. La medicina è missione, non mestiere. È vocazione a ‘coltivare e custodire’ il giardino dell’umanità. Non basta il camice: ci vuole il grembiule. È questo l’unico paramento evangelico che conta”. 

Falcone ha ricordato che “medicina” significa anche medere, cioè guarire, prendersi cura, e che “essere medici” significa avvicinarsi all’anima del malato, non solo al suo corpo. Con parole profonde ha definito la cura un “rosario quotidiano” che si snoda “Ave Maria dopo Ave Maria” lungo la fatica e la tenerezza del servizio. “Dobbiamo uscire dal tempio – ha detto citando padre Bartolomeo Sorge – piantare le tende tra gli uomini, condividere ansie, dolori, speranze. Solo così potremo essere medici del corpo e dello spirito”.

Leggi anche: «Sanità e santità»: un binomio da approfondire e da curare

La giornata si è aperta con un’intensa preghiera guidata da don Isidoro Mercuri Giovinazzo, che ha ricordato come la pace cominci dalla cura del corpo e dell’anima, dalla lotta alle diseguaglianze sanitarie, dall’amore per la vita in ogni sua fase, dalla dignità restituita agli ultimi. “La nostra non è una speranza ingenua – ha detto don Isidoro – ma una speranza coraggiosa. Come ci insegna la Madonna di Fatima, ci si deve rimboccare le maniche. Le grazie non piovono dal cielo se i cuori non corrono”.

Tra i tanti relatori e interventi programmati, significativa anche la presenza di Domenico Menorello, Vincenzo Saraceni, Filippo Boscia, Roberto Maurizio, Giovanna Abbagnara, suor Agnese Bellagamba, e numerosi altri testimoni del mondo sanitario, associativo, pastorale e accademico. Le conclusioni sono state affidate a Mons. Giuseppe Giuliano, vescovo di Lucera-Troia, che ha invitato a vivere questo impegno come vera missione ecclesiale al servizio del prossimo. “Essere operatori di pace – ha detto – significa esserlo nella quotidianità del lavoro, nel prendersi cura, nell’essere accanto, nel non voltarsi mai dall’altra parte”.

Un coro di voci diverse ma unite dallo stesso desiderio: rimettere la persona al centro, vivere la cura come atto di giustizia, difendere il SSN come patrimonio comune, e chiedere alla Madonna di Fatima non solo protezione, ma luce per discernere il cammino da percorrere insieme.




Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia

Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).

CONTINUA A LEGGERE



ANNUNCIO


ULTIMI COMMENTI
  1. Salve potrei avere la novena di Natale quella raccontata dai personaggi del presepe? Grazie Complimenti per ciò che preparate e…

1 risposta su ““Vogliamo essere operatori di pace”: a Fatima il Forum Sociosanitario si interroga sul futuro della salute in Italia”

In qualità di membro dell’Associazione Medici Cattolici Italiani, sento il desiderio di esprimere profonda gratitudine e stima per il prof. Aldo Bova, che, pur ricoprendo attualmente il ruolo di presidente del Forum delle Associazioni Sociosanitarie, non ha mai fatto mancare la sua presenza, il suo sostegno e il suo spirito all’interno della nostra Associazione.

Il prof. Bova è, da sempre, un membro attivo, appassionato e coerente dei Medici Cattolici Italiani. Il suo impegno si è manifestato non solo nelle parole, ma soprattutto nelle scelte concrete, nella testimonianza quotidiana e nell’autentico spirito di servizio con cui ha saputo interpretare la professione medica come vocazione e missione.

Chi lo conosce sa quanto abbia dato alla nostra Associazione in termini di idee, di energie, di dedizione. Sempre attento a portare avanti i valori del Vangelo nel mondo della sanità, ha promosso instancabilmente lo spirito di amore verso i fragili, i deboli, gli ultimi, e ha testimoniato in ogni occasione un profondo e non negoziabile amore per la vita, in tutte le sue fasi e condizioni.

Il suo contributo culturale, umano e spirituale ha rappresentato un punto di riferimento per tanti di noi. In tempi in cui la medicina rischia di diventare tecnica disincarnata e priva di anima, il prof. Bova ci ha ricordato con forza che la cura è prima di tutto un atto d’amore, che ogni paziente è una persona, e che ogni gesto professionale può e deve essere una forma di servizio alla dignità dell’altro.

La sua azione, anche attraverso il Forum, ha rappresentato e continua a rappresentare un ponte tra la competenza scientifica e la visione cristiana della medicina, unendo sapientemente testimonianza, competenza e fede.

Come Medici Cattolici, non possiamo che ringraziare il Signore per averci donato un compagno di cammino come Aldo Bova, e rinnovargli la nostra gratitudine per quanto ha fatto – e continua a fare – con generosità, lucidità e spirito profetico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per commentare bisogna accettare l'informativa sulla privacy.