DONARE LA VITA
“Vorremmo così tanto dei figli”: e se non arrivano?
Come affrontare l’infertilità nel matrimonio? Come vivere la missione ricevuta il giorno delle nozze di accogliere i figli, se ci è impossibile divenire genitori? Dio è amore, Dio è fecondo. Restare in Lui, vivere in una comunità, permette di non sprecare i talenti ricevuti, ma di metterli al servizio. Lo Spirito Santo è creativo: se ci amiamo davvero, genereremo vita. Tre spunti per non perdere la speranza.
Sposi senza figli: li avrebbero voluti, forse anche molto, ma non hanno potuto averne. Qual è la loro vocazione all’interno della Chiesa?
Bisogna prendere consapevolezza e capire che la genitorialità spirituale non è “un surrogato” di quella biologica: può essere una vera vocazione per la coppia, dal momento che ogni matrimonio fondato sull’amore ha in sé una promessa di fecondità.
In passato vi abbiamo proposto la testimonianza di Simona Arcidiacono e Andrea Marcellino (del progetto Abramo e Sara).
Oggi, a distanza di tempo, vogliamo offrire degli spunti preziosi, condivisi da questi due sposi ma anche da molti altri coniugi che non possono avere figli naturali. Potremmo riassumerli in tre punti.
- Mettere a frutto i doni in una comunità
Dio è amore, Dio è Padre, Dio è fecondo. Restare in Dio, vivere una comunità, permette di non sprecare i doni ricevuti, ma di metterli al servizio. Ogni talento, ogni risorsa che ci sono stati dati, sono anche per gli altri, mai solo per noi. All’interno di una comunità ognuno può trovare il contesto in cui quei doni possono dare frutto. Se non si hanno figli propri, tanto tempo e tante energie possono essere messi concretamente al servizio della comunità, con creatività e apertura di cuore.
Leggi anche: Infertilità nel matrimonio: come accompagnare gli sposi? La parola a Simona e Andrea
- Dar senso alla croce dell’infertilità
Come spiegavano Andrea e Sara Arcidiacono, l’infertilità può diventare il mezzo che Dio utilizza per “tracciare la sua pro-vocazione all’interno del nostro matrimonio”; è importante, però, il sostegno umano e spirituale di qualcuno che guidi con saggezza la coppia, che attraversi con quei coniugi feriti “il tunnel della sofferenza”.
Alcune coppie, allora, accettata la croce, ne vedranno il frutto aprendosi all’affido e/o all’adozione, altre apriranno le porte di casa per giovani in cerca di ascolto e di comprensione; altri coniugi vivranno in mezzo ai giovani dell’oratorio, altri ancora si occuperanno di formazione. L’unica cosa certa è che nessuna coppia se si ama resterà infeconda. La via è singolare, perché ogni genitore è diverso. Vale anche per la paternità e la maternità spirituali.
- Non isolarsi nei momenti difficili
“Trovare una buona assistenza non è facile. Molte coppie devono girare l’Italia per trovare delle semplici parole di conforto per un dolore che non è mai compreso fino in fondo. Noi abbiamo impiegato del tempo per accettare e comprendere che l’infertilità, se affidata a Dio, può trasformarsi in un centuplo di fecondità”: sono ancora parola dei coniugi Arcidiacono, i quali, pur nella fatica di sentirsi compresi, non si sono mai isolati, hanno continuato a chiedere a Dio di non lasciarli soli nel loro dolore, di aiutarli, attraverso amici e guide sagge. E se per le coppie di sposi senza figli può essere difficile vivere la realtà parrocchiale, “perché ovunque si pone il proprio sguardo si è circondati da famiglie numerose o coppie che tornano dal viaggio di nozze già in dolce attesa”, non bisogna demordere e cedere alla tentazione di lasciare, si può, infatti, diventare luce in un altro modo, testimoniando le meraviglie che Dio compie e i doni che fa ad una famiglia senza figli, perché l’amore non conosce barriere.
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