educazione

Il porno non è un contenuto. È una sostanza. E i nostri figli ne sono dipendenti

«Avevo dieci anni quando ho visto pornografia per la prima volta. Non l’avevo cercata. Ci sono inciampata per caso. Poi, per curiosità, ci sono tornata. Nessun controllo, nessuna domanda, nessun filtro. Bastava un clic». A raccontarlo è Isabel Hogben, studentessa americana che in un articolo pubblicato da The Free Press ha messo a nudo una realtà che riguarda milioni di adolescenti nel mondo: l’accesso precoce e incontrollato alla pornografia. Isabel è cresciuta in una famiglia attenta, con una madre presente e premurosa, eppure è bastato un attimo per scivolare in un universo a cui nessun bambino dovrebbe avere accesso. “Oggi ho sedici anni – scrive – e i miei coetanei sono dipendenti da quella che molti chiamano la nuova droga.”

L’accesso precoce alla pornografia è ormai un rito di passaggio per milioni di adolescenti, con effetti devastanti su affettività, sessualità e libertà interiore; ma gli adulti sembrano non voler vedere. Oggi la pornografia non è più una trasgressione da adulti: è parte integrante dell’adolescenza. Anzi, spesso è il primo incontro con la sessualità. Attenzione, però: altro che “Playboy”. Quello che trovano i bambini e i ragazzi è tutt’altro: incesto simulato, violenza, sadomasochismo, finzione iper-sessualizzata. Il tutto caratterizzato da scenografie cupe e angoscianti e con il focus sulla sofferenza della donna (o del bambino), mostrata come vittima di soprusi quanto più possibili “reali”. E tutto questo è gratuito, accessibile, normalizzato. 

Il problema? Il cervello di un preadolescente non ha ancora gli strumenti per distinguere il vero dal falso. Interiorizza. Assimila. Costruisce su quelle immagini un’idea distorta dell’amore, del corpo, dell’intimità. Isabel lo spiega con un’immagine scientifica: “Il biologo Tinbergen parlava di super-stimoli: modelli finti, potenziati, che il cervello finisce per preferire a quelli reali. Così oggi molti preferiscono i seni finti alle donne vere, i video ai volti, la finzione alla relazione”.

Uno studio dell’Università di Cambridge ha dimostrato che gli effetti della pornografia sul cervello sono neuro-chimicamente identici a quelli di una dipendenza da sostanze stupefacenti. Il piacere immediato rilascia dopamina. Il cervello se ne innamora. E ne vuole sempre di più. Ma più si consuma, più si resta insoddisfatti. La pornografia, come la droga, promette il piacere e lascia il vuoto.

Leggi anche: Quando la pornografia conquista il terreno interiore dei nostri figli

Le conseguenze sono devastanti: ansia, solitudine, disfunzioni relazionali, sessualità compulsiva, incapacità di vivere relazioni affettive sane. Secondo una recente indagine della BBC tra gli uomini dai 18 ai 39 anni, il 71% ha ammesso di aver replicato nella realtà comportamenti visti nel porno, come schiaffi, soffocamento, atti violenti. Molti lo fanno senza neppure chiedere il consenso.

L’Associazione Meter, fondata nel 1996 da don Fortunato Di Noto, è da anni in prima linea nella lotta contro la pedopornografia e la pedofilia online. Nel primo semestre del 2025 ha segnalato quasi 3.000 bambini “spogliati” da sistemi di intelligenza artificiale, mentre il 92% dei ragazzi adescati utilizza chatbot sofisticati per instaurare relazioni gravemente manipolative.

Numeri che dimostrano che non stiamo parlando solo di pornografia “estrema”, ma della violazione sistematica dell’infanzia e dell’adolescenza. E anche della pornografia ordinaria alla quale i preadolescenti accedono con leggerezza.

C’è chi continua a sostenere che il porno sia una questione di “libertà di espressione”. Addirittura, una fonte di educazione sessuale per i giovani, ma la verità è un’altra. Se un bambino entrasse in un bar e chiedesse tre vodka, nessuno gliele servirebbe. Se entrasse in un tabaccaio per comprare sigarette, gli verrebbe riso in faccia. Eppure, può accedere a milioni di video pornografici in pochi secondi, senza che nessuno lo fermi. Il porno non è educazione. Non è salute sessuale. Non è “contenuto”. È una sostanza. Tossica. Devastante.

“Le nostre madri ci hanno protetti in tutti i modi – dice Isabel – ma noi sappiamo come aggirare ogni blocco, ogni filtro. Non bastano i controlli. Serve un cambiamento culturale. Serve una rivoluzione.”

Hai ragione, Isabel: serve una rinascita del pensiero, del linguaggio, della formazione. Serve dire ai ragazzi che il sesso non è prestazione, non è dominio, non è sfogo. È dono. È reciprocità. È intimità. È corpo e spirito che si incontrano.

Come comunità cristiana, cosa aspettiamo a parlare? Se non lo facciamo noi, lo farà internet. Se non educhiamo noi, lo farà l’industria del porno. La pornografia non è più un tabù. È una minaccia educativa, spirituale e sociale. E i nostri figli ne stanno pagando il prezzo.Non bastano catechismi sterili, né raccomandazioni moralistiche. Abbiamo bisogno di una nuova educazione all’amore. Vera, bella, esigente. Serve il coraggio di parlare. Di denunciare. Di costruire percorsi concreti per accompagnare bambini, adolescenti, genitori. Serve la forza della verità. E la luce del Vangelo.




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