ANNIVERSARIO DI MATRIMONIO
Noi sposi, radicati nella fede come Pietro e missionari come Paolo
di Agata Ippolito e Marco Pirlo
Due giovani sposi si raccontano, dopo il primo anniversario di matrimonio: “È solo dopo aver conosciuto chi è Dio che possiamo sapere chi siamo noi come individui e come sposi. Con il matrimonio, siamo chiamati a fondare in tre, insieme a Lui, una nuova chiesa domestica. Come viene assicurato a Pietro, anche noi dobbiamo vivere il matrimonio consapevoli del fatto che niente e nessuno può rompere il sigillo che ci tiene uniti”.
Domenica 29 giugno la Chiesa ha celebrato la Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. Per me e mio marito questo giorno è stato particolarmente significativo perché ha coinciso con il nostro primo anniversario di matrimonio. Ci è da subito piaciuta l’idea di sposarci in un giorno importante per il Calendario Liturgico e, dopo aver fissato la data, abbiamo pregato questi due importantissimi santi per affidare la costruzione della nostra famiglia nascente. Tanto che, poco prima delle nozze, con l’aiuto dei testimoni, abbiamo creato una chat chiedendo agli invitati di pregare tutti insieme la novena in onore di questi due santi.
A un anno di distanza, è stato per noi spontaneo soffermarci sulle letture proposte dalla liturgia e, in particolare, sul Vangelo della domenica. Ci siamo, quindi, chiesti come possa parlare a noi sposi una Solennità nella quale si ricordano il primo Papa e l’“Apostolo delle genti”, oltre che un giorno nel quale si celebrano molte ordinazioni sacerdotali.
Partiamo dal Vangelo: si tratta del celeberrimo brano (Mt 16,13-19) nel quale Gesù rivolge due domande ai suoi discepoli. Prima chiede «La gente chi dice che io sia?». Dopo la risposta degli apostoli, chiede direttamente a loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». A questo punto Pietro si fa avanti affermando «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Gesù, in risposta a questa affermazione, gli dice: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
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È dopo aver riconosciuto Gesù come Figlio di Dio che Pietro scopre, a sua volta, la propria identità. È solo dopo aver conosciuto chi è Dio che possiamo sapere chi siamo noi come individui e come sposi. Con il matrimonio, siamo chiamati a fondare in tre, insieme a Lui, una nuova chiesa domestica. Come viene assicurato a Pietro, anche noi dobbiamo vivere il matrimonio consapevoli del fatto che niente e nessuno può rompere il sigillo che ci tiene uniti, che Dio ha sempre l’ultima parola su tutto ciò che accade. Ciò che Lui lega non può essere slegato.
Questa Solennità ricorda a noi sposi che siamo chiamati ad agire nel mondo in una duplice modalità: da un lato, come San Pietro, siamo chiamati a rappresentare l’Amore di Dio nel mondo, mentre dall’altro, come San Paolo, siamo chiamati ad annunciarlo a tutti attraverso la nostra vita.
In questo giorno così importante, il nostro anniversario ci ha ricordato quanto davvero noi sposi siamo chiamati a collaborare con i consacrati per restituire un’immagine completa dell’Amore di Dio nel mondo.
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stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).













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