TEOLOGIA DEL CORPO
Maschile, femminile e il mistero della comunione sponsale
Perché abbiamo un corpo? La teologia del corpo risponde che lo abbiamo ricevuto in dono, per donarlo a nostra volta. L’uomo e la donna godono della reciproca donazione e mediante la loro unità si origina la vita. Per formare una nuova vita è necessaria la complementarità: ovvero, ciò che non ha l’uomo lo ha la donna e ciò che non ha la donna ce l’ha l’uomo. Sembra banale affermarlo, eppure è bene sottolineare questo: i figli sono frutto di una cooperazione.
Il significato del corpo, secondo la Teologia del corpo di Giovanni Paolo II, è sponsale: due interi (uomo e donna) si donano reciprocamente per generare la vita, non solo a livello biologico e nell’ambito della famiglia: la loro diversità e complementarità è dono per l’intera società. Maschile e femminile sono chiamati alla comunione (nel matrimonio) e alla cooperazione (a tutti i livelli).
La prospettiva di quanto affermato non è medica né psicologica, ma antropologica: il punto di partenza della Teologia del Corpo – secondo cui, interpretando la Rivelazione, c’è un disegno di Dio sull’Uomo e sulla Donna- è che il corpo è un dono ed è una parte essenziale di noi. Non abbiamo un corpo come fosse un accessorio, ma “siamo il nostro corpo”. Il corpo rivela il nostro mondo interiore ed è connesso alla nostra mente e all’anima.
Perché abbiamo un corpo? La teologia del corpo risponde che lo abbiamo ricevuto in dono, per donarlo a nostra volta ed è sessuato perché nell’unione di maschile e femminile l’uomo e la donna godano della reciproca donazione, e mediante la loro unità si origini la vita. Per formare una nuova vita è necessaria la complementarità: ovvero, ciò che non ha l’uomo lo ha la donna e ciò che non ha la donna ce l’ha l’uomo. Sembra banale affermarlo, eppure è bene sottolineare questo: i figli sono frutto di una cooperazione. Nessuno sarebbe qui se non esistesse la cooperazione tra maschile e femminile. Questo non cambierà mai, per quanto possiamo fare sperimentazioni, concepire in vitro o promuovere l’utero in affitto. Maschile e femminile saranno sempre implicati insieme nell’originale una nuova vita umana. È indifferente per noi e per il futuro dell’umanità, ignorare o bypassare un fatto così radicato nella nostra storia ed incontrovertibile?
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D’altronde, è dal maschile e dal femminile che si originano la paternità e la maternità a cui tutti siamo chiamati (Cfr “L’arte di guarire”, di don Fabio Rosini). Il fatto che possiamo non vivere in modo pieno questa vocazione alla famiglia (tanti rifiutano il modello della famiglia tradizionale per i suoi tanti, visibili, fallimenti) non significa che essa non esista o non ci interpelli.
Detto questo, è importante precisare che nella visione cristiana nessuno è escluso da questa visione antropologica: ciascuno può, anzi, è chiamato a donare la propria vita nella condizione in cui si trova, certamente anche persone con attrazione per lo stesso sesso o single, insieme a consacrati, religiosi. Ciascuno è chiamato a rispondere alla prima vocazione cristiana, quella battesimale. Non ogni tipo di amore passa per via sessuale. La vocazione al dono dei corpi è peculiare del matrimonio, ma non solo chi è sposato può far dono della sua vita.
Abbiamo tanti esempi di maternità e paternità spirituale, così come abbiamo modelli di amicizie caste e sante, una tra tante, San Francesco e Santa Chiara d’Assisi.
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Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).













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